Lo Spirito del Babbo Natale

Ora che un altro Natale è passato, dopo aver assistito a come viene celebrato, sono spinto a fare qualche riflessione ad alta voce.

L’impulso è sorto, nella fattispecie, perché la figura di Babbo Natale e la sua funzione riguarda da vicino il mondo dei bambini, dei fanciulli e dei ragazzi.

Come nasce Babbo Natale?

Le sue origini sono confuse e molteplici in quanto è presente in molte tradizioni popolari del mondo.

Nel cristianesimo è San Nicola di Myra, una città dell’antica Turchia, protettore dei bambini poi trasformato in Santa Claus, derivante dalla pronuncia olandese del nome di San Nicola (SinterKlaas).

Prima del cristianesimo nel folclore dei popoli germanici era il dio Wodan, ossia Odino, che, nel solstizio invernale, teneva una grande battuta di caccia con altri dei e guerrieri e i bambini usavano lasciare nei propri stivali delle carote, paglia per sfamare il cavallo del dio, Sleipnir. In cambio Odino lasciava dei regali e dei dolciumi.

La versione moderna della figura è opera dello scrittore americano Clement Clarke Moore il quale nel 1823 scrisse la poesia A Visit from St. Nicholas

Il santo venne raffigurato come un elfo grassottello, con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne e con un sacco pieno di regali. Essi erano addirittura meno importanti dei pacchetti, molto sgargianti e colorati, i quali erano accompagnati da una poesia che riguardava colui che li avrebbe ricevuti.

Nella mia infanzia la venuta di Babbo Natale era attesa con grande trepidazione ed emozione. 

Il giorno di Natale mio fratello ed io ci alzavamo prestissimo per andare a intravedere, attraverso i vetri della porta del salotto, se ci fossero doni sotto l’albero. 

Essi erano pochi, due al massimo tre, e si passava tutta la giornata a giocare con essi.

Negli ultimi anni ho osservato i miei nipoti scartare una montagna di regali, assiepati sotto l’albero, con una frenesia ipnotica. Così tanti che l’eccitazione non permetteva loro di dare loro che appena uno sguardo, per poi passare a scartare un nuovo pacco, contenente regali molto costosi.

Una volta terminata la “mattanza” si tornava a giocare con un vecchio gioco.

Mi sono domandato: si sta così alimentando la loro natura terrestre o la loro natura luminosa?

Quando cresceranno saranno portati a replicare nella vita adulta questo loro comportamento?

E perchè dire che Babbo Natale non esiste per costringere i nostri ragazzi a fare il loro brutale ingresso nel mondo degli adulti?

Per me, soprattutto ora, Babbo Natale esiste veramente. 

Ho realizzato che è uno Spirito, un dio come Odino, un Santo come Nicola, un elfo, un essere incorporeo, abitante dei piani superiori, un principio spirituale.

È un aspetto della Nascita del Cristo. 

È un messaggero del risveglio della Bontà, della Carità e della Compassione nei cuori di tutti, specialmente dei bimbi. 

Nel periodo più buio della storia dell’uomo in cui un essere disumano, per non dare spazio alla Luce del Nuovo, fu capace di pensare e perpetrare “la strage degli innocenti”. La storia si sta ripetendo immutata negli stessi luoghi ancora oggi dopo 2000 anni.

Babbo Natale per me è il portatore della Magia della Fede. 

Nel credere che esiste un mondo, diversi mondi in cui ci sono Esseri che non vedo, non tocco, ma se persisto e coltivo il proposito di salire verso di loro un giorno li incontrerò.

Come vorrei che fosse il Natale?

La mia nipote più grande me lo sta insegnando per lo meno da tre anni. Ogni Natale lei prepara, con le sue mani già sapienti, dei regali per tutti i familiari. Doni che sono unici perché sono intrisi del suo amore, della sua maestria, della sua bellezza. 

Vorrei regalare non oggetti, spesso inutili, acquistati con la fretta ed il fastidio di esserne costretto, ma tempo intriso di sentimenti come bontà, apertura di cuore, solidarietà, con azioni reali non con vuote promesse.

Vorrei donare a chi, in questo momento nella sua vita sperimenta la sofferenza della malattia, del dolore, della fame, della guerra, della solitudine, del grande passaggio, un pensiero, una preghiera, una meditazione, un ringraziamento profondo per quello che ho e dove mi trovo.

Questo vorrei per l’Anno Nuovo.

Auguri a tutti noi per questo Nuovo Mondo.

Il nutrimento

Nella mia esperienza ho separato il significato di nutrimento in quello per il Corpo Fisico e in quello per lo Spirito. 

Molti di noi sono portati a farlo, essendo immersi in questo mondo di dualità in cui esiste il giorno e la notte, il sacro ed il profano e via discorrendo.

Nella mia percezione la dualità equivaleva a separazione, da una parte un’entità dall’altra il suo opposto: distanti, divisi, incomunicabili.

L’inganno percettivo, architettato dalla mia mente, mi suggeriva di dover necessariamente scegliere a quale dare attenzione.

Il nutrimento per il nostro corpo fisico, ossia il cibo e i liquidi, è necessario alla sua sopravvivenza.

Per questo attiva dei meccanismi psichici potenti. 

Basta aver sperimentato cosa succede al nostro essere quando siamo costretti o decidiamo di astenerci dal farlo, anche solo per poco tempo. 

Si presentano reazioni profonde e incontrollate di aggressività, istinti che ci pervadono portandoci ad azioni violente verso noi stessi e gli altri, come anche un’astenia fisica ed apatia mentale.

Ho avuto modo di sperimentare anche l’uso del cibo, e la sensazione di sazietà che produce, come balsamo su ferite emozionali. 

Per questo ancora bambino ho ingurgitato una quantità di cibo così sovrabbondante rispetto al nutrimento necessario solo al mio corpo fisico, da ingrassare notevolmente. 

Il desiderio di lenire la profonda sofferenza che provavo mi costringeva a mangiare così tanto e così voracemente da poter appena masticare le pietanze. 

Ma, dopo poco, quel vuoto tornava, così tentavo di riempirlo con cibi via via sempre più pesanti, sempre più grassi e in quantità considerevole. 

In questo modo l’apparato digerente era costretto ad impiegare molto tempo nella digestione restituendomi l’impressione di sazietà.

Sulla strada della Consapevolezza sto realizzando che la dualità, entità divise e separate come le avevo catalogate, non esiste. 

Esiste è vero un estremo e il suo opposto ma c’è un ponte che deve unire questi due opposti e questo ponte siamo noi che partendo dal basso (la Materia) e siamo richiamati verso l’alto (lo Spirito).

E così il nutrimento parte dal Corpo Fisico e attraverso i nostri Corpi (Eterico, Astrale, Mentale) sale ai Piani Superiori a nutrire le parti che ci collegano al Cielo. 

Sta a noi scegliere da che parte vogliamo andare e quale Signore servire. 

In ogni nostro pensiero e azione quotidiani possiamo scegliere di salire verso il Sacro o scendere verso l’Empio.

Come scegliere di bere l’acqua di una pozza di fango oppure acqua che scende dal cielo, l’acqua delle nuvole.

Come posso utilizzare il cibo per nutrire lo Spirito? 

Lo Spirito non si nutre di materia, questo è vero, ma prima di arrivare ad esso ci sono altri corpi che fanno parte del nostro Essere. 

Per andare verso l’alto come mi devo nutrire?

Nutrizione equivale a disgregazione della materia, fatta anche di elementi che vengono dallo spazio e dall‘universo, per distribuirla a tutti gli organi.

La prima cosa necessaria è attivare la consapevolezza dell’atto del mangiare.

Come? 

Rimanendo in silenzio mentre si consuma un pasto.

Non gettarsi sul cibo inghiottendolo con voracità, parlando, urlando, magari guardando il cellulare o guardando dei programmi televisivi che parlano di violenza, guerra, di stupri, omicidi, di catastrofi imminenti. 

In questo modo assorbiamo solo materia grezza che va a nutrire il corpo fisico ma non i corpi sottili, ingerendo però anche emozioni di rabbia, paura, odio, risentimento che vanno ad avvelenare il cibo ingerito.

Per arrivare a nutrire i nostri corpi sottili il cibo va masticato a lungo fino a renderlo quasi liquido.

Ogni boccone dovrebbe essere masticato dalle 30 alle 50 volte, a seconda della sua consistenza iniziale. 

Così la materia e l’energia che lo compongono vengono separati e la seconda potrà andare a nutrire i nostri organi ed apparati.

Ma la mente deve accompagnare questo processo generando sentimenti di amore e di gratitudine per quello che si sta ricevendo.

Naturalmente non tutti i cibi hanno la stessa vibrazione e frequenza. 

Quello che proviene da esseri più simili a noi come il maiale, i bovini, gli ovini e in genere tutti i mammiferi, di cui noi facciamo parte, andrebbe evitato per permette al nostro sistema immunitario di riconoscere prontamente quello che mi appartiene, che non va distrutto, da quello che mi è estraneo. 

La carne, i formaggi stagionati, i dolci zuccherati non hanno le stesse vibrazioni della verdura, del pesce bianco, del formaggio fresco, della frutta. 

Le bevande come il vino, la birra, i liquori, che incidono fortemente sulla lucidità e l’attenzione, dovrebbero essere ridotti al minimo.

Prima del pasto ci si dovrebbe collegare con le Entità che governano i Piani Superiori. 

Per questo anticamente si pregava prima di consumarlo. 

Anche il canto permette di collegarsi con le Entità Celesti e chiedere la loro presenza benefica sull’atto.

Il silenzio andrebbe mantenuto durante tutto il tempo. 

Silenzio di parola, ma anche nelle azioni che accompagnano la consumazione del cibo, evitando di sbattere piatti e posate, cercando di attivare consapevolezza, anche nello sparecchiare e apparecchiare, nel versare acqua in un bicchiere, nel servirsi da un piatto di portata. 

Così il cibo diventa sacro.  

Il senso del Sacro nella vita quotidiana

Se sacro significa esperienza di una realtà diversa da quella in cui siamo immersi e ci muoviamo quotidianamente sulla terra.

Se sacro significa il ritorno all’Origine Celeste da cui poi discende tutto ciò che sperimentiamo nella nostra esistenza quotidiana, rimango perplesso e allibito anche solo uscendo da casa.

Come posso trovare sacralità camminando in un fiume di persone che corrono trafelate come se stessero fuggendo da una calamità naturale, che urlano e inveiscono contro un loro vicino per un motivo inesistente, che passano indifferenti di fronte a qualcuno che è a terra a causa di un malore, che girano come automi con gli occhi incollati sullo schermo del loro dispositivo elettronico incuranti di tutto quello che succede “realmente” intorno a loro?

Mi sembra evidente che il sacro non è presente in tutto questo.

Allora dove sta oggi la sacralità?

La trovo nelle istituzioni, nel governo del paese dove delle persone chiamate “onorevoli” si danno ad una guerra senza esclusioni di colpi, per la prevalenza della fazione che rappresentano, vomitando insulti e architettando faide di palazzo, “dimenticandosi” il motivo, anzi la missione, per cui si trovano dove si trovano?

La trovo nella Sanità che dovrebbe assistere e curare coloro che si trovano in malattia e non crearla in laboratorio per poi diffonderla su tutto il genere umano a vantaggio di poche, potentissime persone, distribuendo l’antidoto che dovrebbe salvarle e che invece le rende ancora più deboli e schiave?

La trovo nelle religioni che diffondono la Parola a cui non si fanno seguire le azioni dei propri Ministri che si macchiano invece di violenze morali e materiali su dei piccoli esseri indifesi e su donne trattate come schiave solo perché non si vestono come hanno richiesto?

La trovo negli Stati in guerra ancora oggi tra di loro per avere il controllo di un territorio e delle sue risorse per un interesse privato, depredando la Terra di queste risorse senza nessun rispetto e nessun amore, solo per la vittoria di IO a dispetto dell’altro?

Allora cosa posso fare di fronte a tutto questo?

Posso ricordarmi di Gesù il Cristo, del motivo per cui è venuto su questa Terra, di quello che ha accettato di sperimentare venendo qui, che è qualcosa che non ha niente a vedere con tutto questo. 

Posso ricordarmi di quello che ha detto: fai agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te. 

Questo mi fa salire all’Origine.

Basterebbe cercare di mettere in pratica queste poche parole meravigliose per vedere dissolvere tutta questa bruttezza e malvagità.

Questo ci fa salire in un luogo dove non esiste la separazione, la dualità del nostro mondo, dove cominciamo a percepire che siamo tutti Uno.

Certo non è facile, siamo tenuti tutti troppo occupati dai nostri problemi e dai nostri desideri quotidiani. 

C’è qualcuno che non vuole che ci si volti a guardare il punto da cui arriva la Luce. 

Vengono creati sempre più problemi, più difficoltà. 

Ecco allora la recessione, la crisi, il Covid, la guerra, l’inflazione, la possibile perdita del lavoro, la mancanza di denaro per poter andare avanti. 

C’è da comprare una nuova casa, una nuova auto, da raggiungere un lavoro con un guadagno superiore e il miraggio di una migliore vita.

E continuiamo ad essere topolini che girano nella ruota sempre più veloce.

Fai agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te. 

Come vi sentite quando lo pronunciate, quando lo immaginate? 

Io sento che il mio Cuore si apre, il mio respiro scende e si fa più profondo.

Sento una forza dentro di me che prima non c’era, una sicurezza, un calore.

Questa forza, questa sicurezza, questo calore mi spingono a cercare di portare il sacro in quello che faccio. 

Ed è sacro perché non è io solo per me. 

E’ per tutti, per tutti quelli che sentono crescere in loro il desiderio di cambiare e di provare quello che provo quando cerco di esprimerlo su questa Terra.