Il Supremo foggiò l’uomo con l’argilla e lo mise in piedi, ma cadeva.
Ritentò di nuovo, ma cadeva.
Per sostenerlo gli andò dentro.
Sta sempre dentro di noi.
E’ il Testimone, l’Osservatore.
Per raggiungerlo dobbiamo indietreggiare.
Il Supremo foggiò l’uomo con l’argilla e lo mise in piedi, ma cadeva.
Ritentò di nuovo, ma cadeva.
Per sostenerlo gli andò dentro.
Sta sempre dentro di noi.
E’ il Testimone, l’Osservatore.
Per raggiungerlo dobbiamo indietreggiare.
NO. Non è vero perché la morte è con noi sempre e proprio perché non sappiamo quando questo passaggio sarà non ha senso passare la gran parte della nostra vita cercando di allontanare questa paura per non sentirla.
Impiegare così tanta parte della nostra energia per cercare di stare più lontano possibile da quello che anche solo possa richiamare il ricordo!
NO. Noi non siamo solo il nostro corpo fisico.
C’è altro che ci abita, molto di più.
Ma molti di noi lo hanno dimenticato e sepolto nella loro parte più profonda alla quale non ci permettiamo di arrivare.
Abbiamo costruito intorno una corazza per non sentire quella parte, le sue istanze ed il suo bisogno di esprimersi.
Abbiamo costruito maschere per aderire a quello che la nostra famiglia, la scuola, la società ci hanno chiesto di rappresentare.
Abbiamo chiuso la botola per non sentire il dolore e la sofferenza di quella parte che ci chiede di esprimersi.
L’altro giorno, passeggiando di mattina presto in un parco di Roma, la mia compagna ed io ci siamo fermati ad osservare due scoiattoli che si rincorrevano sugli alberi giocando tra di loro. Siamo rimasti per alcuni minuti affascinati con lo sguardo in su e la bocca aperta, pieni di meraviglia per la straordinaria velocità ed acrobaticità con cui lo facevano, additando con stupore e gratitudine quello che ci veniva regalato.
Ecco, in quei minuti quella parte di me che di solito relego in profondità è salita e si è potuta esprimere portando gioia, innocenza, leggerezza, libertà come quei due scoiattoli stavano esprimendo. Ho risuonato con le loro vibrazioni.
Questa Natura che così si manifesta fa parte del mio Essere e non è il mio corpo fisico. Lo abita, lo indossa semplicemente.
Questa Natura Solare, quando il nostro corpo fisico conosce la malattia e la morte, lo abbandona per ritornare alla sua Sorgente Primaria, il Sole, la Luce. Continua a vivere in un’altra forma, non la forma che assume per venire su questa terra.
Ecco allora che la morte non è la fine di tutto il nostro Essere ma piuttosto un cambiamento di stato.
Da uno stato più denso, pesante ad uno meno solido.
E’ una trasformazione come quella che permette alla crisalide di divenire farfalla.
Ecco allora che morire non è passare un muro di mattoni ma sollevare un velo di garza.
Che cosa c’è dietro questo velo di garza?
C’è vita dopo la morte?
Spesso me lo sono chiesto fuggendo subito dopo per paura di cercare la risposta.
Quello che prima invece non mi ero mai chiesto ma che ora, per me, è la domanda fondamentale è: c’è vita nella mia vita ora?
Sembra che parlare della morte sia un tabù. In altre parole un divieto sacrale anche solo di pronunciare questa parola.
Il Sacro, tra cui la morte, da epoche remote è stato consegnato dagli esseri umani a particolari figure designate a parlarne ed officiarne i riti.
Per Sacro voglio intendere il contatto con il Divino o Entità Superiore.
Nella cultura della quale io faccio parte i ministri di Dio o clero sono delegati ad occuparsi della gestione sacra di questo rituale di passaggio.
Altro motivo che ci impedisce di parlare della morte è che se ne parliamo, anche solo in generale, inevitabilmente e per la quasi totalità degli esseri umani siamo portati ad affrontare la prospettiva della nostra morte.
Affrontandola inconsciamente ed indirettamente potremmo avvicinarla.
Ecco allora sorgere dentro di noi una moltitudine di certezze: sto invecchiando, il tempo sta passando, il corpo fisico si sta deteriorando.
Ma anche e soprattutto una quantità di domande. Quando succederà? Come accadrà? Dove succederà? Sentirò dolore? Sarò da solo?
Troppa ansia, troppa paura, troppa incertezza!!!!
Meglio far finta di non vedere, di non sentire. Meglio cercare distrazioni.
Ecco un elenco di quelle che io ho sperimentato: un tuffo nel lavoro, gratificazioni dal cibo, dallo sport, dal denaro, dal sesso, nuova auto, nuova casa, nuovi abiti, cura del proprio corpo, nuovi filoni di letture, viaggi, trasferire il proprio desiderio di sentirsi realizzati nel successo dei propri figli……….
Ognuno di noi ha le proprie modalità di distrarsi, se ne potrebbe scrivere un libro.
Ma è come avere un elefante dentro la propria casa e far finta di non vederlo.
La morte è uno dei due eventi certi della nostra vita terrena. Per venire su questa Terra dobbiamo nascere, per lasciarla dobbiamo morire.
La gestazione è il tempo necessario affinché la Coscienza possa comprimersi per riuscire ad indossare una struttura fisica, una struttura emozionale, una struttura mentale denominate veicoli inferiori.
L’agonia è il tempo necessario affinché la Coscienza possa espandersi di nuovo e lasciare questi veicoli inferiori.
Intorno a questi due eventi certi di tutta la nostra vita su questa terra sembra che aleggi un alone di grande mistero. Forse perché non si può fare una “esperienza” della nascita e della morte. Con esperienza intendo una conoscenza diretta acquisita attraverso i sensi, l’osservazione, l’uso e la pratica ripetuta di una determinata sfera della realtà.
La nascita e la morte si conoscono, sì, direttamente ma non ci è data la possibilità di farne pratica. Di fatto sono due eventi irripetibili nell’arco di una sola esistenza.
Anche se esiste una eccezione a questa regola!
Esistono infatti degli esseri umani che muoiono temporaneamente e successivamente ritornano in vita. Questi casi vengono in genere definiti “esperienze” di pre-morte. Esistono testimonianze, di parecchi di coloro che sono tornati in vita, che hanno potuto descrivere cosa è successo loro quando sono morti e non solo……..
Li considero dei pionieri mandati in avanscoperta su un territorio sconosciuto e ritenuto ostile che tracciano per tutti noi una mappa piuttosto dettagliata di questo territorio. I racconti e le rilevazioni ottenute da ciascuno di loro si ripetono e aderiscono con una precisione e un dettaglio sorprendenti.
Questa mappa, e non solo, desidero condividere nella speranza che produca anche in voi le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti che ha suscitato in me.