Cosa succede quando si muore?

NO. Non è vero perché la morte è con noi sempre e proprio perché non sappiamo quando questo passaggio sarà non ha senso passare la gran parte della nostra vita cercando di allontanare questa paura per non sentirla.

Impiegare così tanta parte della nostra energia per cercare di stare più lontano possibile da quello che anche solo possa richiamare il ricordo!

NO. Noi non siamo solo il nostro corpo fisico. 

C’è altro che ci abita, molto di più.

Ma molti di noi lo hanno dimenticato e sepolto nella loro parte più profonda alla quale non ci permettiamo di arrivare. 

Abbiamo costruito intorno una corazza per non sentire quella parte, le sue istanze ed il suo bisogno di esprimersi. 

Abbiamo costruito maschere per aderire a quello che la nostra famiglia, la scuola, la società ci hanno chiesto di rappresentare.

Abbiamo chiuso la botola per non sentire il dolore e la sofferenza di quella parte che ci chiede di esprimersi.

L’altro giorno, passeggiando di mattina presto in un parco di Roma, la mia compagna ed io ci siamo fermati ad osservare due scoiattoli che si rincorrevano sugli alberi giocando tra di loro. Siamo rimasti per alcuni minuti affascinati con lo sguardo in su e la bocca aperta, pieni di meraviglia per la straordinaria velocità ed acrobaticità con cui lo facevano, additando con stupore e gratitudine quello che ci veniva regalato.

Ecco, in quei minuti quella parte di me che di solito relego in profondità è salita e si è potuta esprimere portando gioia, innocenza, leggerezza, libertà come quei due scoiattoli stavano esprimendo. Ho risuonato con le loro vibrazioni.

Questa Natura che così si manifesta fa parte del mio Essere e non è il mio corpo fisico. Lo abita, lo indossa semplicemente.

Questa Natura Solare, quando il nostro corpo fisico conosce la malattia e la morte, lo abbandona per ritornare alla sua Sorgente Primaria, il Sole, la Luce. Continua a vivere in un’altra forma, non la forma che assume per venire su questa terra.

Ecco allora che la morte non è la fine di tutto il nostro Essere ma piuttosto un cambiamento di stato.

Da uno stato più denso, pesante ad uno meno solido.

E’ una trasformazione come quella che permette alla crisalide di divenire farfalla.

Ecco allora che morire non è passare un muro di mattoni ma sollevare un velo di garza.

Che cosa c’è dietro questo velo di garza?

C’è vita dopo la morte?

Spesso me lo sono chiesto fuggendo subito dopo per paura di cercare la risposta.

Quello che prima invece non mi ero mai chiesto ma che ora, per me, è la domanda fondamentale è: c’è vita nella mia vita ora?

Da che cosa origina veramente questa paura?

Mi sembra che la paura origini e si manifesti in due correnti distinte.

Da un lato una paura cosciente che scaturisce dal non voler sperimentare dolore fisico, sofferenza emotiva originata dal sentimento di perdere i propri cari, la propria famiglia, i propri affetti, le proprie cose materiali.

Dalla constatazione quotidiana e persistente della perdita irrimediabile e progressiva della autonomia del proprio corpo fisico. Non poter più condurre la propria auto, non riuscire più a salire una rampa di scale, aver difficoltà a camminare, alzarsi dal proprio letto, portare il cibo alla propria bocca, dal senso profondo di solitudine e al tempo stesso di dipendenza dall’aiuto di altri. Il desiderio di mantenere la propria autonomia e la negazione del bisogno di dipendenza può spingere spesso gli individui a voler ostinatamente vivere da soli e rifiutare la convivenza assistenziale esponendosi a eventi traumatici le cui conseguenze accelerano il loro processo di declino.   

Ma questa è solo la punta dell’iceberg!!

Dall’altro lato c’è una paura inconscia, incontrollabile che scaturisce dal profondo. 

La paura dell’ignoto.

Ignoto è ciò che la mente non può conoscere, catalogare, incasellare nei suoi box e controllare.

E’ un paura della quale non si ha consapevolezza a meno che non venga deliberatamente portata attenzione su di essa.

E’ la paura di una forza distruttrice, catastrofica, annientatrice di tutto quello che la mente ha costruito e sulla quale essa non può aver nessun controllo perché non sappiamo quando, come e dove la morte ci raggiungerà. Per essa quindi vuol dire la fine di tutto.

Ma è vero?

E’ vero se pensiamo di essere solo il nostro corpo fisico o che esso ci appartenga. Anche il solo vederlo cambiare ed invecchiare può spaventare.

Ecco allora la corsa a rimanere giovani nel corpo fisico il più possibile. Fitness, corsa, sport, massaggi, trattamenti estetici fino ad arrivare alla modificazione del proprio aspetto fisico per mezzo della chirurgia per non invecchiare.

Ho passato gran parte della mia vita facendo sport di tutti i tipi, preparazione atletica agonistica, diete e attenzione al cibo più o meno continua con una maniacalità ossessiva spinto da questa emozione di paura. 

Ho fuggito la vecchiaia e la morte con pervicacia evitando di entrare in un ospedale anche solo per visitare una persona malata.

Pensavo che la morte mi avrebbe raggiunto quando sarei stato vecchio. Collocavo questo evento lontano da me nel tempo per farlo diventare rassicurante. Non devo pensarci proprio ora, ho una vita davanti!!!

Ma è vero? 

NO

Perché nessuno vuole parlare della morte?

Sembra che parlare della morte sia un tabù. In altre parole un divieto sacrale anche solo di pronunciare questa parola.

Il Sacro, tra cui la morte, da epoche remote è stato consegnato dagli esseri umani a particolari figure designate a parlarne ed officiarne i riti.

Per Sacro voglio intendere il contatto con il Divino o Entità Superiore. 

Nella cultura della quale io faccio parte i ministri di Dio o clero sono delegati ad occuparsi della gestione sacra di questo rituale di passaggio.

Altro motivo che ci impedisce di parlare della morte è che se ne parliamo, anche solo in generale, inevitabilmente e per la quasi totalità degli esseri umani siamo portati ad affrontare la prospettiva della nostra morte.

Affrontandola inconsciamente ed indirettamente potremmo avvicinarla.

Ecco allora sorgere dentro di noi una moltitudine di certezze: sto invecchiando, il tempo sta passando, il corpo fisico si sta deteriorando.

Ma anche e soprattutto una quantità di domande. Quando succederà? Come accadrà? Dove succederà? Sentirò dolore? Sarò da solo?

Troppa ansia, troppa paura, troppa incertezza!!!! 

Meglio far finta di non vedere, di non sentire. Meglio cercare distrazioni.

Ecco un elenco di quelle che io ho sperimentato: un tuffo nel lavoro, gratificazioni dal cibo, dallo sport, dal denaro, dal sesso, nuova auto, nuova casa, nuovi abiti, cura del proprio corpo, nuovi filoni di letture, viaggi, trasferire il proprio desiderio di sentirsi realizzati nel successo dei propri figli……….

Ognuno di noi ha le proprie modalità di distrarsi, se ne potrebbe scrivere un libro.

Ma è come avere un elefante dentro la propria casa e far finta di non vederlo.