Comunicare con la realtà che ci circonda

La comunicazione tra l’esterno a noi ed il nostro interno avviene tramite l’utilizzo dei 5 sensi: la vista, l’udito, il gusto, l’olfatto, il tatto.

Essi percepiscono e contribuiscono a creare un’interpretazione della percezione che diviene la nostra realtà.

Quindi non esiste una realtà esterna e oggettiva, ma tante realtà create a partire dalle percezioni quanti sono gli individui che percepiscono.  

Naturalmente non mi sto riferendo ai termini convenzionali con cui nel nostro mondo ci si riferisce a una casa, un albero, il colore giallo….. 

Il Viaggiatore Spirituale, con il suo costante progredire e raffinare la sua natura, riesce a ricevere altre comunicazioni attraverso intuizioni, rivelazioni, illuminazioni che non arrivano dai 5 sensi, ma arrivano da Piani Superiori, dalla nostra Natura Superiore.

In effetti anche tra i 5 sensi, che tutti conosciamo, ce ne sono alcuni che nutrono la nostra Natura Superiore e altri che nutrono la nostra Natura Inferiore.

Per comprendere quali essi siano è sufficiente riandare con la memoria a quello che succede dopo l’abbandono del corpo fisico e l’inizio del viaggio nell’aldilà.

C’è un particolare momento in cui colui che ha appena lasciato i propri veicoli terreni tenta di comunicare con i propri cari rimasti sulla terra, sperimentando, per esempio, l’incapacità di poter toccare un proprio caro, di potergli parlare e al contrario una più sviluppata capacità di “ascoltare”, non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che viene pensato insieme ad una capacità visiva aumentata in nitidezza e vividezza di colori.

Ecco quindi che sarebbe utile, per raffinare le percezioni, cercare di nutrire i sensi a partire dalla nostra Natura Superiore per poi passare a quelli che ineriscono più direttamente la materialità.

Questi ultimi ci mettono in contatto diretto e non mediato con i nostri desideri e avversioni rendendo molto più difficile la capacità di discernimento e conducendoci direttamente dentro le passioni. 

Intendiamoci tutti i nostri sensi possono servire la parte inferiore o la parte superiore: se sto guardando delle scene di sesso esplicito tra più persone anche la mia vista sta nutrendo la mia Natura Inferiore.

Vorrei osservare tutto questo dalla prospettiva di una mia passata grande dipendenza: il cibo.

Una parte delle mie origini sono popolari e nella famiglia di mio padre c’è sempre stato il gusto per la tradizione culinaria romanesca. 

Sono cresciuto con grandi abbuffate di bucatini all’amatriciana, abbacchio a scottadito, trippa, carciofi fritti e vino a volontà. 

Le tavolate a casa dei miei nonni erano sempre imbandite con questo che era ritenuto espressione di benessere. 

Colmavo il vuoto emozionale dentro di me con un desiderio spasmodico di cibo così pesante che mi dava una sazietà che non però durava mai molto a lungo. 

Trangugiavo cibo quasi senza masticare e, avendo la tendenza ad ingrassare come tutto questo ramo della mia famiglia, ero poi costretto a sottopormi a delle stressanti ore di attività fisica per cercare di non farlo troppo. 

Per anni ho nutrito solo la mia Natura Inferiore mangiando tutta la settimana come se fosse un giorno di festa per soddisfare un desiderio che muoveva da una ferita emozionale.

Ho iniziato ad avere un’idea sul perché ci nutriamo e a che cosa veramente serva il cibo grazie ad un esercizio che la mia Guida mi fece fare durante un ritiro. 

Ad occhi chiusi, seduto a tavola, mangiai senza aver potuto utilizzare prima la vista per etichettare quello che stavo introducendo in bocca. 

Dovendo capire cosa stavo mangiando ho dovuto necessariamente concentrare la mia attenzione sulla sapidità, la consistenza, il sapore, il calore, il profumo, l’amaro, il dolce, il piccante. 

Il cibo, rimasto a lungo nella bocca, si è rivelato in maniera così potente, così intensa e così prolungata che ha avuto la possibilità di sprigionare tutta la sua energia, grossolana e sottile, che è andata a nutrire tutte le parti del mio Essere. 

Ed è questa la maniera in cui dobbiamo tornare a nutrirci, come si nutrivano i nostri avi. 

In tempi in cui il cibo non aveva la varietà e numerosità di oggi essi erano costretti, dalla scarsità e dalla povertà, a dover rinunciare ai cibi migliori che venivano lasciati per il giorno della festa e del ringraziamento. 

Questa mancanza acuisce i sensi e la preghiera prima del pasto permette di salire di vibrazione per ringraziare e invitare Chi abita quelle regioni a stare in nostra compagnia, rendendo intimo e sacro quel momento. 

Non si possono nutrire i nostri sensi come se ogni giorno si fosse ad un banchetto di nozze!!

Tutti i contenuti che passano freneticamente sui nostri telefonini, tutta la musica che incessantemente ascoltiamo, tutta la logorrea di parole che vomitiamo sugli altri, molto spesso contemporaneamente alla guida della nostra auto, mentre mangiamo, mentre siamo in “compagnia” di qualcuno, crea un frastuono dentro di noi che ci impedisce di percepire e di percepirci. 

Dobbiamo rinunciare a tutto questo “rumore”. 

La rinuncia crea il vuoto e lascia lo spazio a che qualcos’altro arrivi. 

Ma il non sapere quello che arriverà atterrisce e quindi è meglio fuggire nel “rumore”.

Afterlife 4

Che cosa si diventa una volta abbandonato il proprio corpo fisico?

Coloro che lo hanno abbandonato, nelle testimonianze avute dal dott. Moody, riferiscono che ci si sente in un altro corpo le cui descrizioni sono, tra loro, sorprendentemente simili.

In contrapposizione al corpo materiale, appena perso, esso può essere definito spirituale.

L’idea, che sottende alle più svariate descrizioni che ne sono state fatte, vuole esprimere qualcosa che ha la consistenza di una nube, a volte di vari colori, o volute di fumo, o vapore trasparente, o concentrazione di energia.

Ha una sagoma, spesso uguale al corpo fisico, una forma tondeggiante con delle parti simili a proiezioni della testa, braccia e gambe e, quindi, esistono delle estremità una in alto ed una in basso.

Alcuni hanno parlato a questo proposito di una somiglianza tra il loro corpo fisico ed il nuovo corpo:

“Sentivo di avere sempre una forma corporea completa, gambe, braccia, tutto, pur essendo senza peso”.

Si fa esperienza, dapprima, delle limitazioni di questo nuovo corpo.

L’assenza di peso e quindi della gravità è la prima, ci si sente galleggiare sul soffitto del luogo in cui il corpo fisico è stato abbandonato, di essere trascinato via come dalla corrente.

Poi l’assenza di tutte quelle percezioni che permettono al nostro corpo fisico di percepire in quale punto dello spazio ed in quale posizione si trovi, se siamo fermi oppure in movimento. Il senso dell’equilibrio e la sensazione del movimento che proviene dal nostro senso cinetico ossia dalla tensione nei muscoli, nei tendini e nelle giunture. Normalmente non ci accorgiamo del senso cinetico perché viene costantemente usato. 

Ci si accorge di non essere visibili, si vedono medici, infermieri o altri presenti che guardano in direzione del corpo spirituale senza dar segno di averlo visto. 

Si perde il senso del tatto per cui se si cerca di afferrare cose o persone presenti è come se le mani passassero attraverso senza possibilità di fare alcuna pressione sulla materia fisica.

Per esempio se si cerca di aprire una porta la maniglia sembra attraversare la mano quando si cerca di prenderla, ma non è necessario aprire nessuna porta in quanto la consistenza del nuovo corpo permette di attraversarla.

Quest’assenza di limitazione permette quindi di spostarsi in maniera estremamente rapida, quasi istantanea. 

Il tempo, come sperimentato nella terra, non fa parte della nuova esperienza del corpo spirituale.

Come è libero il movimento in questo nuovo stato così è libero il pensiero.

La mente è chiarissima, lucidissima e “tutto quello che provavo giungeva infine ad avere un significato”.

I sensi corrispondenti alla vista e all’udito sembrano essere molto più potenti.

Riguardo alla vista si riesce a vedere molto più lontano e nitidamente. 

Ecco quello che riferisce una donna che lasciò il proprio corpo fisico in seguito ad un incidente: “c’era molta gente che correva intorno all’ambulanza. Ogni volta che guardavo una persona, chiedendomi  cosa stesse pensando, come per uno zoom improvviso mi trovavo là. Quando volevo vedere qualcuno molto distante, una parte di me, come un razzo tracciante, si recava da quella persona.”

Quanto all’udito non lo si può chiamare propriamente così nel corpo spirituale. 

La maggior parte afferma di non aver sentito voci o suoni, ma piuttosto di aver percepito i pensieri dei presenti.

“Potevo vedere la gente e capire quello che diceva. Non la sentivo, come adesso sento lei. Era piuttosto come sapessi quello che stavano pensando, esattamente quello che stavano pensando, ma solo nella mia mente. Capivo un momento prima che aprissero bocca per parlare”.

Infine nessuna lesione presente nel corpo fisico si trasmetterà al corpo spirituale, quindi la mancanza di un arto o la sua deformazione non si replicheranno nel nuovo corpo. 

Molti di coloro che hanno sperimentato una pre-morte riferiscono di un profondo senso di solitudine. In effetti ogni comunicazione con gli esseri umani si interrompe e il fatto di non poter comunicare quanto di straordinario si sta sperimentando molto spesso è disperante. 

Tuttavia questa solitudine è destinata a svanire appena si penetra più a fondo nel grande passaggio quando alcuni Esseri saranno incaricati di guidarci ed assisterci.