La morte condivisa 2

Per avere una idea più precisa di quello che accade riporterò alcune testimonianze tratte dal libro di Moody.

Mio marito passò attraverso il mio corpo. Come una scossa elettrica, come quando si mettono le dita nella presa, ma più delicata. Tutta la nostra vita ci comparve davanti all’improvviso e sembrò inghiottire la stanza dell’ospedale con ciò che conteneva. Tutto intorno c’era solo luce bianca brillante. Tutto ciò che avevamo fatto nella vita era avvolto dalla luce. Vidi altre cose di mio marito prima che fossimo sposati. Non erano imbarazzanti o private, non c’era nessun bisogno di riservatezza. Vidi me stessa abbracciata al suo corpo ormai esanime, ma la cosa non mi fece stare male, perché mio marito nello stesso momento era vivo e accanto a me e osservavamo la scena insieme. Tutto accadde in un lampo accanto a letto dove mio marito stava morendo. Un altro aspetto strano di questa visione della nostra vita fu che in alcune parti vi erano dei pannelli o dei divisori che ci impedivano di vedere la totalità della scena, non ci permettevano di vedere alcune parti della nostra vita.”

Una madre moribonda che fino a quel momento giaceva quasi inerme nel suo letto si mise a sedere sul letto stesso e abbracciò suo figlio. Aveva occhi come perle di luce chiara ed era perfettamente padrona di sé al contrario degli ultimi giorni. Un globo di luce brillante si formò intorno a noi, racchiudeva interamente mia madre e me e notare che i mobili, le pareti e tutto ciò che era nella stanza appariva distorto, come se lo stessimo osservando attraverso una goccia d’acqua. Immagini tridimensionali iniziarono a cadere sul globo. Erano scene della mia infanzia. Mia madre iniziò ad allontanarsi, era come se si trovasse in fondo al tunnel ma allo stesso tempo fosse anche con me. Mentre accadeva tutto questo vidi scene della mia vita, inclusa la mia nascita. Vidi episodi della sua vita, eventi che la tormentavano durante la mia infanzia di cui non ero a conoscenza. Potevo percepire i suoi pensieri. Cristo era con noi nel globo, ma non vedevo la sua figura umana. Quando morì sentii che il suo corpo si abbandonava e l’energia usciva da lei. Il globo svanì e mi ritrovai da solo.”

Sognai che stavo camminando in una foresta con mio marito Herb lungo un sentiero buio e ombroso. Era un sentiero interamente circondato dagli alberi racchiuso da una fitta coltre di rami che si estendevano sopra la nostra testa. Il percorso era leggermente inclinato e sulla cresta di una collina vidi il cielo, simile a una luce in fondo al tunnel. “Herb e io eravamo immersi in una conversazione, non ricordo a riguardo di che cosa, ma credo stessimo ricordando i momenti fondamentali del nostro rapporto.”

“Mio fratello ed io siamo gemelli identici e ci siamo sempre sentiti legati, durante il weekend mio fratello si recò in un altro Stato per una partita scolastica di football mentre io rimasi a casa, ci andò in auto con alcuni amici e il giorno in cui stava ritornando ero sdraiato sul divano a guardare lo sport in televisione, quando all’improvviso ebbe la sensazione di lasciare il mio corpo e muovermi verso una luce brillante, mentre ciò accadeva vidi dei flashback di eventi che erano successi a me e a mio fratello, rivissi diversi avvenimenti della nostra infanzia fra cui alcune cose così insignificanti che avevo dimenticate, erano così vividi che mi parve di riviverli“.

Ho avuto la fortuna e l’onore di poter ricevere questa testimonianza di morte condivisa da parte di una cara compagna, viaggiatrice di lungo corso, la persona in questione lavora nel campo medico. Mi descrisse che si trovava seduta nel suo ufficio in ospedale, intenta a redigere degli atti, quando si è sentita trasportare via, ha visto una strada bianca in salita verso la sommità della quale sua madre stava camminando tenendo per mano una bimba; si è sentita pervasa da una gioia ed una pace indescrivibile e avrebbe voluto seguire sua madre in quel luogo meraviglioso ma una voce le disse chiaramente che non era ancora arrivato il suo momento e sarebbe dovuta ritornare indietro.

La mia cara compagna, quando mi raccontò tutto questo, non era minimamente a conoscenza della morte condivisa e, dopo aver letto il libro, capì che aveva partecipato alla morte della madre. 

La morte condivisa è una esperienza trascendentale che è inspiegabile dalla scienza attuale, ma sulla quale la scienza non può controbattere.

Dal punto di vista scientifico negli episodi di pre-morte si sente spesso affermare dagli scienziati che potrebbero essere frutto di malfunzionamenti cerebrali causati dalla mancanza di ossigeno o da impulsi elettromagnetici anomali. 

In questo caso la confutazione scientifica non regge perché chi accompagna il morente e partecipa con lui al distacco dai veicoli inferiori e al progredire oltre, sperimentando una morte condivisa, non sta morendo ma partecipa delle stesse sensazioni di chi sta passando pur essendo vivo.

La morte condivisa

Dio è Amore. 

Alcuni di noi esseri umani ricevono in dono dal Padre la meravigliosa e straordinaria opportunità di poter accompagnare un proprio caro morente oltre i confini del regno fisico. 

Sono regali divini elargiti grazie alla relazione di profondo amore che esiste tra gli esseri che la sperimentano.

Poter accompagnare oltre un padre, una madre, una compagna, i fratelli, le sorelle credo sia una indimenticabile esperienza di amore che trascende i confini terreni.

Ne abbiamo conoscenza grazie al lavoro di raccolta di testimonianze riportate dal dottor Raymond Moody nel suo libro “Schegge di Eternità”.

Il dottor Moody è stato il pioniere che ha anche raccolto interviste a persone che hanno avuto episodi di pre-morte, ossia sono morti per un certo tempo e poi tornati indietro.

I racconti di chi ha accompagnato un morente hanno degli elementi comuni che coincidono con quelli di chi ha vissuto un episodio di pre-morte. 

Essi sono 7 ed accomunano la maggior parte delle testimonianze raccolte dal dottor Moody:

  1. Cambiamento della geometria degli spazi – difficile da descrivere perché le forme possono essere molto diverse: “come se la stanza crollasse e si espandesse allo stesso tempo”, “sentii la stanza cambiare forma, quasi come se si fosse riempita d’aria e gonfiata”, “i mobili, le pareti e tutto ciò che era nella stanza appariva distorto, come se lo stessimo osservando attraverso una goccia d’acqua” questo cambiamento di forma, come una sorta di sportello, sembra dare accesso ad una dimensione diversa;
  2. la luce mistica – sembra mostrare una consistenza liquida, cristallina, che emette purezza, pace e amore, pulsante di questi elementi che producono una trasformazione spirituale in una persona, “una luce che sembrava un vapore sopra il suo viso, mai avevo provato tanta pace” la luce mistica provoca una trasformazione anche in chi ha condiviso la morte di un altro;
  3. la musica e le melodie – spesso si sente il suono di una melodia, “era la musica più bella e complessa che avessi mai sentito, ogni nota era uno scintillio, stavo letteralmente vedendo la musica”, “dolci e selvagge note di un’arpa eolica”, “una musica splendida, diversa da qualunque altra avessi mai udito, come una musica da ballo, ma assolutamente unica nel senso che anche dopo non ascoltai mai più nulla di simile” ma anche come un motore di un jet che sale di giri;
  4. esperienza extracorporea – all’inizio della esperienza di morte condivisa spesso ci si sente trasportati in un luogo da cui si osserva la scena sottostante, generalmente il soffitto o un angolo del soffitto della stanza dove si è con il morente, ma anche volteggiare sopra la propria città o in altri luoghi dove si può incontrare le persone amate che sono fisicamente distanti da colui che sta passando oltre, “ero gravemente malato in punto di morte a causa di problemi cardiaci proprio mentre mia sorella stava morendo per coma diabetico in un altro reparto nello stesso ospedale, lascii il mio corpo e salii in un angolo della stanza da dove osservai i medici che si affannavano su di me in basso, all’improvviso mi trovai a parlare con mia sorella che era in alto con me, facemmo una bellissima conversazione riguardo a ciò che stava succedendo lì sotto, poi si separò da me e mi disse che non sarei potuto andare con lei, si allontanò attraverso il tunnel e io rimasi da solo”;
  5. la co-revisione della vita del defunto – consiste nel ripercorrere la propria esistenza terrena condensata, può essere una veduta panoramica dell’intera vita dell’individuo o solo dei frammenti delle stessa ma significativi “ho visto ogni singolo evento importante accaduto nella mia vita, dal mio primo compleanno al mio primo bacio agli scontri con i miei genitori, ho capito quanto fossi egoista e che avrei dato qualunque cosa per poter tornare indietro e cambiare”, “quando mio figlio quindicenne morì era nella stanza con lui, invece della stanza apparve una visione di tutto ciò che mio figlio aveva fatto nella sua breve vita, lui era lì al centro e sorrideva gioioso, vidi molte cose di cui mi ero da tempo dimenticata e anche molte cose che non conoscevo per nulla, lo vidi da solo nella sua stanza, ad esempio, mentre giocava con il suo modellino di Fort apache, si può dire che le scene della sua vita erano come dei lampi o quasi come scariche elettriche assolutamente indescrivibili, parti della vita di mio figlio e della nostra interazione erano sfuocate come quando in televisione si cerca di nascondere il viso di una persona”;
  6. l’incontro con regni spirituali o “ultraterreni” – uno degli elementi più comuni; vengono usate parole come paradiso, puro, sereno, celestiale per descrivere i luoghi visitati, “giunsi sulla collina dove il paesaggio era perfetto e le montagne ondulate e morbide, in lontananza potevo vedere solamente il cielo blu, verdi colline e grandi alberi, c’erano piante perfette e colori indescrivibili, verdi, rossi, blu, tutti i colori che ci circondano ogni giorno, ma quelli erano così perfetti che i colori che vedo adesso mi sembrano opachi, in nessun altro luogo ebbi una sensazione come quella che provai in quel momento”“stavo salendo una collina ed ero circondata dalla luce, non una luce comune, perché ogni cosa intorno a me (le piante, il terreno, persino il cielo) risplendeva di luce propria, era incredibilmente bello, sono certa che quel luogo fosse il paradiso o qualcosa di analogo poiché la sensazione era magnifica”;
  7. La nebbia che scaturisce dal morente – si tratta di una leggera nebbia emanata dal corpo dei moribondi, assomiglia a un fumo bianco e rarefatta come vapore, sembra a volte prendere la forma del corpo da cui si diparte e svanisce rapidamente, si forma intorno al petto o alla testa.

Continuerò ad approfondire questo tema nel prossimo articolo.

Il tunnel

Che cosa provate quando sentite pronunciare questa parola? 

Che immagine prende corpo nella vostra mente?

Soffermatevi a sperimentare prima di andare avanti nella lettura!!

Ansia, paura, mancanza d’aria, incertezza su cosa ci sarà all’uscita, paura di rimanere in quel luogo mi accompagnano ogni volta che sono all’entrata di una galleria.

In passato era proprio una fobia scatenata dalla paura del buio, dallo stare in un luogo chiuso e provare la fame d’aria, dalla paura di un disastro che mi costringesse a stare chiuso lì dentro senza possibilità di uscire; tanto che, nel caso di una galleria stradale, se ero io il conducente del veicolo, automaticamente acceleravo per uscire al più presto da quel luogo.  

Ho ricevuto racconti da un gran numero di persone che erano sorprendentemente simili al mio.

Qualcuno di essi aveva una paura così incontrollabile che, all’imbocco di ogni galleria, non riusciva a non gridare al conducente di fermarsi e farlo scendere.

Come mai così tanti di noi reagiscono in questo modo all’evento?

Forse perché i grandi passaggi che mettono in comunicazione i due mondi, il superiore e l’inferiore, il Cielo e la Terra, l’Alto e il Basso, il Mondo dello Spirito e il Mondo della Materia si percorrono attraversando un tunnel.

Nascendo nel mondo della materia, dopo aver indossato i veicoli fisici, è stabilito che si passi nella galleria appositamente creata, nella donna partoriente, dall’utero e da tutte le strutture connesse.

Pensate a quale potere possa avere l’essere umano guidato dalla mano dell’Onnipotente Principio Creatore che riesca a produrre nella materia fisica del proprio corpo uno spostamento di muscoli, tendini, e persino ossa andando a creare un condotto, prima inesistente, che permetta al nascituro di venire alla luce. 

Pensate a quali sensazioni possano nascere dentro un feto che, avendo finora vissuto in un paradiso caldo e nutriente, venga spinto da una forza imperativa attraversando una galleria così stretta per andare verso l’ignoto.

Il riflesso del tipo di esperienza vissuta viene prepotentemente in superficie attraverso un esercizio motivazionale a cui partecipai durante un seminario di camminata sui carboni ardenti.

Tutti i partecipanti, tranne colui che avrebbe fatto l’esercizio, dovevano disporsi in due file speculari, una di fronte all’altra viso a viso, tutti ventre a terra con i gomiti appoggiati sul terreno ad una distanza tale per cui ciascuna mano potesse prendere quella della persona di fronte fino a formare una galleria composta di avambracci al cui vertice le mani si incrociassero insieme.

Colui che avrebbe fatto l’esercizio si doveva mettere prono per terra con le braccia ripiegate sotto il torace e avanzare con l’aiuto dei solo gomiti dentro questa galleria creata dai compagni. 

Essendo in quella occasione più di trenta persone il tunnel aveva una certa lunghezza.

Chi non aveva avuto problemi alla sua nascita usciva fuori con una relativa facilità e senza sforzo apparente, ma chi aveva vissuto il parto con sensazioni di difficoltà, paura, incertezza manifestava seri problemi a transitare e ad uscire.

In maniera del tutto simmetrica anche l’abbandono dei veicoli fisici per passare nel Mondo dello Spirito avviene transitando dentro un tunnel.

Di esso si hanno notizie dalla moltitudine di esseri umani che hanno vissuto un episodio di pre-morte.

In molte delle loro testimonianze viene descritto una galleria buia che viene attraversata, come descrivono, a grande velocità per sfociare in un territorio di luce abbagliante ma non accecante, dove si percepisce un calore ed un amore indescrivibili.

Le transizioni da e per questo mondo terreno passano ambedue per l’attraversamento di una zona oscura che crea una sensazione di angoscia, di paura come paura e angoscia genera essere risucchiati da un gorgo in mare aperto. Un gorgo che ci trascini giù verso gli abissi del non conosciuto, contro i quali si tenta disperatamente di lottare e resistere per rimanere in superficie. 

Ma non è opponendo resistenza che si può cercare di uscirne.

Bisogna avere il coraggio di abbandonarsi e lasciarsi portare giù dal vortice, avere il coraggio di accettare un esito finale per scoprire che più si scende più il gorgo perde la sua forza attrattiva e, vicino alla sua fine, ti lascia andare di lato. Andare per sperimentare la bellezza collaterale che giace accanto e dopo.

La bellezza collaterale di nascere a nuova vita, perché, dopo aver passato un’esperienza così profonda, si è diversi. Come il bruco esce dal suo tunnel-bozzolo così cambiato, così profondamente diverso da come era per spiegare le ali e volare.

E allora, guardando l’universo infinito sopra di me, mi chiedo: cosa ci sarà all’altro capo di un buco nero?

Dove si viene trasportati? A quale nuova vita si rinascerà? 

Afterlife 6

Il Viaggio dell’Anima dopo il distacco dal corpo fisico prosegue con l’incontro che, a parere della maggior parte di coloro che sono tornati indietro e ricordano l’esperienza, ha un effetto profondo su di essi.

L’Essere che li accoglie viene definito un Essere di Luce con una personalità ben definita e percepibile.

La luce che emana è vividissima ma non abbaglia e non impedisce di vedere tutto quello che c’è intorno, ma soprattutto è l’amore e il calore che emana che, dicono, è inesprimibile e ci si sente completamente circondati, sereni e accettati alla sua Presenza, nonché magneticamente attratti da Essa.

A seconda delle credenze religiose avute in vita può essere identificato come Cristo o come un angelo.

La comunicazione con questo Essere avviene tramite la trasmissione di pensiero senza limiti né ostacoli con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di errata comprensione o di poter mentire.

L’Essere di Luce pone le seguenti domande: “Sei preparato alla morte?”; “Sei pronto a morire?”; “Che cosa hai fatto nella tua vita che tu possa mostrarmi?”; “Che cosa hai fatto nella vita che ti sembra sufficiente?”.

Le domande non sono espresse per condannare, minacciare o accusare, ma per far riflettere sulla propria vita e potersi avviare alla comprensione della verità profonda del vissuto. 

Ecco una descrizione dell’Essere di Luce:

Sapevo che stavo morendo e che non potevo farci nulla perché nessuno poteva sentirmi…. Ero fuori dal corpo, su questo non ho dubbi, perché potevo vedere il mio corpo sul tavolo operatorio. La mia anima ne era fuori! Dapprima mi sentii male per questo, ma poi venne quella luce chiarissima. Dapprima sembrava pallida, ma poi divenne un raggio potente. Una enorme quantità di luce, non come una forte luce elettrica, era troppa luce. E da quella luce emanava calore; sentivo un senso di calore. Era di un giallo biancastro luminoso – no, quasi bianco. Luminosissima; ma non posso descriverla. Sembrava invadere tutto, eppure non mi impediva di vedere le cose intorno a me: la sala operatoria, i dottori e le infermiere, tutto. Vedevo chiaramente e la luce non mi accecava. Dapprima, quando venne la luce, non capivo bene che cosa stesse accadendo, ma poi la luce mi chiese, fu come se mi chiedesse, se ero pronto a morire. Era come parlare con una persona, ma nella luce non c’era una persona. Era la luce che mi parlava, ma con una voce… L’amore che veniva dalla luce è inimmaginabile, indescrivibile. Era una persona con cui era divertente stare! E aveva senso dell’umorismo – sì, lo aveva!

Tutto questo è il preludio a un evento di primaria importanza e profondità nel quale l’Essere di Luce presenta a colui che sta morendo una panoramica della sua vita. Lo scopo fondamentale è quello di provocare in lui una profonda riflessione su di essa. 

Il tutto avviene rapidissimamente con una sincronia quasi istantanea per assimilare tutta l’esperienza in un tempo terreno brevissimo.

A dispetto della velocità con cui avviene tutto il processo l’intensità è invece molto alta. Si percepiscono colori vibranti, tre dimensioni e il movimento. A queste immagini sono anche associate le emozioni, i sentimenti che le hanno accompagnate in vita. 

Lo scopo fondamentale di questa ricapitolazione è quello di far comprendere, a coloro che stanno passando oltre, la loro vita alla luce di due cose fondamentali per lo Spirito: imparare ad amare gli altri e acquisire la conoscenza. Nel regno ultraterreno questi sono i valori più importanti che regolano la vita delle anime. 

Il miglior paragone per descrivere questa esperienza l’ho ascoltato dalle parole con cui Padre Mariano Ballester, un gesuita che ha spaziato con la sua conoscenza e saggezza nel campo dello Spirito, lo ha descritto. Padre Ballester è stato anche lui protagonista di un episodio di pre-morte e al suo ritorno disse che era stato in compagnia di questo Essere di Luce che gli aveva mostrato tutti gli episodi della sua vita come una serie di diapositive che si succedevano su un immaginario schermo circolare che lo attorniava e commentava con l’Essere tutte le diapositive, sentendo tutta la carica emozionale e sentimentale che aveva provato in occasione di ogni evento. Poi è arrivato ad una serie di diapositive scure in cui non c’era nulla. Domandò all’Essere come mai erano scure ed egli gli disse che non potevano essere che così visto che sarebbe dovuto tornare indietro per vivere e riempire di immagini quello che mancava e che il suo compito, una volta tornato indietro, sarebbe stato quello di riferire quello che aveva vissuto durante la sua pre- morte.

Spero che il monologo finale del film American Beauty vi possa dare un’idea di quanto descritto.  

Afterlife5

Sono state descritte finora tutte le fasi immediatamente successive al distacco dal corpo fisico e la constatazione di avere un corpo di altra natura con delle prerogative sensoriali diverse dal proprio corpo fisico.

Si è stati pressochè nelle vicinanze della materia da cui ci si è distaccati, ma ora ci si addentra sempre di più nell’esperienza e ci si muove verso altri luoghi.

Molti di coloro che sono tornati da un’esperienza iniziale di morte riferiscono di aver avuto delle sensazioni uditive.

A volte spiacevoli definite come un ronzio persistente, un ticchettio, un clangore metallico, un suono sibilante simile al vento.

A volte piacevoli come un suono di campanelle, un suono di campanellini eolici, un’arpa eolica (strumento a corde dentro cui passa del vento che le fa vibrare) se non quando una musica maestosa, celestiale.

Insieme a questa sensazione sonora ci si trova a percorrere rapidamente e forzatamente uno spazio buio. 

Questo spazio buio viene descritto come una galleria, una cantina, un pozzo, un canale, un recinto, una gola, un vuoto, un cilindro, una valle.

In alcuni individui con un’educazione religiosa ci si ricollega alla Valle dell’ombra della morte descritta nella Bibbia salmi 23:4 “quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza”.

C’è una simmetria perfetta tra il modo di venire alla luce del mondo terreno e quello da cui ci si diparte attraversando uno spazio buio che assume la forma di un canale, una galleria.

Pur essendo in uno spazio buio non si prova alcuna paura ma una sensazione di pace e di quiete.

Molti hanno detto di non essere soli ma di avvertire la presenza, a volte da subito a volte più in là nell’esperienza, di Esseri venuti per aiutarli e accompagnarli nel viaggio di ritorno al Padre, a volte per comunicare loro che non era ancora giunto il tempo della morte e che sarebbero dovuti tornare indietro. 

Molto spesso questi Esseri sono delle persone alle quali il viaggiatore era legato da vincoli di parentela, di amicizia, ma comunque persone con cui si era legati da una speciale vibrazione di risonanza animica.

Nella testimonianza che ricevetti dalla persona che incontrai in un letto di ospedale ella mi disse di aver visto nel buio la figura di suo zio amatissimo che le veniva incontro, ma non era l’immagine dello zio come lei lo ricordava alla sua morte, bensì molto più giovane che esprimeva piena salute ed era vestito con un vestito bianco. La prese per mano e percorsero insieme lo spazio buio dove si trovavano in direzione di una luce vivissima. 

Arrivati lì lo zio le disse che non poteva proseguire e che sarebbe dovuta ritornare nel proprio corpo fisico perché aveva un compito da terminare nella materia.

Spesso infatti coloro che sono ritornati descrivono un confine, un limite oltre il quale la loro esperienza di pre-morte deve cessare e debbono tornare. 

Questo confine viene descritto come una distesa d’acqua, un campo, un muro, una linea, una siepe.

Ecco una descrizione di una paziente intervistata dal dr. Moody:

“L’esperienza ebbe luogo durante la nascita del mio primo figlio. All’ottavo mese di gravidanza mi venne quello che il dottore chiamò uno stato tossico consigliandomi di entrare in ospedale dove avrebbe provocato il parto. Subito dopo la nascita del bambino ebbi una violenta emorragia e il dottore faticò molto a fermarla. Ero consapevole di quello che stava accadendo perché, essendo io stessa infermiera, capivo che pericolo corressi. Poi persi conoscenza e sentii un rumore fastidioso, come un ronzio. Mi parve di trovarmi su una nave o un piccolo vascello in viaggio verso la riva opposta di una vasta distesa d’acqua. Sull’altra sponda vedevo tutti i miei cari defunti; mia madre, mio padre, mia sorella e altri ancora. Li vedevo, vedevo i loro volti com’erano quando erano sulla terra. Sembrava mi facessero cenno di raggiungerli e io dicevo: no, no non sono ancora pronta a raggiungervi. Non voglio morire. Non sono pronta ad andarmene. Infine la barca raggiunse quasi la spiaggia opposta, ma proprio prima di toccarla si volse e tornò indietro”.

Afterlife 3

Quali sono gli stati d’animo che si manifestano dopo l’abbandono del corpo fisico?

La maggior parte di noi esseri umani ha un’identificazione col proprio corpo fisico quasi totale e per molti pensare che ci possa essere un’esistenza senza di esso è inconcepibile.

Quindi trovarsi ad osservare il proprio corpo fisico senza più vita genera una notevole quantità di confusione con una domanda che si affaccia: che cosa mi sta accadendo?

A seguire alcuni sperimentano una profonda paura, il panico seguito da un disperato tentativo di rientrare nel corpo fisico senza peraltro riuscirvi.

Alcuni ascoltano la notizia della propria morte da coloro che sono vicino al loro corpo e c’è il tentativo di rassicurarli che non si è morti e che ci si trova proprio lì vicino, un tentativo vano vista l’impossibilità di parlare o toccare o abbracciare.

Alcuni altri sperimentano una profonda sofferenza nel vedere lo stato in cui è ridotto il corpo fisico, appena abbandonato, soprattutto coloro che hanno subito incidenti mortali a causa di cadute o incidenti stradali.

Altri non riconoscono il corpo che hanno appena abbandonato come se credessero che avesse un aspetto diverso.

Altri ancora provano emozioni positive come un senso di pace e di quiete nell’averlo abbandonato.

Ma molto spesso si affaccia la preoccupazione del non sapere dove andare e cosa fare!!!

Si realizza che si è morti e molti aspettano.

L’intento motore che mi spinge a scrivere queste pagine è proprio quello di fornire, a coloro che vorranno leggere, una mappa di quello che avverrà dopo la propria morte fisica per evitare di vagare inconsapevoli per chissà quanto tempo.

Pensate infatti a coloro che credono che la cessazione delle proprie funzioni vitali terrestri sia la fine di tutto e che dopo non ci sia nulla!!!! 

Oppure a coloro che attendono il Giudizio Universale!!!

Quanto tempo dovrà passare prima che si ricredano? 

Quando si presenteranno loro degli esseri, mandati apposta per aiutarli a trovare la strada, potrebbero rifiutare di seguirli, credendo che non esistano e che non esista un posto dove andare!!!

Ci sono poi degli esseri che non vogliono lasciare questa terra per vari motivi.

Vuoi per non abbandonare tutto quello che hanno accumulato nella materia.

Vuoi per non lasciare luoghi ai quali sono particolarmente legati da emozioni positive o negative. 

O vuoi anche perché non vogliono abbandonare qualcuno che è rimasto sulla terra a cui sono legati da forti sentimenti.

Quando questo succede si parla di presenze o fantasmi.

Un uomo anziano, ipovedente a causa di una malattia degenerativa, mi ha riferito di essersi svegliato di notte per andare al bagno e di aver visto delle persone che, attraversando un muro, erano entrate nel salotto di casa sua. Gli ho chiesto se conosceva queste persone e mi ha risposto che non le conosceva. Impaurito ha gridato: andate via da casa mia!!! Esse sono uscite come erano entrate. Infatti l’uomo ha controllato se la porta di casa fosse aperta e ci fossero dei segni di effrazione, ma tutto era in ordine.

Una persona a me molto vicina mi ha riferito che per anni ha visto nel corridoio della sua casa una bambina piccola con i capelli biondi ed un vestitino bianco che correva. La cosa le è stata confermata anche da un sensitivo ospite che, invitato nella sua casa, le ha chiesto chi fosse quella bambina che vedeva correre in casa.

Altre volte sono perfino coloro che rimangono che con le loro preghiere e con i forti sentimenti che provano per quelli che sono andati solo temporaneamente, non li lasciano liberi di andare e li tengono ancorati in prossimità della terra. 

Per questo motivo, anche per chi rimane, sapere cosa succederà ai loro cari e conoscere il luogo dove andranno a stare può far sentire sì la mancanza ma può contribuire a sviluppare un sentimento di sollievo confortante.

Sant’Agostino meglio di chiunque altro riesce ad esprimere questo.

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

Chiamami col nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami!!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia di ombra o tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente solo perché sono fuori dalla tua vita?

Non sono lontano, sono dall’altra parte proprio dietro l’angolo.

Rassicurati va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami il tuo sorriso è la mia pace.”

Afterlife 2

Il Viaggio di ritorno al Padre inizia con la morte del corpo fisico.

Quello che di noi si stacca dal corpo fisico possiede ancora un corpo, ma di altra natura e caratteristiche che più in là esamineremo.

Questo corpo all’inizio rimane in prossimità del corpo fisico dal quale si è staccato.

Generalmente nello stesso ambiente in cui esso si trova. 

E’ in grado di percepire, anche se le esperienze di percezione sono sostanzialmente diverse da quelle che ineriscono la natura terrestre dei veicoli inferiori che sono comuni a tutti gli esseri umani.

Per questo motivo coloro che sono tornati indietro non trovano i mezzi di comunicazione adatti per esprimere quello che hanno vissuto. Non esistono parole per esprimere quanto hanno sperimentato, non ci sono aggettivi o superlativi in grado di riferire e spiegare.

Questo perché siamo immersi in un mondo terrestre a tre dimensioni, ma appena questo viene abbandonato le dimensioni aumentano e per questo è difficile parlarne.

Anita Moorjani, che è tornata indietro da questo viaggio per lei miracoloso, descrive piuttosto bene ciò che si prova:

Immagina un enorme e buio deposito.

Tu vivi lì e per vedere hai a disposizione solo una torcia.

Tutto quello che sai sul suo contenuto è ciò che vedi attraverso il fascio di luce della tua piccola torcia. Riesci a vedere solo ciò su cui si sofferma la tua torcia, e identifichi ciò che già conosci.

La vita terrena è proprio così. 

Siamo consapevoli solo di quello su cui focalizziamo i nostri sensi in ogni istante, e riusciamo a comprendere soltanto ciò che ci è già familiare.

Ora, immagina che un giorno qualcuno accenda un interruttore. 

Per la prima volta, in una subitanea esplosione di luce, suoni e colori, vedi l’intero deposito e scopri che non ha nulla a che fare con quello che avevi immaginato. 

Le luci lampeggiano, dardeggiano, risplendono e lanciano scintille rosse, gialle, blu e verdi.

Vedi colori che non conosci, altri che non avevi mai visto prima……

Luci al neon pulsano e ondeggiano in un arcobaleno color amaranto, giallo limone, vermiglione, uva, lavanda e oro. Trenini elettrici corrono lungo i binari su, giù e attorno agli scaffali stipati di scatole, pacchi, fogli, matite, vernici, inchiostri dai colori indescrivibili, scatolette di cibo, confezioni di caramelle multicolori, bottiglie di soda effervescente, cioccolato di tutti i tipi, champagne e vini provenienti da ogni angolo del mondo. 

All’improvviso fuochi d’artificio esplodono nell’aria diffondendo fiori scintillanti, cascate di fuoco freddo, braci sibilanti e giochi di luce.

Capisci che quella che un tempo consideravi la tua realtà in effetti non è che un minuscolo granello nella meravigliosa vastità che ti circonda…..

In questa aumentata sensibilità percettiva molti descrivono delle sensazioni estremamente piacevoli. 

Un senso di pace, benessere, agio. Un senso di solitudine e di quiete della mente. La fine delle preoccupazioni.

Anche chi si è momentaneamente distaccato dal corpo fisico a seguito di un evento traumatico parla di mancanza di dolore e un senso di sollievo e profonda rilassatezza. 

Molto spesso chi lascia il corpo fisico alla presenza di medici o familiari ascolta la notizia della propria morte da essi. 

Questo provoca una profonda paura e smarrimento. 

Alcuni tentano disperatamente di comunicare con i presenti senza riuscirci avendo perso i propri veicoli fisici.

Altri narrano di aver realizzato di poter non solo ascoltarli parlare, ma addirittura di entrare in contatto con i loro pensieri.

Come volontario ospedaliero ho avuto modo di ricevere la condivisione di una malata ricoverata in una struttura ospedaliera della capitale che mi ha riferito di aver avuto, anni prima, un episodio di cosiddetta pre-morte.

Tra gli aspetti del suo racconto, che sorprendentemente collimano con quelli descritti dal dottor Moody, mi disse che, mentre stava ritornando indietro dal luogo in cui era andata dopo il distacco dal suo corpo fisico, ha ascoltato una voce che diceva “scuotetela, scuotetela”….

E’ facile comprendere quanta attenzione e delicatezza dovrebbe essere riposta da medici e infermieri a quello che viene detto durante le operazioni chirurgiche. Accanto alla perizia tecnica dovrebbe essere coltivato anche il rispetto per l’individuo che si sta operando evitando di tenere conversazioni da bar.

Come è altrettanto facile comprendere da questi racconti che un individuo dichiarato deceduto e pronto per l’espianto dei suoi organi in realtà potrebbe non essere effettivamente ancora morto, oppure lo potrebbe essere momentaneamente per poi tornare. 

Afterlife

Cosa c’è dopo la morte?

E’ una domanda da cui la maggior parte degli esseri umani naturali, me compreso e per una buona parte della mia esistenza, si tiene a debita distanza dal chiedersi. 

Alcuni preferiscono negare l’esistenza di qualsiasi esperienza che non sia verificabile con i normali sensi e descrivibile secondo metodi scientifici.

Personalmente e fin da bambino ho sempre avuto certezza che ci sia qualcosa dopo questa avventura terrena, qualcosa che fa parte della nostra natura ed è naturale come respirare, come essere certi che dopo la notte viene il giorno, che dopo la luna spunterà il sole, un ritmo che fa seguire alla vita la fine della vita perché tutto cambi e si rigeneri. 

Cosa c’è dopo la morte è una domanda della quale nessuno può riferire la propria esperienza. 

Anzi, quasi nessuno!! 

Cosa succede quando abbandoniamo il nostro corpo fisico?

Oramai anche numerosi neuroscienziati e studiosi del cervello umano sono concordi nel ritenere che dopo la cessazione delle funzioni vitali di un individuo (cervello, cuore) esiste qualcosa che rimane oltre la vita del corpo fisico. 

Qualcosa di cui non riescono, però, ancora a dare una definizione e una spiegazione scientifica.

Per muoversi in questo spazio, per noi umani ignoto, l’Intelligenza Superiore o Sé Superiore ha mandato degli esploratori i quali si sono addentrati, fin dove loro consentito, in questo grande mistero e sono poi ritornati a vivere la loro vita terrena.

Si è calcolato che il numero di questi esploratori negli ultimi 40 anni assommi a circa il 15% della popolazione mondiale, quindi stiamo parlando di milioni di esseri umani. 

Tra di essi ci sono anche alcuni personaggi noti come Carl Gustav Jung, Elisabeth Taylor, Sharon Stone, Peter Sellers, Larry Hugman, Jane Seymour, Cino Tortorella….

Grazie all’opera della dottoressa Elisabeth Kübler Ross e del dott. Raymond A. Moody Jr. sono state raccolte migliaia di testimonianze di questi viaggi e ritorni in vita.

La vastità del numero delle persone coinvolte ha permesso di spaziare tra racconti fatti da uomini e donne, di diverse aree geografiche e di differenti credo religiosi.

Quasi tutti le testimonianze raccolte si dipanano seguendo un filo rosso in cui elementi comuni si ripetono nella maggior parte di coloro che hanno vissuto l’esperienza.

Nella sintassi comune vengono definite esperienze di pre-morte o NDE acronimo inglese che sta per Near Death Experience.

Alcuni di questi elementi comuni sono:

Ineffabilità o inesprimibilità dell’esperienza

L’ascolto della notizia della propria morte

Il senso di pace e di quiete

Il suono

Lo spazio buio

L’abbandono del corpo

L’incontro con altri

L’Essere di Luce

L’esame della propria vita

Il confine

Il ritorno

Mentre invece la particolarità è che: nessun racconto descrive tutti gli elementi comuni trovati; non tutti gli elementi comuni si sono succeduti nello stesso ordine temporale; chi ha avuto una esperienza di pre-morte più lunga nel tempo ha descritto un numero maggiore di elementi; alcuni sono tornati dalla esperienza di pre-morte senza ricordare nulla. 

Narrerò anche di un resoconto del tutto inaspettato, che ho personalmente raccolto da un malato ricoverato in una struttura ospedaliera nella quale facevo il volontario, che mi ha dato conferma, se mai per me ce ne fosse stato bisogno, della bontà e della veridicità di quanto riportato.

Scenderemo quindi dentro ognuno di questi elementi nei prossimi articoli per esplorarli da vicino insieme.

Buon viaggio

Perché parlare della morte?

La morte è uno dei due eventi certi della nostra vita terrena. Per venire su questa Terra dobbiamo nascere, per lasciarla dobbiamo morire.

La gestazione è il tempo necessario affinché la Coscienza possa comprimersi per riuscire ad indossare una struttura fisica, una struttura emozionale, una struttura mentale denominate veicoli inferiori.

L’agonia è il tempo necessario affinché la Coscienza possa espandersi di nuovo e lasciare questi veicoli inferiori.

Intorno a questi due eventi certi di tutta la nostra vita su questa terra sembra che aleggi un alone di grande mistero. Forse perché non si può fare una “esperienza” della nascita e della morte. Con esperienza intendo una conoscenza diretta acquisita attraverso i sensi, l’osservazione, l’uso e la pratica ripetuta di una determinata sfera della realtà.

La nascita e la morte si conoscono, sì, direttamente ma non ci è data la possibilità di farne pratica. Di fatto sono due eventi irripetibili nell’arco di una sola esistenza.

Anche se esiste una eccezione a questa regola!

Esistono infatti degli esseri umani che muoiono temporaneamente e successivamente ritornano in vita. Questi casi vengono in genere definiti “esperienze” di pre-morte. Esistono testimonianze, di parecchi di coloro che sono tornati in vita, che hanno potuto descrivere cosa è successo loro quando sono morti e non solo……..

Li considero dei pionieri mandati in avanscoperta su un territorio sconosciuto e ritenuto ostile che tracciano per tutti noi una mappa piuttosto dettagliata di questo territorio. I racconti e le rilevazioni ottenute da ciascuno di loro si ripetono e aderiscono con una precisione e un dettaglio sorprendenti.

Questa mappa, e non solo, desidero condividere nella speranza che produca anche in voi le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti che ha suscitato in me.