Cercasi Amore per la fine del mondo

Che cosa fareste se veniste a sapere di una prossima fine del mondo a causa dell’impatto di un gigantesco asteroide sulla terra?

Questo interrogativo, come spesso succede, è sorto alla mia attenzione dopo la visione di un film il cui titolo è il titolo di questo articolo.

Una buona gamma di risposte si trovano osservando il comportamento dei personaggi, soprattutto quelli di contorno.

Si vede gente urlante nelle strade mettere a ferro e fuoco tutto ciò che incontra in preda ad una rabbia incontenibile.

Altri svaligiare supermercati e negozi di generi alimentari per accaparrarsi cibo e bevande a sufficienza per resistere nell’attesa.

Altri ancora alla ricerca incessante di alcolici e droghe per poter bere, ubriacarsi e sballarsi fino a dimenticare l’orrenda realtà che li sta aspettando.

Altri, coscienti della caduta di tutte le leggi ed i divieti, dediti al furto di tutto quanto possa soddisfare il loro desiderio di possedere cose.

La moglie del protagonista, sentendosi libera ormai da qualsiasi tipo di convenzione sociale costretta ormai in una relazione che non ha più senso per ambedue le parti, abbandona il marito senza dire una parola fuggendo dall’auto ferma ad un semaforo.

La cameriera della coppia che cerca la rassicurazione ed il conforto che tutto nel suo mondo rimarrà come sempre e quindi continuerà a venire da loro ogni giovedì per pulire e rassettare.

La giovane coprotagonista che cerca un qualsiasi modo per raggiungere i suoi genitori a Londra.

Il protagonista che desidera rincontrare il suo amore giovanile ancora un’ultima volta.

Questi due, sconosciuti l’uno all’altra, si troveranno uniti nel tentativo di far raggiungere all’altro il proprio obiettivo scoprendo che in realtà quello che tutti e due cercavano era a pochissimi passi di distanza, nascosto alle loro viste concentrate su tutt’altro.

Ma che cosa farei io immerso nella certezza di un’imminente fine di questa mia esistenza terrena?

So per mia personale esperienza che di fronte alla morte fisica non posso far parlare solo la mente con tutta la gamma delle sue possibilità perché entra fatalmente in gioco anche la parte istintuale, quella che gestisce la sopravvivenza attraverso emozioni e azioni forti e beluine, che, dopo il mio infarto, hanno bypassato la mente con le sue costruzioni e sono venute prepotentemente alla superficie sotto forma di paura incontenibile e irrefrenabile.

Certo non mi chiuderei in un rifugio antiatomico sotterraneo, in una gabbia metallica sottoterra dove trascorrere i miei giorni postatomici senza possibilità di vedere il sole, sentire la carezza del vento e sapere di essere rimasto solo sulla faccia della terra bruciata, deserta e inanimata. Chiuso in una reclusione autoinflitta solo per poter dire di essere ancora vivo!

È questa la più grande differenza: esseri umani pilotati e diretti dalla loro Natura Terrestre che esprime rabbia, paura, disprezzo, egocentrismo imperante a dispetto e a danno di chiunque altro si trovi sulla loro strada ed esseri umani che hanno scelto Natura Solare a cui bisogna dare voce e credito. Sì, perché c’è anche lei che vuole esprimersi ed è solo attraverso la sua espressione che possiamo trovare la nostra comune salvezza.

Ma va lasciata libera di cercare strade che sono diverse dai percorsi neuronali che crea la nostra mente di superficie e che crediamo sia quello che realmente cerchiamo.

Sono più profondi e a noi spesso sconosciuti. Sono strade che trascendono la barriera del corpo fisico e la sua espressione, strade che parlano alla nostra Anima.

Sono strade che dobbiamo imparare a costruire, giorno dopo giorno, con pazienza, dedizione e fede. Fede che esiste qualcosa di diverso dalla materia che possiamo toccare, qualcosa di diverso dalla paura, dalla rabbia, dalla disperazione che ci pervade, qualcosa di diverso da me, da questo corpo che ora c’è ma domani non ci sarà più, qualcosa che vivrà per sempre dentro di me, dentro di te, dentro ognuno di noi, qualcosa che è più grande, più importante, più vitale, qualcosa che si chiama Amore.

Questo deve dispiegarsi dentro di noi, ma per farlo non dobbiamo creare l’attrito di quello che voglio IO, dobbiamo scorrere nella corrente calda, accogliente, rinfrancante di questo fiume lasciandosi trasportare, essendo nulla.

Allora potremo sdraiarci nel letto, come i protagonisti, sereni, tranquilli, guardandoci negli occhi e stringendoci le mani incuranti della fine del mondo.