La tragica ironia della morte

La mia attenzione va a tutti i grandi studiosi e ricercatori nelle varie specializzazioni nel campo della medicina.

Alcuni di essi hanno raggiunto grande fama e notorietà proprio per il contributo nella loro area di studio o ricerca che ha permesso di arrivare a scoperte che hanno aiutato migliaia di persone a guarire dalle loro malattie.

Questa dedizione per la ricerca e per il servizio alla comunità scientifica e umana non ha potuto però impedire ad alcuni di loro di morire a causa delle stesse malattie che hanno lungamente studiato e curato.

Eccone alcuni casi

Giovanni Maria Lancisi (1654-1720)
Un medico italiano di grande fama, che fu il medico di corte del Papa Clemente XI, noto per i suoi studi sulle malattie infettive, in particolare sulla malaria, e per le sue ricerche sulle malattie epidemiche. Si ritiene che Lancisi sia morto proprio di malaria.

René Théophile Hyacinthe Laennec (1781-1826)
Laennec è celebre per aver inventato lo stetoscopio, ma purtroppo morì a soli 45 anni di tubercolosi, una malattia polmonare infettiva che lui stesso aveva studiato e trattato.

George Papanicolaou (1883-1962)
Papanicolaou è noto per aver sviluppato il famoso “Pap test” per la rilevazione del cancro cervicale. Sebbene non fosse lui stesso un oncologo, lavorava intensamente con i pazienti che soffrivano di questa malattia. Papanicolaou morì a causa di un cancro al pancreas, uno dei tumori che tanto aveva cercato di studiare e prevenire.

Albert Calmette (1863-1933)
Medico e ricercatore francese, Calmette è noto per il suo lavoro sul vaccino contro la tubercolosi (BCG). Tuttavia, egli morì proprio di tubercolosi.

Christian Barnard

Il famoso cardiochirurgo sudafricano noto per aver eseguito il primo trapianto di cuore umano riuscito nel 1967, morì nel 2001 a causa di infarto miocardico, ovvero un attacco cardiaco. Barnard aveva sviluppato problemi cardiaci in precedenza.

Anna Maria Vaccari

Storica psichiatra italiana è morta nel 1991 a soli 47 anni a causa di un tumore al cervello. Vaccari era una figura di grande rilievo nel suo campo e aveva dedicato la sua vita alla cura delle malattie mentali, in particolare lavorando con pazienti affetti da disturbi psicotici e con problematiche complesse.

Anna Maria Vaccari

Nutrizionista italiana nota per il suo lavoro nel campo della nutrizione e per il suo approccio professionale nella cura e prevenzione di malattie legate all’alimentazione. È tristemente venuta a mancare il 16 gennaio 2021 per un tumore pancreatico, che l’aveva colpita da tempo e con cui ha combattuto per un lungo periodo.

Eva Proudman

È una tricologa clinica e fondatrice di un programma per donne dopo chemioterapia. Ha sofferto di telogen effluvium dopo un intervento bariatrico, perdendo metà dei capelli.

Sembra un paradosso morire per una malattia che si è studiata per tutta la vita, ma dalla prospettiva spirituale non è così strano.

Il nostro organismo è una macchina perfetta, un universo di miliardi di cellule e apparati che lavorano in sinergia perfetta tra di loro, a somiglianza dell’Universo che ci sovrasta e ci circonda, sottoposto alle stesse leggi.

Come sopra così sotto.

La malattia di un organo o di un apparato è un messaggio che il nostro corpo sta mandando per avvertirci che qualcosa nelle nostre cellule sta cambiando e ci suggerisce di porvi rimedio al nostro interno.

Porvi rimedio significa andare a rimuovere e trasformare le cause emozionali e mentali che stanno creando quello squilibrio che si sta manifestando nella materia del nostro corpo fisico.

Il ricercatore dello Spirito conosce bene questa legge. Il ricercatore nel campo della Medicina, se ignora tutto questo, può essere condotto a ricevere suggerimenti, provenienti dalla sua interiorità, di occuparsi di una determinata malattia proprio perché quella malattia lo riguarda.

Può sembrare una tragica ironia ma non lo è.

Allora una serie di domande si affacciano alla mia considerazione.

Chi muore della stessa malattia che sta studiando sugli altri può essere considerato un luminare e per luminare intendo una mente folgorata dalla Luce della Conoscenza?

Chi si preoccupa di curare sé stesso con l’intento di dare poi agli altri può essere considerato un egoista senza cuore?

E più in generale avere lo slancio verso gli altri, quindi verso l’esterno, è preferibile rispetto a pensare a ripulirsi prima dentro per non trasferire agli altri i propri problemi?

 

 

Vecchiaia

Che sapore ha la vecchiaia?

L’esperienza delle persone che assisto mi fa dire: ha un sapore amaro, di solitudine, di emarginazione, di rifiuto.

Mi ricorda quando, da bambino, si facevano le squadre per la partitella di pallone e rimanevo tra gli ultimi scelti a causa del mio aspetto grassottello. Spesso mi costringevo a fare il portiere, per poter partecipare, solo tra i pali a guardare gli altri giocare se non addirittura in panchina.

Ecco la vecchiaia la percepisco come essere in disparte a guardare tutti gli altri giocare.

È un fatto della nostra società che l’ultima parte della nostra vita, la più importante, dove si raccoglie il sale di tutte le esperienze essiccate al sole, venga trascorsa nell’indifferenza di chi ti passa accanto di fretta, correndo la corsa di un topo dentro una ruota; non visto, non ascoltato, come se te ne fossi già andato e restasse solo il fantasma di te, che vaga alla periferia dell’esistenza degli altri.

E questo è orribile e crudele, ma succede purtroppo anche dentro gli ospedali, luoghi destinati alla cura ed al benessere di chi vi si reca.

Anziani abbandonati a sé stessi su lettighe in mezzo a corridoi dove passa frettolosamente e continuamente personale di “assistenza specializzato” che non si preoccupa di chi sta soffrendo lì accanto, così vicino che basterebbe una parola di incoraggiamento, di compassione offerta in una frazione del proprio tempo così importante.

Alcuni di questi anziani passano oltre nella totale noncuranza di chi li circonda, abbandonati come scarpe vecchie.

Siamo tutti troppo focalizzati su noi stessi, iocentrici alla ricerca della soddisfazione nella materia, di rimanere a galla in questa eterna competizione, nel tentativo estenuante di tirare su la testa dalla moltitudine di altre teste per poter essere visti, di vedere da quanti zeri è composta la somma delle mie sostanze, di potermi travestire da potente per calpestare le spalle degli altri che sono dove io ero prima.

Quale posto può trovare chi è fuori da questa giostra perché è stato stabilito che non può più girarvi?

Se sono il proprietario della giostra, il padrone di tutto il Luna Park, una personalità riconosciuta per quello che è stato (attore, politico, grande uomo di sport, ecc.), non avrò nessun tipo di problema; il denaro, la fama, il potere saranno le mie scialuppe di salvataggio.

Ma tutti gli altri?

Dimenticati, non pervenuti, inesistenti anche e soprattutto per gli stessi familiari, trattati con un senso di fastidio, di sopportazione, talvolta malcelata, che spesso può sfociare nel maltrattamento.

Che cosa possono dare a questa comunità personaggi del genere?

Una volta, tanto tempo fa ci si rivolgeva loro per conoscere la loro esperienza, i loro errori, i loro tentativi di attraversamento dei guadi pericolosi della vita che avevano passato prima degli altri. Diamanti di saggezza forgiati nel corso del tempo dell’esistenza.

Ora tutto quello che c’è da sapere si può istantaneamente conoscere da uno smartphone, un tablet, un computer, ancora meglio, oggi si può avere il succo della esperienza di milioni di esseri umani attraverso una Intelligenza Artificiale che darà un responso da oracolo su qualsiasi aspetto della vita.

La vita ora corre e cambia troppo velocemente per potersi servire della esperienza vissuta da qualcuno che l’ha fatta decine di anni prima.

Tutto questo sembra funzionare quando rimaniamo circoscritti alla materia, al vissuto nel mondo terrestre.

Ma siamo solo questo?

L’Essere umano è solo questo?

La mia risposta è no. Sembra che la gran parte di questo nostro mondo attuale abbia dimenticato, o meglio dire, non vuole sentire parlare di emozioni, sentimenti, mondo dell’Anima, di tutto ciò che non riguarda la Scienza.

Un Mondo intero in cui la gran parte di noi ignora la conoscenza e i meccanismi che lo regolano, ma che, se studiati e osservati in azione, ci mettono di fronte alla sconcertante e meravigliosa verità che siamo tutti simili, tutti fratelli e sorelle.

Basta guardare cosa succede ai nostri giovani in preda alla confusione emotiva più totale, incapaci di comprendere il senso e la gravità di quello che compiono, distaccati e avulsi da qualsiasi contatto con le proprie emozioni, in preda a demoni che prendono possesso di loro facendogli compiere azioni bestiali e lasciandoli increduli di quello che hanno fatto quando li abbandonano.

Gli anziani devono riappropriarsi di questa conoscenza dei valori più alti che dovrebbero essere espressione di tutte le genti: la fratellanza, il rispetto dell’altro, la condivisione di sentimenti superiori, la bontà, la pace, la tenerezza, l’amore verso tutti, il desiderio di bene per me e per tutti gli altri, il desiderio di fare agli altri quello che dagli altri io vorrei ricevere.

Tutto quello che apre i nostri Cuori.

Perché dai nostri Cuori aperti passi finalmente la Luce.

Il Cuore di un vecchio saggio sarà il faro che indicherà con la sua Luce al mondo intero quale direzione sarà meglio navigare per non annegare nel mare delle nostre tempeste.