Afterlife 7

La gran parte di coloro che hanno vissuto un’esperienza di premorte hanno descritto un confine, un limite che non avrebbero potuto superare e sarebbero dovuti tornare indietro. 

Può essere una distesa d’acqua, una porta, un muro, una nebbia grigia e densa, una siepe che attraversava un campo o semplicemente una linea. 

Ecco alcuni esempi tratti da testimonianze di chi li ha vissuti.

  • Morii di infarto e mentre morivo mi trovai in un campo. Era bello e tutto era di un verde intenso, introvabile sulla terra. Guardavo davanti a me e nel campo vidi una siepe. Mi avvicinai ad essa e vidi un uomo dall’altro lato di essa che si avvicinava a me. Volevo avvicinarmi ma mi sentii trascinare indietro irresistibilmente e nello stesso istante vidi l’uomo voltarsi e tornare indietro.
  • Persi conoscenza e senti un rumore fastidioso, come un ronzio. Mi trovavo su una nave o una piccola imbarcazione in viaggio verso la riva opposta di una grande distesa d’acqua. Sull’altra sponda vedevo tutti i miei cari defunti: mia madre, mio padre, mia sorella e altri. Mi facevano cenno di raggiungerli e io dicevo: no, no non sono ancora pronta a raggiungervi. Non voglio morire.

Alcuni altri ricevono la notizia che devono tornare indietro dalla persona che è venuta a prenderli e ad accompagnarli attraverso lo spazio buio. 

I loro sentimenti, nei momenti immediatamente successivi alla morte, sono un disperato desiderio di tornare nel corpo e un profondo rimpianto per la propria morte.

Ma quando il morente si è inoltrato nell’esperienza non vuole tornare più indietro e a volte cerca di non rientrare nel corpo fisico. Soprattutto dopo che si è incontrato l’Essere di Luce.

Solo chi ha lasciato compiti importanti da portare a termine si sente lieto e a proprio agio nel tornare.

Alcune volte si ritorna, indipendentemente dai desideri personali, a causa dell’amore e delle preghiere di coloro che sono rimasti in vita.

Ero con mia zia durante la sua recente malattia. Più di una volta le si arrestò il respiro, ma la salvarono sempre. Infine un giorno mi guardò e mi disse: Joan, sono stata là, nell’aldilà, ed è bello. Voglio restarvi ma non posso finchè voi continuate a pregare perché io rimanga sulla terra. Le vostre preghiere mi trattengono qui. Per piacere, smettete di pregare.

Dopo il ritorno alla vita, i sentimenti e le sensazioni associate all’esperienza avuta permangono per qualche tempo.

Chi le ha provate non ha alcun dubbio quanto alla realtà e all’importanza della cosa, ma tutti si rendono conto che la nostra società non è l’ambiente ideale per ricevere questo tipo di testimonianze.

La paura è che, raccontandola, si possa essere etichettati come visionari o malati di mente.

Alcuni hanno tentato di parlarne ma non vennero presi sul serio.

Un altro motivo che spiega la reticenza dei più è la sensazione che l’esperienza in se stessa è tanto indescrivibile e quindi lontana dalle possibilità dell’umano linguaggio, della percezione e dell’esistenza umana che è inutile anche solo tentare di esprimerla.

La conseguenza principe dell’esperienza di premorte vissuta è la perdita della paura della morte che attanaglia ogni essere umano che non la abbia provata.

Ma anche la sensazione che la vita di chi è tornato è stata ampliata, approfondita, che si è più inclini alla riflessione, più interessati ai problemi filosofici riguardanti la morte o il fine dell’uomo.

Da allora ho continuato a pensare a quello che ho fatto della mia vita e a quello che ne farò. Sulla mia vita passata non ho recriminazioni. Ma dalla mia morte, di colpo, ho cominciato a chiedermi se avevo fatto quel che avevo fatto perché era un bene o perché era un bene per me. Prima agivo seguendo l’impulso mentre adesso penso bene alle cose, con calma e a lungo. Cerco di fare cose che abbiano un maggior significato e per questo la mia mente e la mia anima si sentono meglio. Cerco di non essere prevenuto e non giudicare nessuno. Voglio fare cose che siano buone in loro stesse e non soltanto per me.

Molti sembrano d’accordo sulle lezioni avute dagli incontri con la morte. Il desiderio di coltivare l’amore per gli altri, un amore di un genere unico e profondo. Molti sentono che il loro scopo sulla terra è cercare di imparare ad amare così. 

Conoscenza e Amore sono i pilastri che sorreggono la nostra vita terrena permettendo di salire verso lo Spirito. 

Afterlife 6

Il Viaggio dell’Anima dopo il distacco dal corpo fisico prosegue con l’incontro che, a parere della maggior parte di coloro che sono tornati indietro e ricordano l’esperienza, ha un effetto profondo su di essi.

L’Essere che li accoglie viene definito un Essere di Luce con una personalità ben definita e percepibile.

La luce che emana è vividissima ma non abbaglia e non impedisce di vedere tutto quello che c’è intorno, ma soprattutto è l’amore e il calore che emana che, dicono, è inesprimibile e ci si sente completamente circondati, sereni e accettati alla sua Presenza, nonché magneticamente attratti da Essa.

A seconda delle credenze religiose avute in vita può essere identificato come Cristo o come un angelo.

La comunicazione con questo Essere avviene tramite la trasmissione di pensiero senza limiti né ostacoli con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di errata comprensione o di poter mentire.

L’Essere di Luce pone le seguenti domande: “Sei preparato alla morte?”; “Sei pronto a morire?”; “Che cosa hai fatto nella tua vita che tu possa mostrarmi?”; “Che cosa hai fatto nella vita che ti sembra sufficiente?”.

Le domande non sono espresse per condannare, minacciare o accusare, ma per far riflettere sulla propria vita e potersi avviare alla comprensione della verità profonda del vissuto. 

Ecco una descrizione dell’Essere di Luce:

Sapevo che stavo morendo e che non potevo farci nulla perché nessuno poteva sentirmi…. Ero fuori dal corpo, su questo non ho dubbi, perché potevo vedere il mio corpo sul tavolo operatorio. La mia anima ne era fuori! Dapprima mi sentii male per questo, ma poi venne quella luce chiarissima. Dapprima sembrava pallida, ma poi divenne un raggio potente. Una enorme quantità di luce, non come una forte luce elettrica, era troppa luce. E da quella luce emanava calore; sentivo un senso di calore. Era di un giallo biancastro luminoso – no, quasi bianco. Luminosissima; ma non posso descriverla. Sembrava invadere tutto, eppure non mi impediva di vedere le cose intorno a me: la sala operatoria, i dottori e le infermiere, tutto. Vedevo chiaramente e la luce non mi accecava. Dapprima, quando venne la luce, non capivo bene che cosa stesse accadendo, ma poi la luce mi chiese, fu come se mi chiedesse, se ero pronto a morire. Era come parlare con una persona, ma nella luce non c’era una persona. Era la luce che mi parlava, ma con una voce… L’amore che veniva dalla luce è inimmaginabile, indescrivibile. Era una persona con cui era divertente stare! E aveva senso dell’umorismo – sì, lo aveva!

Tutto questo è il preludio a un evento di primaria importanza e profondità nel quale l’Essere di Luce presenta a colui che sta morendo una panoramica della sua vita. Lo scopo fondamentale è quello di provocare in lui una profonda riflessione su di essa. 

Il tutto avviene rapidissimamente con una sincronia quasi istantanea per assimilare tutta l’esperienza in un tempo terreno brevissimo.

A dispetto della velocità con cui avviene tutto il processo l’intensità è invece molto alta. Si percepiscono colori vibranti, tre dimensioni e il movimento. A queste immagini sono anche associate le emozioni, i sentimenti che le hanno accompagnate in vita. 

Lo scopo fondamentale di questa ricapitolazione è quello di far comprendere, a coloro che stanno passando oltre, la loro vita alla luce di due cose fondamentali per lo Spirito: imparare ad amare gli altri e acquisire la conoscenza. Nel regno ultraterreno questi sono i valori più importanti che regolano la vita delle anime. 

Il miglior paragone per descrivere questa esperienza l’ho ascoltato dalle parole con cui Padre Mariano Ballester, un gesuita che ha spaziato con la sua conoscenza e saggezza nel campo dello Spirito, lo ha descritto. Padre Ballester è stato anche lui protagonista di un episodio di pre-morte e al suo ritorno disse che era stato in compagnia di questo Essere di Luce che gli aveva mostrato tutti gli episodi della sua vita come una serie di diapositive che si succedevano su un immaginario schermo circolare che lo attorniava e commentava con l’Essere tutte le diapositive, sentendo tutta la carica emozionale e sentimentale che aveva provato in occasione di ogni evento. Poi è arrivato ad una serie di diapositive scure in cui non c’era nulla. Domandò all’Essere come mai erano scure ed egli gli disse che non potevano essere che così visto che sarebbe dovuto tornare indietro per vivere e riempire di immagini quello che mancava e che il suo compito, una volta tornato indietro, sarebbe stato quello di riferire quello che aveva vissuto durante la sua pre- morte.

Spero che il monologo finale del film American Beauty vi possa dare un’idea di quanto descritto.  

La grande illusione

La grande illusione è la conclusione cui sono giunto fino ad una certa età della mia vita.

Più trascorreva il tempo della mia età biologica più avvertivo un conflitto interiore.

Da una parte i testi sacri e la religione mi parlavano di un modello di essere umano che veniva su questa terra per aderire ed esprimere gli insegnamenti monumentali che Gesù il Cristo Benedetto e tutti i Santi avevano trasmesso. 

Insieme ai dogmi religiosi, crescendo, si erano aggiunti anche gli insegnamenti sui comportamenti più consoni per il benessere e la comunione da tenere nei confronti di membri della famiglia, della scuola, della società.

Ma tutto questo poi nella mia realtà di allora non trovava riscontro. 

Sentire mio padre e mia madre che mi redarguivano perché sarei dovuto andare alla Messa della Domenica e constatare che proprio loro per primi non andavano. 

Ascoltare il sacerdote insegnante di religione che ci parlava delle virtù cristiane e vedere i suoi occhi pieni di rabbia mentre tirava un orecchio di un bambino portandolo in giro per tutta la scuola. 

Più tardi quando decisi di condurre l’azienda di mio padre, che ci aveva lasciato, questo divario divenne sempre più profondo.

Non solo i colleghi/concorrenti riuscivano ad esprimere il peggio che un essere umano potesse, con un miscuglio venefico di egoismo, di sotterfugi, di accordi presi e disconosciuti; ma anche le stesse maestranze riuscivano a comportarsi seguendo il comando: Io, solo per me. 

Ero smarrito, confuso, fuori e dentro di me. 

Il mio sentire interiore mi portava dolcemente verso quei luoghi che mi erano stati descritti nelle Sacre Scritture, ma la realtà che ero costretto a vivere era distante, molto distante. 

Così distante da farmi arrivare alla conclusione che quello che sentivo fosse un’illusione, una favola, una meravigliosa favola, impossibile da vivere nel luogo in cui mi trovavo. 

Non rimaneva che vivere la vita che vivevano tutti quelli intorno a me!! 

Ora so quanto mi sbagliavo.

Il simbolo della Croce ci segna la strada. 

Una linea verticale che collega il Cielo con la Terra, una linea orizzontale che collega il maschile con il femminile. 

Al centro c’è IO che splende come Sole. 

Vivere la vita su questa terra deve essere un mezzo non un fine. 

Il mezzo per poter salire a sentire il Cielo ed Essere Sole. 

Il mezzo per poter esprimere la nostra parte maschile e la nostra parte femminile.

Ci invita a vivere la vita come un sogno, un sogno personale, diverso per ognuno di noi. 

Quando arriviamo lì non ha più importanza quello che facciamo ma come lo facciamo.

Non lo facciamo più per noi stessi, ma a beneficio, utilità e servizio di tutti gli esseri viventi.

Il video che condivido insieme a questo scritto parla proprio di questo. 

Seduto su una delle stelle della costellazione di Andromeda mi apro e sono senza più confini, immenso al cospetto dei Giganti dell’Universo di cui sono parte.

Sento di appartenervi, di essere tutt’uno: aperto, sconfinato e leggero. A Casa.

Questo è riuscito a regalarmi l’opera di questo essere umano.

Siamo venuti qui per provare questo e molto altro.

Quando si avvicina il periodo che porta al distacco dal nostro corpo fisico naturalmente si va verso questi territori sempre più frequentemente. 

E’ Anima che si sta preparando al grande ritorno. 

Purtroppo spesso accompagno persone fortemente calate nella loro materialità con la quale hanno vissuto per tutta una vita e che non vogliono lasciare per paura di perdere la loro identità.

Ma parlando con loro mi viene riferita una grande fatica ad occuparsi delle incombenze amministrative, burocratiche riguardanti i loro beni terreni. 

Come se fosse un pesante fardello da portarsi dietro. 

La realtà infatti è che tutto ciò che è materia è pesante e rimarrà insieme al nostro corpo fisico. 

Ma a dispetto di questa palese evidenza è molto difficile far cambiare loro prospettiva.

Anche se lo Spirito chiede proprio questo.

Afterlife

Cosa c’è dopo la morte?

E’ una domanda da cui la maggior parte degli esseri umani naturali, me compreso e per una buona parte della mia esistenza, si tiene a debita distanza dal chiedersi. 

Alcuni preferiscono negare l’esistenza di qualsiasi esperienza che non sia verificabile con i normali sensi e descrivibile secondo metodi scientifici.

Personalmente e fin da bambino ho sempre avuto certezza che ci sia qualcosa dopo questa avventura terrena, qualcosa che fa parte della nostra natura ed è naturale come respirare, come essere certi che dopo la notte viene il giorno, che dopo la luna spunterà il sole, un ritmo che fa seguire alla vita la fine della vita perché tutto cambi e si rigeneri. 

Cosa c’è dopo la morte è una domanda della quale nessuno può riferire la propria esperienza. 

Anzi, quasi nessuno!! 

Cosa succede quando abbandoniamo il nostro corpo fisico?

Oramai anche numerosi neuroscienziati e studiosi del cervello umano sono concordi nel ritenere che dopo la cessazione delle funzioni vitali di un individuo (cervello, cuore) esiste qualcosa che rimane oltre la vita del corpo fisico. 

Qualcosa di cui non riescono, però, ancora a dare una definizione e una spiegazione scientifica.

Per muoversi in questo spazio, per noi umani ignoto, l’Intelligenza Superiore o Sé Superiore ha mandato degli esploratori i quali si sono addentrati, fin dove loro consentito, in questo grande mistero e sono poi ritornati a vivere la loro vita terrena.

Si è calcolato che il numero di questi esploratori negli ultimi 40 anni assommi a circa il 15% della popolazione mondiale, quindi stiamo parlando di milioni di esseri umani. 

Tra di essi ci sono anche alcuni personaggi noti come Carl Gustav Jung, Elisabeth Taylor, Sharon Stone, Peter Sellers, Larry Hugman, Jane Seymour, Cino Tortorella….

Grazie all’opera della dottoressa Elisabeth Kübler Ross e del dott. Raymond A. Moody Jr. sono state raccolte migliaia di testimonianze di questi viaggi e ritorni in vita.

La vastità del numero delle persone coinvolte ha permesso di spaziare tra racconti fatti da uomini e donne, di diverse aree geografiche e di differenti credo religiosi.

Quasi tutti le testimonianze raccolte si dipanano seguendo un filo rosso in cui elementi comuni si ripetono nella maggior parte di coloro che hanno vissuto l’esperienza.

Nella sintassi comune vengono definite esperienze di pre-morte o NDE acronimo inglese che sta per Near Death Experience.

Alcuni di questi elementi comuni sono:

Ineffabilità o inesprimibilità dell’esperienza

L’ascolto della notizia della propria morte

Il senso di pace e di quiete

Il suono

Lo spazio buio

L’abbandono del corpo

L’incontro con altri

L’Essere di Luce

L’esame della propria vita

Il confine

Il ritorno

Mentre invece la particolarità è che: nessun racconto descrive tutti gli elementi comuni trovati; non tutti gli elementi comuni si sono succeduti nello stesso ordine temporale; chi ha avuto una esperienza di pre-morte più lunga nel tempo ha descritto un numero maggiore di elementi; alcuni sono tornati dalla esperienza di pre-morte senza ricordare nulla. 

Narrerò anche di un resoconto del tutto inaspettato, che ho personalmente raccolto da un malato ricoverato in una struttura ospedaliera nella quale facevo il volontario, che mi ha dato conferma, se mai per me ce ne fosse stato bisogno, della bontà e della veridicità di quanto riportato.

Scenderemo quindi dentro ognuno di questi elementi nei prossimi articoli per esplorarli da vicino insieme.

Buon viaggio