In questo tempo in cui ci sentiamo spinti a correre sempre più veloce e sempre più a lungo nel tentativo infruttuoso di assolvere i nostri compiti quotidiani di vita, molto spesso autogenerati, in cui si preferisce incontrarsi parlando attraverso uno schermo di un computer o di uno smartphone, ha ancora senso parlare di una veglia funebre?
Quale è il senso profondo oggi di una veglia funebre?
Questa è una ottima domanda a cui proverò a dare risposta.
La veglia ha origini antichissime che risalgono al tempo della comparsa delle prime civiltà umane.
Era un rituale sacro che si univa ad altri rituali funebri sacri, come ad esempio la imbalsamazione presso gli egizi.
Questa pratica sacra si svolgeva all’interno delle abitazioni della persona deceduta e aveva per questo dei motivi specifici.
In alcune regioni come la Calabria e la Sardegna i parenti vegliavano il defunto solo di giorno ma, con l’arrivo della notte, il loro posto era ceduto agli uomini.
Alcune veglie possono durare solo poche ore, altre per giorni, altre ancora per settimane intere.
Ora la veglia si svolge sempre più spesso nelle camere ardenti degli ospedali, degli Hospice e delle Case di cura la cui organizzazione è delegata alle agenzie funebri.
Una celebrazione sacra che si svolge in luoghi sconosciuti alla presenza di sconosciuti.
Ma la veglia funebre è per me importante e deve continuare ad esistere e tornare a ricevere il ruolo che ha.
È una forma di rispetto, uno spazio di raccoglimento intorno al defunto, un distacco dalla vita quotidiana di ciascuno dei partecipanti per entrare in un tempo sacro scandito dal ritmo del ricordo e della riflessione sul tempo trascorso insieme, sull’eredità che ci è stata lasciata da questo passaggio, un saluto ad una anima che si libera da questi abiti pesanti e ritorna nel luogo senza tempo e senza spazio, una celebrazione di questo sacro passaggio.
La veglia segna anche il tempo del lutto che va vissuto e non allontanato, vissuto insieme al conforto della famiglia tutta e di tutti coloro che ci conoscono e dalla guarigione che ne conseguirà.
Un prendersi cura dei familiari stretti rimanendo con loro e assistendoli nelle necessità quotidiane, per non lasciarsi soli, nel dolore della perdita, a dover pensare alle necessità fondamentali della vita di tutti i giorni.
Un rimanere, nel silenzio della propria interiorità, per commemorare i momenti vissuti insieme e per ricordare le emozioni e i sentimenti che il passaggio di questo essere, che ci ha appena lasciato, ha generato in noi, per ringraziarlo dal profondo per essere stato insieme a noi a condividere un brandello della nostra vita.
Come mi immagino la mia veglia funebre?
In primo luogo nella casa in cui ho condiviso gli ultimi anni della mia vita.
Nella stanza che considero sacra, dove ho meditato ogni giorno, scritto ciò che osservavo su di me, letto testi, circondato dalle immagini dei Maestri e Protettori Illuminati, con l’odore dell’incenso che ha accompagnato sempre le mie meditazioni.
L’Amore di più Vite accanto, i suoi figli che sono diventati anche i miei, mio figlio che è diventato anche il suo, i nostri nipoti, mio fratello e la sua famiglia, la nostra Guida Spirituale, i fratelli e le sorelle di Cammino e tutti quelli che mi hanno conosciuto.
Fragranze di fiori che si diffondono nell’aria, lanterne cinesi che illuminano il cielo notturno, musiche cha innalzino le vibrazioni, musiche di festa, di allegria, musiche che hanno scandito la mia vita e le hanno fatto da colonna sonora. Gente che balla, che ride felice per la mia anima e dove sta andando, felice perché di lì a qualche tempo ci rincontreremo nel Mondo della Luce, felice perché mi sono liberato di questi abiti così pesanti e così ingombranti, felice perché ritorno da mio padre e da mia madre, dal mio adorato cane Tao.
Che restino tutto il tempo che vorranno, tutti insieme a cantare e ballare la Musica del Cuore insieme a me.

Caro Alessandro, bellissima l’immagine che hai costruito! grazie per la condivisione.
Mi hanno regalato un libro che ti consiglia caldamente di leggere
Marzia Pileri, Una Finestra sull’Aldilà, Cronache dalla vita oltre la vita, edizioni La Parola
lo trovo bellissimo perchè non ripete il solito cliché di questo genere di libri, ma è una ricerca storica, con riferimenti scientifici, sulle esperienze di premorte e sto imparando un sacco di cose.
Il marito di Marzia è la guida della mia piccola comunità di Bruno Groening e mi ha chiesto di fare un ciclo di conferenze qui da me sull’argomento. Appena ho finito di leggerlo penso proprio che organizzeremo, anche con Gabriele Paulsen e ovviamente con te se ti fa piacere!!!
Un abbraccio forte
Diana
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Cara Diana, grazie delle tue parole e grazie del suggerimento di lettura. Lo leggerò sicuramente. Sarò felice di essere con te e con Gabrielle a diffondere la conoscenza su questo argomento dovunque.
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Cara Diana, grazie per le tue parole e per il suggerimento di lettura. Lo leggerò sicuramente. Sono disposto a incontrare te e Gabrielle di nuovo per condividere la conoscenza su questo argomento dovunque sia necessario. A presto
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