Non ci soffermiamo spesso a porci questa domanda.
Personalmente ho iniziato a chiedermelo solo da qualche anno.
Mi piace molto camminare a lungo e nella natura.
Vedo ora la Vita come un Cammino.
Tutti noi siamo in Cammino e tutti noi, come i camminatori, abbiamo uno zaino sulle nostre spalle.
All’inizio della mia esistenza terrena questo zaino era vuoto.
Col passare degli anni si è riempito di tante cose piacevoli e meno piacevoli (emozioni, sentimenti, regole, strutture come la famiglia, la scuola, la società, il lavoro, il matrimonio, la casa, i figli, oneri, impegni, relazioni).
Quando trovavo un attimo di tempo provavo a chiedermi: possibile che la vita sia solo questo?
Non trovando la risposta, guardavo intorno per vedere cosa facevano gli altri, dove stavano andando, seguendoli come una pecora in un gregge.
Seguendo il gregge passavo tutto il mio tempo alla ricerca del miglior filo d’erba da assaporare e, mangiatolo, subito di nuovo alla ricerca di un altro filo d’erba.
Ma più passava il tempo più il mio zaino si faceva pesante.
Più andavo avanti e più sprofondavo nella materia, alla ricerca di cose sempre più pesanti che mi dessero un momentaneo senso di sazietà.
Anche quello dei miei vicini lo era diventato e potevo vedere chiaramente di cosa era riempito, tanto che potevo avvertirli e consigliarli.
Vedevo e vedo ancora vite vissute nella ricchezza materiale, nella fama, nella notorietà, nel potere incapaci di dare soddisfazione a chi le sta vivendo.
Più di una volta mi sono sorpreso a pensare: come fate ad essere infelici pur avendo così tanto?
Se potessi avere quello che avete voi, allora sì che sarei felice!!!
Che cosa è che state cercando?
Che cosa sto cercando anche io?
La mia era ricerca della felicità, il senso di stare bene e di essere soddisfatto di come sono, di dove sono e con chi sono senza sentire sempre quella voce che mi dice: sì ma se avessi quello, sì ma se stessi in quel posto, sì ma se fossi con quella persona, sì ma se il mio fisico fosse così.
E credo che la ricerca di essere felici sia quello che cerchiamo un po’ noi tutti.
Cerchiamo qualcosa che possa alleggerire il nostro zaino.
Ma ci illudiamo di trovare sollievo percorrendo la strada sbagliata.
Non è andando a trovare un altro filo d’erba che ci sentiremo appagati.
Ora comprendo le parole del Maestro Gesù: la Verità vi renderà liberi.
Se voglio la liberazione da questa sofferenza devo trovare il coraggio di prendere il mio zaino, aprirlo e andare a vedere cosa c’è dentro. Scendervi per stare insieme a quello che c’è e portare in superficie. Devo liberare lo spazio da tutte le emozioni rinchiuse lì dentro perché so che quando lascerò il mio corpo fisico lo zaino rimarrà qui, ma tutto quello che è contenuto, privato dell’àncora della materia, viaggerà con impeto nella dimensione immediatamente superiore e lo vivrò con intensità decuplicata.
Devo liberare lo spazio perché lì in fondo c’è la Verità di me stesso, la Verità che c’era fin dall’inizio di questo Cammino, c’è lo scopo ed il senso di quello che sono venuto a sperimentare in questa esistenza, la mia Missione.
Questo ci rende liberi e leggeri. Leggeri e sensibili a percepire altre emozioni superiori, prima sovrastate dalle emozioni più pesanti. Amore Superiore, gratitudine, fede, compassione.
Lì si comincia a percepire il profumo della felicità.
La felicità è come il profumo di una peonia.
Sottile, tenue, quasi impercettibile ma persistente.
Entra nelle narici e quasi non te ne accorgi, ma sale, sale lungo il naso e all’improvviso percepisci qualcosa di sottile e delicato alla radice, nella nostra parte più profonda inaccessibile ad altri odori, e lì rimane a lungo. Non è un profumo intenso che irrompe veemente ad avvolgere tutto.
Per percepire il profumo di una peonia bisogna acquietare i sensi per farli diventare acuti, come dopo un periodo di digiuno per percepire ogni sfumatura, ogni piega, ogni dettaglio di quello che si sta assaporando.
Essere pienamente nel presente.
Bisogna togliere non aggiungere.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è sopravvivere nella tempesta, ma danzare nella pioggia.
Kahlil Gibran
