Mente e Cuore

Mente e Cuore sono due entità ben distinte che presiedono a specifiche funzioni e si trovano in luoghi differenti nel nostro organismo.

Psicologicamente la distinzione tra Mente e Cuore riguarda le funzioni che guidano la nostra esperienza interiore.

Secondo la psicologia la Mente presiede alle funzioni cognitive, distingue, classifica, controlla.

Quindi è legata al pensiero logico e analitico, al ragionamento, al confronto, alla valutazione, alla attenzione, alla memoria, alla pianificazione, al significato delle esperienze.

Il Cuore è il centro della vita affettiva. È legato alle emozioni e ai sentimenti, all’empatia, all’intuizione, alla risonanza, ai valori profondi, alla motivazione, al senso di connessione.

La tradizione buddista però ci dice che Mente e Cuore non sono separati, ma uniti nella esperienza interiore.

l termine usato è Citta che vuol dire allo stesso tempo Mente e Cuore.

Una prima parte del lavoro che ci è richiesto di fare è quello di osservare i pensieri incontrollati che si affollano disordinatamente per sperimentare il silenzio della nostra Mente; in quel momento emozioni e sentimenti salgono dalle profondità del nostro Cuore e possiamo osservare e lasciare andare la sofferenza legata ad alcuni di essi.

Purtroppo se facciamo attenzione a come si comporta la grande parte degli esseri umani che abitano il nostro mondo sembra proprio non essere così.

Alcune volte ho la sensazione di camminare nei corridoi di una clinica psichiatrica.

Ho l’abitudine di passeggiare guardando dove sto andando, chi mi viene incontro, il paesaggio, anche se conosciuto.

Vedo persone che camminano senza guardare dove stanno andando, oppure guardo i loro occhi e non sembrano essere presenti nella realtà, persi nel loro sonno ipnotico, o ancora altri che corrono trafelati travolgendo, nella loro folle corsa, chi si mette sul loro cammino e, urtandoti, inveiscono contro di te come se ti fossi materializzato sul loro cammino, completamente assenti dall’attenzione e immersi nella ruminazione mentale.

Sempre più spesso la cronaca porta alla nostra attenzione manifestazioni dell’estremo squilibrio tra mente e cuore con riferimento a episodi di violenza procurata verso altri esseri umani che porta alla morte di qualcuno di loro; che sia compagno/a, marito/moglie, genitore/figlio, conviventi sotto lo stesso tetto familiare.

Lo squilibrio è causato dalla predominanza di Mente o di Cuore.

La predominanza di Mente porta a un eccesso di razionalizzazione, distacco emotivo, rigidità, ruminazione. La Mente è fredda.

La predominanza di Cuore porta a impulsività, perdita di chiarezza, prorompenza emotiva. Il Cuore è caldo.

Nella mia vita sono stato lungamente dominato dalla Mente che mi ha reso rigido, ruminante, anaffettivo. Questo ha generato una sofferenza profonda dentro di me, paura e rabbia. Quando la mia Mente non riusciva più a controllare la sofferenza, un banale innesco esterno faceva erompere il Cuore in un’eruzione di rabbia, devastante per chi mi stava vicino.

Il risultato di tutto questo è che la freddezza della mia Mente ha avvolto il mio Cuore in una corazza impenetrabile e il dolore inespresso ne ha fatto morire una sua parte con un infarto.

Viviamo un’epoca di predominio della Scienza, che vuol dire predominio della Mente con un distacco dalle emozioni e dai sentimenti che non possono più esprimersi in modo equilibrato e controllato.

Non esiste più un confine tra ciò che è etico, secondo il sentire profondo, e ciò che non lo è, non esiste il senso del Sacro, secondo il sentire del Cuore.

La Sacralità è stata fagocitata dalla Scienza.

Tutto è permesso, tutto è lecito e scusabile, anche uccidere un altro essere umano, giustificandolo con artifici mentali come un’azione armata per ristabilire la pace in un paese straniero, come invadere una nazione con il presupposto che il suo presidente sia un impostore, come la difesa armata della mia casa.

Ecco che la saggezza del Buddha e l’Amore del Cristo ci indicano la strada da seguire.

Il bianco della Luce della Mente deve fondersi con il rosso del Cuore.

Il freddo della Mente deve miscelarsi con il calore del Cuore.

La saggezza deve compenetrarsi nella compassione.

Solo quando c’è una fusione equilibrata tra queste due Energie ci può essere la salute.

Dove avviene questa fusione? Nel nostro corpo.

Lì si deve concentrare la nostra attenzione e osservazione.

Nella meditazione la Mente osserva, il Cuore manda segnali nel corpo fisico legati a emozioni e sentimenti, la Mente decide come agire nel modo migliore per la crescita spirituale del nostro Essere.

Il Cuore indica ciò che conta.

La Mente trova come agire.

La tragica ironia della morte

La mia attenzione va a tutti i grandi studiosi e ricercatori nelle varie specializzazioni nel campo della medicina.

Alcuni di essi hanno raggiunto grande fama e notorietà proprio per il contributo nella loro area di studio o ricerca che ha permesso di arrivare a scoperte che hanno aiutato migliaia di persone a guarire dalle loro malattie.

Questa dedizione per la ricerca e per il servizio alla comunità scientifica e umana non ha potuto però impedire ad alcuni di loro di morire a causa delle stesse malattie che hanno lungamente studiato e curato.

Eccone alcuni casi

Giovanni Maria Lancisi (1654-1720)
Un medico italiano di grande fama, che fu il medico di corte del Papa Clemente XI, noto per i suoi studi sulle malattie infettive, in particolare sulla malaria, e per le sue ricerche sulle malattie epidemiche. Si ritiene che Lancisi sia morto proprio di malaria.

René Théophile Hyacinthe Laennec (1781-1826)
Laennec è celebre per aver inventato lo stetoscopio, ma purtroppo morì a soli 45 anni di tubercolosi, una malattia polmonare infettiva che lui stesso aveva studiato e trattato.

George Papanicolaou (1883-1962)
Papanicolaou è noto per aver sviluppato il famoso “Pap test” per la rilevazione del cancro cervicale. Sebbene non fosse lui stesso un oncologo, lavorava intensamente con i pazienti che soffrivano di questa malattia. Papanicolaou morì a causa di un cancro al pancreas, uno dei tumori che tanto aveva cercato di studiare e prevenire.

Albert Calmette (1863-1933)
Medico e ricercatore francese, Calmette è noto per il suo lavoro sul vaccino contro la tubercolosi (BCG). Tuttavia, egli morì proprio di tubercolosi.

Christian Barnard

Il famoso cardiochirurgo sudafricano noto per aver eseguito il primo trapianto di cuore umano riuscito nel 1967, morì nel 2001 a causa di infarto miocardico, ovvero un attacco cardiaco. Barnard aveva sviluppato problemi cardiaci in precedenza.

Anna Maria Vaccari

Storica psichiatra italiana è morta nel 1991 a soli 47 anni a causa di un tumore al cervello. Vaccari era una figura di grande rilievo nel suo campo e aveva dedicato la sua vita alla cura delle malattie mentali, in particolare lavorando con pazienti affetti da disturbi psicotici e con problematiche complesse.

Anna Maria Vaccari

Nutrizionista italiana nota per il suo lavoro nel campo della nutrizione e per il suo approccio professionale nella cura e prevenzione di malattie legate all’alimentazione. È tristemente venuta a mancare il 16 gennaio 2021 per un tumore pancreatico, che l’aveva colpita da tempo e con cui ha combattuto per un lungo periodo.

Eva Proudman

È una tricologa clinica e fondatrice di un programma per donne dopo chemioterapia. Ha sofferto di telogen effluvium dopo un intervento bariatrico, perdendo metà dei capelli.

Sembra un paradosso morire per una malattia che si è studiata per tutta la vita, ma dalla prospettiva spirituale non è così strano.

Il nostro organismo è una macchina perfetta, un universo di miliardi di cellule e apparati che lavorano in sinergia perfetta tra di loro, a somiglianza dell’Universo che ci sovrasta e ci circonda, sottoposto alle stesse leggi.

Come sopra così sotto.

La malattia di un organo o di un apparato è un messaggio che il nostro corpo sta mandando per avvertirci che qualcosa nelle nostre cellule sta cambiando e ci suggerisce di porvi rimedio al nostro interno.

Porvi rimedio significa andare a rimuovere e trasformare le cause emozionali e mentali che stanno creando quello squilibrio che si sta manifestando nella materia del nostro corpo fisico.

Il ricercatore dello Spirito conosce bene questa legge. Il ricercatore nel campo della Medicina, se ignora tutto questo, può essere condotto a ricevere suggerimenti, provenienti dalla sua interiorità, di occuparsi di una determinata malattia proprio perché quella malattia lo riguarda.

Può sembrare una tragica ironia ma non lo è.

Allora una serie di domande si affacciano alla mia considerazione.

Chi muore della stessa malattia che sta studiando sugli altri può essere considerato un luminare e per luminare intendo una mente folgorata dalla Luce della Conoscenza?

Chi si preoccupa di curare sé stesso con l’intento di dare poi agli altri può essere considerato un egoista senza cuore?

E più in generale avere lo slancio verso gli altri, quindi verso l’esterno, è preferibile rispetto a pensare a ripulirsi prima dentro per non trasferire agli altri i propri problemi?

 

 

Riposare nel pieno dell’attività

Sembra un koan da meditare in profondità ed effettivamente lo è. 

Tempo fa, quando lessi per la prima volta questa affermazione, stentai parecchio a comprendere cosa significasse veramente. 

Devo dire che, ancora adesso, si genera in me una sorta di vuoto nel tentare di rispondere. 

Ma l’Infinito Benedetto mi ha condotto con i suoi metodi, alcune volte drastici, a prendere in considerazione questo grande sconosciuto che per me è il riposo. 

Pochi mesi fa sono stato colpito da un infarto causato da un’occlusione totale di una coronaria. Questo evento, fortunatamente risolto brillantemente, mi ha catapultato in una prospettiva di vita alla quale non avrei mai pensato di trovarmi solo qualche anno fa. 

Durante la settimana passata nel reparto di terapia intensiva e nel reparto di cardiologia sono dovuto rimanere immobile in un letto con varie apparecchiature attaccate, oggetto di somministrazione di farmaci, indagini diagnostiche e impossibilitato a fare niente altro. 

Altre volte nella mia vita sono passato per situazioni di vita simili, ma, mentre in precedenza la mia attenzione e il mio desiderio era focalizzato nel riuscire a guarire il più velocemente possibile per poter lasciare l’ospedale, ora sono stato visitato da una paura profonda e incontrollabile di morire distaccandomi dai miei veicoli fisici, accompagnata da un’impossibilità a riposare e abbandonarsi ad un sonno ristoratore.

E ho scoperto che la mia natura profonda non è mai riuscita a riposare, in nessun luogo, sempre pronta ad attività frenetiche, esaurite le quali cadevo in uno stato di affaticamento tale che il corpo necessitava il meritato riposo per sfinimento. 

Anche in compagnia dei miei amici o di occasioni conviviali non riuscivo a stare seduto e intrattenermi con gli ospiti, ma mi alzavo in preda alla necessità di fare qualcosa, anche solo di passeggiare. 

Siamo tutti più o meno maestri nei tentativi di fuga, basti ricordarne alcuni: il lavoro tossico, lo sport esagerato, i rapporti amorosi, il desiderio di potere, il desiderio di denaro, le tossicodipendenze da sostanze e quelle emozionali, il multitasking ossia fare due o tre cose contemporaneamente. 

I dispositivi elettronici dei quali siamo circondati e che portiamo sempre con noi sono altrettanti tentativi di fuga. 

Da che cosa scappiamo? O che cosa combattiamo?

Il sistema di lotta o fuggi fa parte del nostro cervello limbico neandertaliano e, almeno per la mia personale esperienza, sento che un trauma del mio passato remoto di bambino ha bloccato questo cervello limbico neandertaliano settandolo sull’ aspetto preponderante della mia natura che è la fuga. Così il mio secondo chakra è costretto a girare ad una velocità impressionante comandato dal mio cervello limbico. 

Ancora oggi, nonostante il mio Cammino Spirituale, esso è ancora attivo. 

Ora è arrivato il momento di stare insieme e parlare a questo bambino impaurito, rassicurandolo: va tutto bene, è tutto a posto; questo è un luogo sicuro e tu gli appartieni. 

Rassicurarlo per portarlo a girare a un ritmo più vicino a quello della Terra.

Il grande Rumi ha detto: ascolta, piccola goccia, arrenditi senza rimpianti e in cambio guadagnerai l’oceano; lasciati andare e nel grande mare sarai al sicuro. 

Bisogna scendere nelle profondità dell’Acqua dove tutto è silenzio e pace e dove scorre il Mare del Qi e lasciare la superficie del mare dove si è in balia dei venti e delle correnti. 

Abbiamo perso la capacità di arrenderci e stare fermi in ascolto di quello che ci circonda, delle energie sottili che ci attraversano. 

Anche quando siamo in mezzo alla natura siamo preoccupati di catturare delle immagini con i nostri strumenti elettronici nel tentativo di fissare dei ricordi da riportare a casa con noi, quando sarebbe infinitamente più utile potersi sedere sotto un albero e ammirare il panorama circostante con l’attenzione di tutti i nostri sensi per far scendere dentro di noi il calore del sole, il rumore dello stormire delle foglie, la carezza del vento sulle nostre gote, gli uccelli che cinguettano e che volano a noi vicino, il profumo che penetra nelle nostre narici. 

Dedicare tutto il nostro essere al momento presente ci collega alla corrente di Energia Universale a partire da cui tutto fluisce con una perfezione meravigliosa come una Danza che ci guida nella nostra Vita.