L’ambiente

Il luogo e lo spazio dove avverrà il distacco dai veicoli inferiori è importante.

Spesso mi domando dove vorrei che il mio avvenisse, la risposta è in casa mia. 

Credo che per molti di noi esseri umani lo sarebbe.

Ma non sempre è possibile, questo dipende dal grado di assistenza medica richiesto dalla malattia.

Spesso questo passaggio avviene in ospedale, dove certo non viene posta attenzione al benessere psico-emotivo di chi sta lasciando. Troppo spesso in quel luogo, quando i segni fisici del malato manifestano la fine vicina, si viene abbandonati anche dal punto di vista medico, pochi farmaci, poche visite di controllo, gli infermieri che passano frettolosamente davanti a quella stanza.

Durante la “pandemia” si è proibito l’accesso ai familiari e troppe anime sono state costrette a lasciare il corpo da sole, abbandonate a sé stesse, senza nessuna altra compagnia di una televisione accesa. 

Nell’hospice di cure palliative, l’ambiente rispetta un po’ di più le esigenze dell’ospite. Si possono portare oggetti della propria casa e perfino i propri animali di compagnia.

Ma ci si ferma lì, non è possibile fare altro.

Invece la stanza della persona morente dovrebbe trasmettergli quante più sensazioni positive possibili.

Essa può essere arredata secondo i gusti di chi la abiterà nei suoi ultimi tempi terrestri; chi ama gli spazi minimalisti tipo zen, chi ama riempirli di quante più cose possibili.

Se possibile tutto quello che riguarda questo ambiente dovrebbe essere concordato con chi lo occuperà.

La posizione del letto dovrà consentire, per esempio, che si possa vedere il cielo, il sole dalla finestra di fronte o una parete della stanza che contenga oggetti (quadri, fotografie, dipinti, disegni, monili, oggetti sacri, disegni dei propri nipoti, opere d’arte, pupazzi di peluche) che abbiano un significato profondo per chi li guarda.

Se la persona vorrà sentire vicino i suoi familiari, figli, amici potrebbe essere necessario spostare il letto al centro della stanza così da consentire al maggior numero di loro di potergli stare vicino, circondandolo letteralmente di amore.

Tutte le attrezzature mediche e farmaci non indispensabili dovrebbero essere fuori della visuale di colui che si trova a letto.  

Secondo le credenze, anche religiose, del morente il letto potrebbe essere orientato verso sud, come verso nord, verso la Mecca per i musulmani, verso il luogo di nascita.

Questo serve a creare un senso di sacralità nella stanza.

Sarebbe opportuno mettere una sedia all’entrata di essa con l’invito a sedersi per qualche minuto e prepararsi ad entrare nello spazio sacro lasciandone al di fuori la routine quotidiana da cui si proviene con tutto il carico di emozioni negative che ci genera, facendo il gesto materiale di togliersi le scarpe. La mente di chi entra deve essere sgombra per immergersi nella sacralità del momento presente.

L’invito per chi entra è quello di coltivare il silenzio e l’attenzione alle parole che si proferiscono e con quale intensità e volume si pronunciano.

Molte volte il morente non è sempre cosciente, in quanto impegnato a prendere contatto con il mondo che lo ospiterà, ma il suo udito è in grado di sentire e capire quello che viene detto nelle vicinanze in cui si trova il suo corpo fisico. Evitare di parlare della quotidianità con i propri problemi per rimanere nel qui ed ora con condivisioni importanti e inerenti.

Portare in quel luogo la propria rabbia, paura, tristezza significa avvelenare l’energia presente.

Anche luci e odori sono importanti e dovrebbero essere suggeriti da colui che sta lasciando. Soprattutto i profumi riescono ad influire sulle sensazioni. Incenso, profumo di fiori, per me il profumo del pane che cuoce è un odore ancestrale che mi riporta a casa e mi piacerebbe che si diffondesse nella mia stanza.

Infine il suono, l’ultima porta dei nostri sensi che ci lascia, che tipo di suono vorrei sentire?

Musica certamente, ma anche bambini che cantano sottovoce, una ninna nanna, canti sacri come i canti gregoriani, il rumore delle foglie agitate dal vento, la risacca lenta e dolce del mare, la pioggia che cade su un tappeto d’erba, il vento che suona un’arpa eolica. 

Lascia un commento