Afterlife 3

Quali sono gli stati d’animo che si manifestano dopo l’abbandono del corpo fisico?

La maggior parte di noi esseri umani ha un’identificazione col proprio corpo fisico quasi totale e per molti pensare che ci possa essere un’esistenza senza di esso è inconcepibile.

Quindi trovarsi ad osservare il proprio corpo fisico senza più vita genera una notevole quantità di confusione con una domanda che si affaccia: che cosa mi sta accadendo?

A seguire alcuni sperimentano una profonda paura, il panico seguito da un disperato tentativo di rientrare nel corpo fisico senza peraltro riuscirvi.

Alcuni ascoltano la notizia della propria morte da coloro che sono vicino al loro corpo e c’è il tentativo di rassicurarli che non si è morti e che ci si trova proprio lì vicino, un tentativo vano vista l’impossibilità di parlare o toccare o abbracciare.

Alcuni altri sperimentano una profonda sofferenza nel vedere lo stato in cui è ridotto il corpo fisico, appena abbandonato, soprattutto coloro che hanno subito incidenti mortali a causa di cadute o incidenti stradali.

Altri non riconoscono il corpo che hanno appena abbandonato come se credessero che avesse un aspetto diverso.

Altri ancora provano emozioni positive come un senso di pace e di quiete nell’averlo abbandonato.

Ma molto spesso si affaccia la preoccupazione del non sapere dove andare e cosa fare!!!

Si realizza che si è morti e molti aspettano.

L’intento motore che mi spinge a scrivere queste pagine è proprio quello di fornire, a coloro che vorranno leggere, una mappa di quello che avverrà dopo la propria morte fisica per evitare di vagare inconsapevoli per chissà quanto tempo.

Pensate infatti a coloro che credono che la cessazione delle proprie funzioni vitali terrestri sia la fine di tutto e che dopo non ci sia nulla!!!! 

Oppure a coloro che attendono il Giudizio Universale!!!

Quanto tempo dovrà passare prima che si ricredano? 

Quando si presenteranno loro degli esseri, mandati apposta per aiutarli a trovare la strada, potrebbero rifiutare di seguirli, credendo che non esistano e che non esista un posto dove andare!!!

Ci sono poi degli esseri che non vogliono lasciare questa terra per vari motivi.

Vuoi per non abbandonare tutto quello che hanno accumulato nella materia.

Vuoi per non lasciare luoghi ai quali sono particolarmente legati da emozioni positive o negative. 

O vuoi anche perché non vogliono abbandonare qualcuno che è rimasto sulla terra a cui sono legati da forti sentimenti.

Quando questo succede si parla di presenze o fantasmi.

Un uomo anziano, ipovedente a causa di una malattia degenerativa, mi ha riferito di essersi svegliato di notte per andare al bagno e di aver visto delle persone che, attraversando un muro, erano entrate nel salotto di casa sua. Gli ho chiesto se conosceva queste persone e mi ha risposto che non le conosceva. Impaurito ha gridato: andate via da casa mia!!! Esse sono uscite come erano entrate. Infatti l’uomo ha controllato se la porta di casa fosse aperta e ci fossero dei segni di effrazione, ma tutto era in ordine.

Una persona a me molto vicina mi ha riferito che per anni ha visto nel corridoio della sua casa una bambina piccola con i capelli biondi ed un vestitino bianco che correva. La cosa le è stata confermata anche da un sensitivo ospite che, invitato nella sua casa, le ha chiesto chi fosse quella bambina che vedeva correre in casa.

Altre volte sono perfino coloro che rimangono che con le loro preghiere e con i forti sentimenti che provano per quelli che sono andati solo temporaneamente, non li lasciano liberi di andare e li tengono ancorati in prossimità della terra. 

Per questo motivo, anche per chi rimane, sapere cosa succederà ai loro cari e conoscere il luogo dove andranno a stare può far sentire sì la mancanza ma può contribuire a sviluppare un sentimento di sollievo confortante.

Sant’Agostino meglio di chiunque altro riesce ad esprimere questo.

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

Chiamami col nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami!!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia di ombra o tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente solo perché sono fuori dalla tua vita?

Non sono lontano, sono dall’altra parte proprio dietro l’angolo.

Rassicurati va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami il tuo sorriso è la mia pace.”