L’abbandono di ciò che ci tiene legati alla Terra e il passaggio nell’Aldilà è letteralmente una metamorfosi ossia un cambiamento profondo di stato.
Questo passaggio di stato, secondo il mio sentire, dovrebbe essere accompagnato da una liturgia.
Liturgia deriva dal greco e vuol dire servizio pubblico, nobile servizio reso; passando attraverso il carattere pubblico dei voti sacerdotali, ha poi acquisito i colori del sacro.
A cosa serve una liturgia?
Serve, a chi sta vivendo l’esperienza e a coloro che assistono, a renderla sacra attraverso una serie di riti e a portare un’attenzione focalizzata a ciò che si sta vivendo per collegarsi alle Potenze Superiori.
Nella tradizione cristiana la liturgia è il complesso di cerimonie di culto.
Anche in altre tradizioni abbiamo una liturgia che accompagna la metamorfosi come ne abbiamo anche per altri atti del vivere quotidiano.
Liturgia, per me ad esempio, è preparare il caffè la mattina appena sveglio, stappare il contenitore e annusarne il profumo, riempire di acqua fino alla valvola il serbatoio, asciugare attentamente il cestello che conterrà la polvere e riempirlo con attenzione senza farne cadere troppa e lasciando una giusta compattezza per permettere all’acqua di salire, avvitare la parte superiore e accendere la fiamma al minimo attendendo, con l’orecchio teso, per sentire il gorgoglio del caffè che sta uscendo, per poi gustarne l’aroma.
Liturgia è entrare nella stanza dove medito, chiudere la porta, stendere il tappetino, appoggiarvi sopra il cuscino da meditazione, avendo cura che sia ben gonfio, accendere una candela recitando un’invocazione per la fiamma che prende vita, accendere un bastoncino di incenso rivolgendone la fiamma alle effigi dei Maestri che sono appese nella stanza, recitare delle invocazioni e sedermi sul cuscino per la mia pratica.
Per ogni cosa che facciamo possiamo istituire una liturgia.
La Chiesa Cattolica ha una liturgia con una serie di riti per coloro che sono già defunti.
Ma per chi si sta avviando a lasciare i veicoli inferiori ma non li ha ancora lasciati cosa si può fare?
C’è la preghiera, per chi ci crede e si ricorda, ma molto spesso nulla.
Soprattutto negli ultimi due anni molti esseri umani sono passati oltre in un letto di ospedale, o peggio in una barella buttati in un corridoio, da soli, nella malattia e nella solitudine più profonda e molti di coloro che sono rimasti non hanno potuto nemmeno dare loro l’ultimo saluto.
Cosa possiamo fare affinchè chi sta lasciando possa trovare conforto e amore?
Alcuni Compagni di Viaggio di altri paesi hanno tracciato una strada che porta in questi territori e questa strada vorrei seguire anche io nella mia terra.
Si tratta di aiutare chi sta lasciando e coloro che gli sono vicini a costruire una liturgia della propria metamorfosi che lo rispetti e lo ricordi agli occhi di tutti coloro che rimangono.
E’ un compito molto delicato e difficile perché in primo luogo bisogna smontare la mitologia della morte.
Che cosa è la mitologia della morte?
E’ il mito che ognuno di noi ha costruito su di essa. Un mito molto spesso orribile, tremendo alla base del quale c’è una paura primordiale profonda e animale. Per dirla come Woody Allen: non è che ho paura di morire, è solo che non voglio esserci quando accadrà.
Tutti noi fuggiamo via lontano da questo tema, come da quello della malattia che lo introduce.
Spesso tutta la nostra vita terrena viene condizionata e mossa da questa paura.
La paura della morte ma anche la paura del dolore che potrò provare prima di morire, la paura di non sapere cosa ci sarà dopo.
Bisogna partire da qui.
Sfatare il mito della morte ci permette così di poter osservare tutto il resto con un certo distacco, necessario per affrontare i riti che compongono la liturgia della metamorfosi:
Ricapitolazione
Lascito
Ambiente
Oggetti intorno a me
Persone intorno a me
Rito di abbandono del corpo
Vestizione
La veglia
Tutto questo insieme alla propria famiglia e a colui che si mette al Servizio per coordinare e aiutare.
Nei prossimi articoli esamineremo più da vicino questi aspetti.
