Sembra che parlare della morte sia un tabù. In altre parole un divieto sacrale anche solo di pronunciare questa parola.
Il Sacro, tra cui la morte, da epoche remote è stato consegnato dagli esseri umani a particolari figure designate a parlarne ed officiarne i riti.
Per Sacro voglio intendere il contatto con il Divino o Entità Superiore.
Nella cultura della quale io faccio parte i ministri di Dio o clero sono delegati ad occuparsi della gestione sacra di questo rituale di passaggio.
Altro motivo che ci impedisce di parlare della morte è che se ne parliamo, anche solo in generale, inevitabilmente e per la quasi totalità degli esseri umani siamo portati ad affrontare la prospettiva della nostra morte.
Affrontandola inconsciamente ed indirettamente potremmo avvicinarla.
Ecco allora sorgere dentro di noi una moltitudine di certezze: sto invecchiando, il tempo sta passando, il corpo fisico si sta deteriorando.
Ma anche e soprattutto una quantità di domande. Quando succederà? Come accadrà? Dove succederà? Sentirò dolore? Sarò da solo?
Troppa ansia, troppa paura, troppa incertezza!!!!
Meglio far finta di non vedere, di non sentire. Meglio cercare distrazioni.
Ecco un elenco di quelle che io ho sperimentato: un tuffo nel lavoro, gratificazioni dal cibo, dallo sport, dal denaro, dal sesso, nuova auto, nuova casa, nuovi abiti, cura del proprio corpo, nuovi filoni di letture, viaggi, trasferire il proprio desiderio di sentirsi realizzati nel successo dei propri figli……….
Ognuno di noi ha le proprie modalità di distrarsi, se ne potrebbe scrivere un libro.
Ma è come avere un elefante dentro la propria casa e far finta di non vederlo.

Condivido pienemente. Grazie 🙏
"Mi piace""Mi piace"