La galette des rois

La galette des Rois è un’usanza, finora per me sconosciuta, che proviene dalla Francia del 14mo secolo.

E’ una torta di frangipane che contiene all’interno un piccolo oggetto e viene venduta insieme a una corona di carta dorata.

Secondo la tradizione gallica chi riceve il pezzo di torta, con all’interno l’oggetto, diventa Re per tutto il giorno.

La galette des Rois serve a celebrare l’Epifania di Nostro Signore Gesù, riconosciuto Re dalla visita dei Re Magi, Epifania che chiude di fatto le festività natalizie.

Devo ringraziare l’Infinito e in particolar modo la mia compagna francese, se, proprio in questo momento particolare, nonostante la nostra vita comune ormai più che decennale, ha ricevuto l’ispirazione di celebrarla.

Aderenti alla tradizione abbiamo tagliato insieme la torta proprio nel punto esatto in cui era stato posizionato l’oggettino, tanto che lo stesso si è trovato a cavallo di due fette. 

Che fare? Abbiamo tirato a sorte chi dovesse indossare la corona e sono diventato Re.

Tutto questo succede, per me, non a caso, ma con un ben preciso disegno.

Infatti con una sincronia sorprendente la mia realtà di vita ha subito un potente scossone dalle fondamenta.

Le attuali misure di obbligo vaccinale, che mi riguardano direttamente, mi costringeranno a ridimensionare la mia vita terrestre in modo drastico. Di fronte a questa massiccia compressione delle libertà individuali, di fronte alla rabbia e alla tristezza nel constatare l’oscurità che stiamo attraversando in questo tempo, nel quale però ho scelto di vivere, quale strada sono chiamato a percorrere? Dove devo dirigere la mia attenzione e il mio Cammino? Quale è il mio compito in questo momento?

Ed ecco che divento Re per un giorno. 

Cosa vuol dire per me diventare Re per un giorno, proprio in questo giorno? 

Vuol dire accettare pienamente e completamente i doni che i Magi offrono: Oro, Incenso e Mirra.

Diventare Re è una strada che sono chiamato a percorrere, per diventare condottiero della mia Vita Interiore, della mia Anima, come Mandela è diventato Capitano della propria.

Diventare Re vuol dire riconoscere e sentire profondamente, non a parole, dentro il mio Essere la scintilla di Dio che alberga in tutti noi, purificandomi e rinnovandomi incessantemente per salire all’Ombra dell’Onnipotente.

Diventare Re vuol dire essere disposto al sacrificio del lavoro su me stesso, con coraggio, con perseveranza e persistenza, cosa che farò nell’intimità della mia casa.

La compressione ed il controllo che stanno esercitando su di me non fa altro che aumentare la determinazione e la volontà di salire più vicino al Padre e per questo ringrazio. 

Il senso del Natale

Quale è il senso del Natale?

Col passare degli anni della mia vita la risposta a questa domanda è molto cambiata.

Da bambino era il tempo dell’arrivo dell’uomo magico con la barba che, sulla slitta trainata dalle renne volanti, distribuiva regali a tutti coloro che ne avevano fatto richiesta con una semplice lettera.

A condizione, però, che si fosse stati buoni, ubbidienti, rispettosi per tutto il tempo precedente.

Ricordo ancora l’emozione febbrile con cui mio fratello ed io ci alzavamo all’alba del giorno fatidico per sbirciare, attraverso il vetro opaco della porta del salone, e percepire se, sotto le luci intermittenti dell’albero di Natale, si scorgesse una massa scura rivelatrice del passaggio dell’uomo vestito di rosso.

Era come entrare, all’apertura della porta fatidica, dentro il Paese dei Balocchi dove c’era ogni ben di Dio, ossia quello che tu avevi desiderato e chiesto, a tua disposizione. 

Lentamente questa magia infantile si è trasformata genericamente in una convinzione o fede nella nascita del Salvatore accompagnata dalla convenzione sociale di scambiarsi dei doni per ricordare i doni portati al cospetto di Gesù. 

Più mi addentravo nella vita lavorativa, a cui ero costretto o sceglievo di dedicare la gran parte del mio tempo, più la convenzione sociale assumeva i contorni di una costrizione/dovere a cui ero obbligato a sottostare. 

Ecco allora le corse frenetiche tra un impegno di lavoro e l’altro per cercare e acquistare dei doni per i familiari, i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro, i clienti. 

E dopo altre corse tra un impegno di lavoro e l’altro per consegnare questi doni personalmente a ciascuno dei destinatari.

Arrivavo al giorno della celebrazione così stanco e attraversato da una rabbia profonda che mi chiudeva così tanto il cuore da impedirmi di provare piacere e gioia di condividere la festa con tutta la mia famiglia. 

Dentro di me c’era anche un richiamo flebile a voler stare da solo, in silenzio, raccolto come se qualcuno mi chiamasse ad andare da un’altra parte.

Nel mio Cammino attuale la celebrazione della nascita del Bambino Gesù ha assunto una sacralità e un significato sempre più profondo.

Chi è questo bambino che nasce? 

Sono io, è quella parte di me divina, è il mio Sé superiore, sono io che rinasco ogni volta che attraverso la porta di un cambiamento interiore.

Questo bambino interiore viene onorato dalla visita di tre Re che portano tre doni incommensurabili attraverso i quali siamo invitati a diventare Re della nostra Vita Interiore.

Essi sono guidati da una stella cometa, quindi un astro brillante e risplendente di luce propria e un nucleo cometario che, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno tra gli oggetti del Sistema solare più scuri conosciuti (alcuni sono più neri del carbone) per ricordarci la dualità nella quale siamo immersi sulla Terra.

I tre Re sono le tre stelle allineate denominate la Cintura di Orione (Mintaka, Alnilan, Alnitak), ma in molte tradizioni popolari sono chiamate i Re Magi, che fanno parte della costellazione denominata Orione o il Cacciatore, detto anche l’Uomo in cammino.

Essa è visibile da ogni parte della Terra e ricorda la forma di una clessidra. 

I tre doni.

ORO

Simbolo di regalità e ricchezza. 

La regalità propria di ogni essere umano. 

La capacità di regnare su sé stessi, sulla propria vita interiore. 

La facoltà di vedere e dominare i propri impulsi e istinti inferiori, di vedere e esprimere le proprie emozioni senza ferire o arrecare danno a nessuno, facendo risplendere l’oro del Sole e dell’Amore che riscalda ogni creatura.

INCENSO

Richiamo diretto alla scintilla divina, alla particella di Dio in noi. Siamo custodi di questa scintilla divina, che ci collega direttamente al nostro Sè Superiore.

Da lì ogni cosa che facciamo diventa sacra e tutta la terra diventa un santuario dove sperimentiamo che tutto è per il bene, tutto è benedetto a partire dalla nostra esistenza.

Incenso vuol dire anche purificazione e rinnovamento. Liberandoci dalla confusione creata dalla nostra personalità per sviluppare la vista del gufo che ci permette di vedere chiaramente nella notte.

MIRRA

Simboleggia lo spirito di sacrificio attraverso cui si può portare guarigione. Sacrificio inteso come Sacro Ufficio, attività sacra espressione di disciplina, volontà di mettersi al Servizio e desiderio di mettersi a disposizione per curare sia il corpo che l’anima di chi richiede il nostro aiuto, ma soprattutto di noi stessi. 

Infine sento come verità che, secondo la Scienza Iniziatica, le tre stelle della Cintura di Orione sono i tre atomi permanenti, che seguono il Cammino di ogni anima attraverso le incarnazioni. 

Essi contengono una sintesi delle esperienze più importanti dell’ultima vita trascorsa

Esse serviranno come struttura primordiale per l’ideazione e la costruzione della futura incarnazione, patrimonio di Intelletto, Cuore e Volontà.

Questo vuol dire per me Natale, ma per celebrarlo in questa prospettiva di intimità, di soavità, di profonda sacralità bisogna prima bagnarsi nel mare del silenzio. 

Buon Natale a tutti voi