Bellezza Collaterale

Perché c’è tanta sofferenza nel mondo?

Perché tanto dolore?

Se questo pianeta è stato creato da una Entità Suprema che tutto regola e gestisce con precisione accuratissima a che cosa serve la sofferenza?

A che serve il dolore?

Se limitiamo il nostro orizzonte di osservazione alla vita che stiamo vivendo non è possibile trovare risposta a queste domande.

L’esistenza della sofferenza e del dolore sembra allora essere una punizione che qualcuno a caso commina tirando un lancio di dadi.

Colui che si trova coinvolto in prima persona può facilmente maledire il fato avverso, la sfortuna e chiedersi: perché proprio io?

Se pensiamo di essere solo il nostro corpo fisico non c’è spiegazione che tenga.

Questo può generare rabbia, paura o annichilimento.

Allora cosa può spiegare l’esistenza della sofferenza, della malattia, del dolore?

La loro esistenza è legata strettamente all’esistenza di qualcos’altro dentro di noi che molto spesso viene dimenticato, misconosciuto, ignorato: la nostra Essenza e la nostra Anima.

Quella parte di noi che non muore al disfacimento del nostro corpo fisico, quella parte che ritorna, con un’altra veste di materia, per continuare il proprio lavoro di purificazione, apprendimento e crescita nello Spirito.

Ecco allora che la sofferenza, il dolore, la malattia possono prendere significato.

Credo che siano dei messaggeri che ci avvertono che qualcosa dentro di noi non ci sta portando verso il lavoro per lo Spirito che siamo tornati a continuare in questo mondo, anzi probabilmente stiamo andando dalla parte opposta.

Stiamo scappando a gambe levate proprio dalla sofferenza, dalla malattia, dal dolore.

Chi è che ci fa scappare?

Sono Entità guardiane che si sono costruite automaticamente fin dalla fanciullezza per proteggerci dalla sofferenza, dal dolore di nostre ferite emotive create a causa di nostre interpretazioni del comportamento dei nostri genitori, fratelli, sorelle, compagni e compagne di scuola, amici e amiche.

Sono queste Entità, insieme ad altre, che costruiscono le maschere con cui recitiamo nel palcoscenico della nostra vita e che sistematicamente ci tengono lontani dalla strada che potrebbe portarci a guarire.

Il grande poeta mistico persiano Rumi ha detto: la cura per il dolore è nel dolore.

Questa è la strada da percorrere, ma ci vuole coraggio per separarsi un poco dal dolore rimanendoci però vicino per osservarlo, quando una parte di noi ci dice: scappa via da questa sofferenza, non la voglio.

Allora la malattia ci indica quale organo è interessato dall’approfondimento del nostro disagio che non ha origine nel corpo fisico, ma molto prima e molto più su nell’emotivo. Ci può dire se è rabbia, se è paura, se è apatia.

Quattro anni fa sono stato colpito da un infarto. Non lo sapevo e pensavo che quel dolore che sentivo al centro nel mio sterno fosse tutt’altro. Ho avuto il coraggio di rimanere in osservazione e ricordo che questo dolore sembrava assomigliare a qualcuno che stringesse il mio sterno in un pugno. Quando ho portato l’attenzione nel punto ed intorno al dolore esso si è affievolito, sembrava essere molto meno stringente, ma poi cambiava.

La mia esperienza col dolore mi ha insegnato che anche esso è impermanente, prima sembra essere un dito che spinge contro una parete di carne, poi si trasforma in un dolore bruciante, poi come spilli che trafiggono, si attenua poi cambia posto e inizia ad errare nel mio corpo fisico.

Molto spesso dopo questa osservazione scompare.

La sofferenza, la malattia e il dolore hanno il grande pregio di dissolvere i nostri Guardiani.

Essi in una situazione emotiva di questo tipo non sanno cosa fare, come gestirci e quindi cadono e si dileguano.

Noi allora diventiamo come quegli esseri umani che scendono negli abissi marini in assetto variabile ossia con un peso che li trascina lungo un filo metallico giù, sempre più giù.

In questa profonda oscurità siamo liberi di incontrare la nostra Essenza, starle vicino, sentire il suo dolore, la sua sofferenza.

Ma sentire che in quella grande oscurità, al di là di un sottile velo, un esiguo diaframma, c’è il Vuoto, la Luce che sta per manifestarsi, il Tutto ciò che può essere ma ancora non è .

C’è quella parte di noi che sente di Essere quello che poi sarà.

Oltre il dolore, oltre la sofferenza c’è la Bellezza Collaterale.