Amore Sacro e amore profano

La declinazione di Amore nella relazione tra due persone, che si sentono attratte sia fisicamente che sentimentalmente, ha risvegliato la mia curiosità in un dato momento della mia vita.

D’altro canto ha creato dentro di me una grande confusione ed incertezza.

Ho scoperto, molto in là nella mia età biologica, che anche questa è una manifestazione della dualità del mondo terrestre in cui siamo immersi. 

Sono le due facce di una stessa medaglia.

Come il Sole e Luna, il Bene ed il Male, il maschile ed il femminile, il giorno e la notte, l’attrazione e la repulsione, il desiderio e la rinuncia, il freddo ed il caldo e via discorrendo.

Cosa vuol dire profano? 

Profano nella sua etimologia è composto da latino pro ossia davanti e fanum tempio, luogo sacro e quindi propriamente che sta fuori dal sacro recinto, che non ha carattere sacro o ne è estraneo.

Allora quale è la strada da prendere?

Spesso, soprattutto nei primi innamoramenti di ragazzo, la bellezza e la delicatezza dei lineamenti di una ragazza come in Silvia di Leopardi, mi hanno rapito e trasportato in alto a dissetarmi con l’acqua vaporosa delle nuvole e altrettanto spesso, nello stesso lasso di tempo biologico, un impulso beluino irrefrenabile mi ha trascinato giù a bere acqua fangosa intrisa di terra e a rotolarmi nella soddisfazione dei piaceri della carne. 

In questo mondo terreno anche l’elemento primordiale dell’acqua può salire verso il sole o scendere a mischiarsi con la Terra.

Il desiderio mi ha portato spesso ad abbeverarmi nel fango cercando di soddisfare questa arsura inestinguibile pensando che, una volta soddisfatta questa sete, sarei riuscito finalmente a liberarmene per poter ascendere verso i luoghi sacri.

In realtà non ho fatto altro che alimentare il lato animale inferiore rimanendo invischiato nel fango.

Dentro tutti noi esiste una forza che sonnecchia alla base della colonna vertebrale nel primo chakram e si chiama Kundalini.

Viene raffigurata come un serpente che sale dal primo chakram verso l’alto. La colonna vertebrale è a forma di S ed il suo simbolismo è stato accomunato col serpente. 

È la Forza forte di tutte le forze di cui parla Ermete Trismegisto.

Questa forza può dirigersi verso il basso come verso l’alto. 

Non è difficile risvegliarla, è difficile dirigerla perché non dipende dalla volontà dell’uomo ma dalla sua elevazione spirituale.

Una volta risvegliata si dirige dove trova nutrimento. 

Se lo trova nell’aspetto inferiore e lì che si dirigerà e farà diventare schiavo di sfrenate passioni sessuali colui che sperimenterà la sua diabolica potenza spingendolo in un baratro.

Attraverso un lavoro profondo sulla purificazione e sulla umiltà l’individuo può dirigere questa forza immane verso l’aspetto superiore che lo potrà condurre al contatto con il Divino.

Capisco ora quale sarebbe stato il lavoro da fare, ma non avevo nessuno a cui chiedere e da cui ricevere insegnamento e soprattutto la salita era molto lunga e ripida. 

Lavorare per eliminare le ferite, l’opacità, la polarità, la separazione, le emozioni negative ecco la strada da seguire.

Prendere contatto con il Sé Superiore al di là di tutte queste barriere.

Nutrirsi di bellezza, di purezza, di delicatezza, di tenerezza non solo negli atti ma nei sentimenti, nelle parole, nei pensieri.

A volte mi sono trovato trascinato da amici ad apostrofare una ragazza usando parole rozze, volgari. 

Pensieri lascivi volti solo al particolare anatomico di una donna e a quello che avrei voluto farle sessualmente come fosse una bambola solo per soddisfare questo insaziabile brama.

Queste pulsioni esistono dentro di me, corrispondono alla mia parte animale, terrestre ma posso scegliere di non seguirle, di dirigere il mio pensiero verso qualcosa di più alto, più bello, più nutriente.

Posso scegliere di ammirare la bellezza e la perfezione di un corpo vivente come se ammirassi un’opera d’arte, come anche nutrirmi della soavità e della tenerezza di una carezza appena sfiorata.

Posso scegliere di pensare e sentire che non posseggo una cosa, un oggetto che mi appartiene perché è legato a me da un cerchio d’oro, ma un essere umano in cammino con i propri pensieri, i propri desideri, i propri sentimenti, le proprie emozioni che merita attenzione, rispetto, cura, tenerezza tanto quanto io ne desidero. 

Vuol dire ricordarsi che non esiste più “solo io solo per me stesso” ma siamo uniti a danzare insieme il ballo della Vita e in questa danza mi spoglio di tutti gli abiti costruiti. La compenetrazione del maschile e del femminile quando si è spogli di tutte le sovrastrutture che abbiamo costruito è compenetrazione di Essenze e fusione totale. In quegli istanti si diventa Uno e si sale verso la Verità.

Amore è sacro quando ci porta verso la libertà di Essere ognuno veramente noi ma uniti nel divino.

Prendersi cura

Il senso profondo del termine cura lo si trova nella sua etimologia.

Dal latino coera, usato in una relazione di amore e di amicizia, per esprimere il sentimento di attenzione, di sollecitudine e di delicatezza verso qualcuno o qualcosa.

La cura sorge quando l’esistenza di qualcuno ha importanza per me. 

Come diceva il grande poeta Orazio “la cura è compagna permanente dell’uomo”, come lo è la necessità di amare.

Per questo vorrei parlare ora del prendersi cura di se stessi.

Esaminando la mia esperienza di vita passata, le domande fondamentali che sorgono dentro di me sono: mi sono preso cura di me stesso finora? La cura che ho espresso verso i miei veicoli inferiori era mossa da Amore?

La risposta alla prima domanda è stata: sì, mi sono preso cura solo del mio veicolo fisico, ma non del veicolo mentale né del veicolo astrale (che si esprime attraverso le emozioni ed i sentimenti)

Che cosa mi spingeva a sottopormi ad ore ed ore di sport, allenamenti, gare, attenzione al cibo?

Era Amore quello che mi muoveva? No, era paura.

Il fisico in perfetta forma, allenato, più o meno in linea mi permetteva di fuggire dalla paura della malattia, della morte, dalla paura di ingrassare e di non essere accettato perché fisicamente diverso dagli altri, non corrispondente all’immagine dell’uomo che la società ci ha dato come stereotipo di successo. Inoltre mi consentiva di dare uno sfogo all’energia accumulata e repressa dentro di me.

Lo vedo ripetersi spesso, sempre più spesso nelle vite delle persone che avvicino.

Questo ha generato dentro di me una quantità industriale di sofferenza. 

Ho costretto il mio corpo fisico ad uno stress notevolissimo dimenticando completamente di avere altri due veicoli dei quali non mi prendevo cura.

Qualche giorno fa ci siamo trovati nello studio di una cardiologa per una periodica visita di controllo per la mia compagna. Durante la seduta è stato usato un ecografo.

Come per magia si è diffuso nella stanza il suono ritmico del battito del suo cuore.

Spesso ho avuto apprensione e paura nell’ascoltare battere il mio.

Questa volta, non essendo direttamente coinvolto, mi sono lasciato trasportare da questa musica. Si sono presentati alla mia attenzione un grande stupore per la potenza e la forza che questo organo esprimeva.

Mi sono chiesto con meraviglia: come è possibile che il mio cuore abbia battuto e batta da 64 anni, di giorno e di notte, sottoposto ad infinite sollecitazioni fisiche ed emotive?

L’ho trovato incredibile ma reale. E subito dopo è sorta un’immensa gratitudine e riconoscenza per la sua infaticabilità ed instancabilità, ed è salito un grazie pieno di amore per il cuore della mia compagna e per il mio nello scandire e dare la Vita. 

Poi mi sono domandato: quante volte ci si ferma nel silenzio e nella calma per entrare in contatto con il nostro cuore? Poche volte, per me quasi mai. 

Ma è anche e soprattutto questo prendersi cura di noi, del nostro Essere portando amore e gratitudine verso i nostri organi.

Ma come è possibile, nel ritmo frenetico della giornata trovare il tempo per questa semplice manovra?

Quanto conta portare amore e gratitudine nella mia vita e nella vita di ognuno di noi, quanto è importante? E dove andare per portare tutto questo?

La risposta l’ho trovata in questa immagine di Harold Witter Bynner: ogni uragano ha un vuoto nel suo centro dentro cui un gabbiano può volare in silenzio.

Quando l’uragano della quotidianità gira vorticosamente il segreto è ritornare al centro dove nel silenzio possiamo volare dentro noi stessi e verso l’Infinito.