Pesach

In ebraico vuol dire “passare oltre” o “tralasciare” e vuole celebrare la liberazione degli antichi ebrei dall’Egitto; questa è l’etimologia della parola Pasqua.

Con l’arrivo di Gesù ha assunto il significato di Rinascita.

Rinascita attraverso il sacrificio del suo corpo fisico, dell’espressione tangibile della sua presenza terrena: la propria carne.

Il sacrificio è presente ed è fulcro del rito anche nella Pasqua ebraica. 

Nell’Antico Testamento Dio, vendicatore, inviò sulla Terra d’Egitto 10 piaghe la cui ultima sarebbe consistita nello sterminio di tutti i primogeniti maschi da parte dell’Angelo della Morte. 

Per salvarsi ogni famiglia ebraica avrebbe dovuto sacrificare un agnello con il cui sangue avrebbe dovuto essere dipinto un simbolo sulle porte delle proprie case in modo tale che l’Angelo, vedendolo, sarebbe passato oltre.

Credo che per questo Gesù sia soprannominato Agnello di Dio.

Egli sacrifica la sua carne per portare alla Luce il Sangue, una manifestazione di Essenza dello Spirito, perché sia visibile da tutti sia sulla Terra che dalle Gerarchie Celesti.

Egli non aveva necessità di venire ad incarnarsi, poteva rimanere tranquillamente e serenamente lì nel luogo che gli era stato assegnato, alla destra del Padre.

Ma ha scelto.

Ha scelto di ritornare per manifestare Amore. 

Ha scelto consapevolmente di sottoporsi al sacrificio estremo della sua manifestazione terrena, attraverso così tanto dolore, così tanta indicibile sofferenza per bruciare il Karma di tutte le umanità e mostrarci come si fa a rinascere.

Avete mai provato ad immaginare quale possa essere stato il dolore fisico durante una flagellazione con la carne che si lacera e la ferita brucia sapendo che subito dopo ne arriverà un’altra?

Cosa si prova a portare sulle spalle una croce di legno che poteva pesare circa 70 kg con una corona di spine che ti trafigge la testa mentre vieni fustigato a sangue durante il tragitto?

Quando immagino tutto questo non posso fare a meno di sentire lacrime di commozione e di compassione affacciarsi sul mio viso.

Jim Caviezel è l’attore che ha interpretato Gesù nel film di Mel Gibson “The Passion”.

In un’intervista ha cercato di raccontare cosa ha significato per lui interpretare quel ruolo e quello che gli è successo.

“Sentivo dentro di me che volevo interpretare Gesù, ma per trasferire e far capire la Sua figura non avrei potuto recitare contenuto ma avrei dovuto dare il massimo nell’immedesimazione.

Meditavo e pregavo continuamente.

Io ero diventato Lui.

Sono dimagrito dal mio peso attuale (95 kg) fino a 76 kg. 

Durante le riprese ho avuto una polmonite, stavo male e non riuscivo a mangiare, vomitavo in continuazione, ma d’accordo con il regista ho scelto di continuare le riprese.

Durante la flagellazione per errore sono stato colpito da uno dei bastoni usati che mi ha provocato una ferita di 35 cm sulla mia carne.

Portando la croce mi sono slogato una spalla.

Quando ero sulla croce il mio corpo era viola, stava arrivando un temporale, le nubi erano così basse e i tuoni erano così forti che facevano tremare la terra dove eravamo, il vento forte faceva oscillare la croce e ad ogni oscillazione la mia spalla slogata usciva di nuovo. 

Due persone dello staff, proprio davanti a me, hanno cominciato a piangere di commozione vedendomi.

Mi sentivo come nell’occhio di un ciclone, subito dopo sono stato colpito da un fulmine e, per un attimo, ero fuori di me e mi sono visto sulla croce. 

La terra ha tremato di nuovo e questa è stata l’ultima scena del film.

Subito dopo la sua fine ho dovuto subire un’operazione al cuore.

E’ stato un viaggio interiore, qualcosa che ha cambiato totalmente la mia vita precedente. 

Questo è il significato della rinascita. Come l’arrivo della primavera nella Natura.

Tutto si risveglia e rinasce: gli alberi, le gemme, le nuove foglie, gli animali che si risvegliano dal letargo, il ghiaccio che si scioglie e ridiventa acqua che scorre, l’uovo che si rompe e prorompe la nuova vita, il bruco che muore per far nascere la farfalla variopinta.

Ci si chiede il sacrificio di una nostra parte affinchè un’altra parte di noi venga finalmente alla Luce.

La luce del Cero Pasquale che accende la candela del vicino e quella del vicino che accende la candela accanto e così di seguito fino a quando il Fuoco dello Spirito non unirà tutte le nostre candele.

Il sacrificio del nostro IO solo per me per far nascere il nostro IO che diventa Sé, Sé Superiore, Principio Universale che unisce tutte le anime, quello che i Nativi Americani chiamavamo Gitche Manito, il Grande Spirito.

Non c’è bisogno di mangiare agnello, non c’è bisogno di rompere uova di cioccolata, non c’è necessità di gustare colombe dolci.

Torniamo ai simboli perché i simboli ci guidino verso il significato vero della festa, perché ci riportino verso il Sacro.

La resurrezione

Questo evento ha da sempre catturato la mia attenzione e scatenato una serie di interrogativi ai quali nessuno è riuscito a dare risposta.

Mi facevo queste domande perché, da credente in Cristo, le risposte che mi venivano date, anche dalla Chiesa Cattolica, lasciavano dentro di me delle grosse incognite.

Le domande che si affacciavano alla mia attenzione erano: con la morte del corpo fisico cosa succede dopo? Dove andiamo quando lasciamo questa terra?

Il cattolicesimo, religione predominante dove sono nato, mi spiega che tutti coloro che hanno lasciato questa terra rimangono in attesa della Resurrezione dei Morti e del Giudizio Universale nel quale Dio deciderà quale posto ci verrà assegnato nel Mondo Celeste.

Dentro di me questa notizia produceva una sensazione di cupezza, di paura del giudizio che si intrecciava all’ansia del dovere attendere chissà quanto tempo prima che questo succedesse.

Il Maestro Aivanhov, in alcuni suoi testi, arriva a chiedersi: possibile che una moltitudine di miliardi di miliardi di morti, quali si sono succeduti nelle epoche, attendano da tempo immemore tutto questo? 

Se il pensiero costruisce la nostra realtà, immaginate tutti coloro che stanno credendo e aspettando tutto questo quanto possano vagare e attendere ciechi a tutto l’altro che si manifesta!!!

E ancora: possibile che una Entità Suprema, che ha creato tutti gli universi e tutto quello che noi sperimentiamo, in perfezione assoluta di continuo cambiamento e movimento, nei livelli più infinitesimali come nella vastità sconfinata, abbia potuto concepire un tempo inimmaginabile di attesa nel nulla per un numero impensabile di Esseri?

Se è vero come è vero che Dio Infinito Benedetto ci ama, come interpretare la Resurrezione dei Morti e il Giudizio Universale?

I Maestri ci avvertono che le Scritture Sacre vanno interpretate con consapevolezza e attenzione.

Non si sta parlando di eventi che sono lontani, tanto lontani da essere la fine. 

Essi vanno interpretati nella realtà di continuo cambiamento e movimento, dalle più piccole nostre particelle alle galassie e agli universi, nella perdurante successione di accadimenti in cui viviamo.

Ogni istante risorgiamo e ogni istante siamo sottoposti al giudizio, inteso solo come constatazione reale di quello che ci accade nel nostro universo interiore.

Nelle frequenze che regolano il nostro mondo non esiste l’immobilità, la stabilità, il “per sempre”.

Sperimentiamo la trasformazione continua ed incessante di tutto l’esterno circostante e, nello stesso tempo, di tutto l’interno a noi inerente, in un gioco continuo di nascita e di morte e di rinascita.

Espressione della continua dualità in cui siamo immersi. 

Guardiamo il nostro corpo, guardiamo la natura intorno a noi.

Pensiamo alle meravigliose capacità rigenerative del nostro organismo in cui migliaia di cellule ogni giorno muoiono per essere sostituite da altre, alle ferite inflitte nella nostra pelle che, dopo qualche tempo, spariscono sostituite da altra pelle rinata, pensiamo ad un albero che si addormenta ogni inverno spogliandosi delle proprie foglie per rinascere a primavera con altre nuove o al seme che, per poter dare origine alla vita della pianta, si spacca e muore. 

Questa è resurrezione. Resurrezione della vita.

La vita che si trasforma e viene sostituita da altra vita.

Questo è l’orrore e la bellezza del mondo in cui viviamo, questo è ciò che ci rende realmente vivi.

Sapere che non siamo solo ciò che muore e ciò che rinasce in questo mondo ma che una parte di noi, ai più sconosciuta, non fa parte di questo mondo ma è immortale.

Il viaggio che ognuno di noi è venuto a compiere è quello di scoperta, continua, incessante, instancabile di unirsi a questa parte ed esprimerla a beneficio, utilità e servizio di tutti.

Questo viaggio è Gioia, Pienezza, Felicità.

Ogni volta che scegliamo consapevolmente di abbandonare un comportamento nocivo, una emozione paralizzante noi moriamo a noi stessi per risorgere e rinascere ad un altro noi, diverso, più vicino a quello che siamo veramente.

E quando sorge una malattia, un dolore fisico, una sofferenza interiore quello è il giudizio/consiglio che il Cielo ci manda per metterci sull’avviso che ci stiamo allontanando dal nostro progredire. 

Come se avessimo smarrito la strada per tornare a Casa e trovassimo segnali per deviare dal nostro Cammino.

E quando lasciamo questo attuale corpo fisico risorgiamo alla nostra Natura Divina e raggiungiamo la nostra dimora dove resteremo per poi ritornare di nuovo, o sulla Terra o in altro pianeta.

Il ritorno sarà un giudizio/consiglio sulla nostra esistenza precedente, che ci permetterà di vivere sperimentando nuove resurrezioni e via via successive reincarnazioni per progredire verso la Luce fintanto che non avremo più bisogno di tornare ma di rimanere dove siamo.

Quello sarà il Giudizio Finale.