Il lascito

E’ l’impronta che si lascia sulla terra a testimonianza del proprio passaggio, come i graffiti sui ruderi di una parete di roccia, come frammenti di monili rinvenuti in uno scavo archeologico.

Non è tanto l’oggetto in sé che conta, ma come esso si inserisce nella storia di un popolo, quale significato assume che ci permetta di ricostruire il suo stile di vita. 

Non si sta parlando di quanto di materiale si lascia con un testamento, non si tratta di denaro, di ville, di auto…..

Facendo parte di una famiglia, crescendo dei figli, coltivando una cerchia di amici, di colleghi di lavoro, assumendo un ruolo nella comunità sociale, è questa l’impronta di cui si vuole parlare.

Tutti sono chiamati a partecipare, in armonia con la volontà della persona che è il soggetto: figli, marito, moglie, parenti, amici, compagni di lavoro.

Il ricordare è il comune denominatore che lega tutti, come lega anche la ricerca del significato della propria esistenza (che abbiamo chiamato ricapitolazione) a cui il lascito è strettamente legata.

Ma, mentre la ricerca del significato della propria vita è un lavoro intimo, introspettivo e più complesso, il lavoro sul lascito, essendo di carattere più corale, è più facile da individuare e portare a termine.

I lasciti possono assumere varie forme: un album, una pergamena, un oggetto realizzato in legno o ceramica, una coperta di lana fatta a mano, un video, un quaderno con delle frasi scritte da tutti i conoscenti, ma anche un sentiero nei boschi.

L’oggetto che fa parte del lascito è legato strettamente alla quantità di tempo che rimane a colui che dovrà realizzarlo. Ma è anche possibile per chi rimane, dopo la morte del proprio caro, sentirsi spinto a realizzare un lascito come strumento di elaborazione del lutto e come ricordo della persona che ha lasciato.

La pergamena in particolare affonda le radici nell’antica tradizione religiosa ebraica tedesca.

Dopo la nascita del figlio la madre cuciva le fasce del neonato per farne una striscia con la quale veniva avvolta la Torah, i primi 5 libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) che costituisce la base dell’insegnamento religioso, per tenerla arrotolata. 

Su queste fasce venivano ricamate o dipinte scene da racconti biblici o da eventi della comunità nonché scene di augurio per un futuro matrimonio e riassumeva l’identità, il passato e gli auspici per il futuro del possessore.

La pergamena si presta mirabilmente ad essere utilizzata per testimoniare gli aspetti importanti della vita di una persona per mezzo di foto, collage e parole.

Il fatto che nel passato venisse usata per un neonato e ora possa venire utilizzata per un morente restituisce un senso di continuità allo strumento, utile per colui che viene al mondo e colui che lo sta lasciando.

Lo srolotarsi di questo lungo foglio di carta assume simbolicamente il fluire di un fiume, il fiume della vita della persona di cui si parla che sta raggiungendo il ricongiungimento con il mare.

Ricordo come, agli inizi del mio Servizio, venni chiamato da una persona con una malattia incurabile nel suo stadio finale. Mi ricevette nell’ampio salone della sua casa e mi fece vedere una imponente boiserie con vetrine che occupava tutta una parete del salone. 

Dentro si vedevano in bella mostra delle armi antiche, fucili, pistole, pallettoni, pugnali che erano appartenuti al suo defunto marito. 

Mi chiese di aiutarla a riconvertire questo manufatto in una libreria, quale era stata in precedenza, per poter esporre la copiosa quantità di libri, che la avevano accompagnata per tutta la sua vita, nonché oggetti che riguardavano i molti viaggi fatti. Mi disse che faceva tutto questo per lasciare un ricordo ai propri figli. 

La creazione e realizzazione di un lascito ha dei benefici immediati per la persona morente. Le dà uno scopo riempiendo questo tempo di pensieri e di azioni positive, pensando al bene per gli altri e distogliendosi dal dolore, dall’ansia e dalla possibile depressione.

E’ come rimanere sull’onda della propria vita per farne un dono per le persone che si amano.

La liturgia della metamorfosi

L’abbandono di ciò che ci tiene legati alla Terra e il passaggio nell’Aldilà è letteralmente una metamorfosi ossia un cambiamento profondo di stato.

Questo passaggio di stato, secondo il mio sentire, dovrebbe essere accompagnato da una liturgia. 

Liturgia deriva dal greco e vuol dire servizio pubblico, nobile servizio reso; passando attraverso il carattere pubblico dei voti sacerdotali, ha poi acquisito i colori del sacro.

A cosa serve una liturgia?

Serve, a chi sta vivendo l’esperienza e a coloro che assistono, a renderla sacra attraverso una serie di riti e a portare un’attenzione focalizzata a ciò che si sta vivendo per collegarsi alle Potenze Superiori.

Nella tradizione cristiana la liturgia è il complesso di cerimonie di culto. 

Anche in altre tradizioni abbiamo una liturgia che accompagna la metamorfosi come ne abbiamo anche per altri atti del vivere quotidiano. 

Liturgia, per me ad esempio, è preparare il caffè la mattina appena sveglio, stappare il contenitore e annusarne il profumo, riempire di acqua fino alla valvola il serbatoio, asciugare attentamente il cestello che conterrà la polvere e riempirlo con attenzione senza farne cadere troppa e lasciando una giusta compattezza per permettere all’acqua di salire, avvitare la parte superiore e accendere la fiamma al minimo attendendo, con l’orecchio teso, per sentire il gorgoglio del caffè che sta uscendo, per poi gustarne l’aroma. 

Liturgia è entrare nella stanza dove medito, chiudere la porta, stendere il tappetino, appoggiarvi sopra il cuscino da meditazione, avendo cura che sia ben gonfio, accendere una candela recitando un’invocazione per la fiamma che prende vita, accendere un bastoncino di incenso rivolgendone la fiamma alle effigi dei Maestri che sono appese nella stanza, recitare delle invocazioni e sedermi sul cuscino per la mia pratica. 

Per ogni cosa che facciamo possiamo istituire una liturgia.

La Chiesa Cattolica ha una liturgia con una serie di riti per coloro che sono già defunti. 

Ma per chi si sta avviando a lasciare i veicoli inferiori ma non li ha ancora lasciati cosa si può fare?

C’è la preghiera, per chi ci crede e si ricorda, ma molto spesso nulla. 

Soprattutto negli ultimi due anni molti esseri umani sono passati oltre in un letto di ospedale, o peggio in una barella buttati in un corridoio, da soli, nella malattia e nella solitudine più profonda e molti di coloro che sono rimasti non hanno potuto nemmeno dare loro l’ultimo saluto.  

Cosa possiamo fare affinchè chi sta lasciando possa trovare conforto e amore?

Alcuni Compagni di Viaggio di altri paesi hanno tracciato una strada che porta in questi territori e questa strada vorrei seguire anche io nella mia terra.

Si tratta di aiutare chi sta lasciando e coloro che gli sono vicini a costruire una liturgia della propria metamorfosi che lo rispetti e lo ricordi agli occhi di tutti coloro che rimangono.

E’ un compito molto delicato e difficile perché in primo luogo bisogna smontare la mitologia della morte.

Che cosa è la mitologia della morte?

E’ il mito che ognuno di noi ha costruito su di essa. Un mito molto spesso orribile, tremendo alla base del quale c’è una paura primordiale profonda e animale. Per dirla come Woody Allen: non è che ho paura di morire, è solo che non voglio esserci quando accadrà.

Tutti noi fuggiamo via lontano da questo tema, come da quello della malattia che lo introduce.

Spesso tutta la nostra vita terrena viene condizionata e mossa da questa paura.

La paura della morte ma anche la paura del dolore che potrò provare prima di morire, la paura di non sapere cosa ci sarà dopo. 

Bisogna partire da qui.

Sfatare il mito della morte ci permette così di poter osservare tutto il resto con un certo distacco, necessario per affrontare i riti che compongono la liturgia della metamorfosi:

Ricapitolazione

Lascito

Ambiente

Oggetti intorno a me

Persone intorno a me 

Rito di abbandono del corpo

Vestizione

La veglia

Tutto questo insieme alla propria famiglia e a colui che si mette al Servizio per coordinare e aiutare.

Nei prossimi articoli esamineremo più da vicino questi aspetti.