IA

L’intelligenza artificiale in senso lato è la capacità (o il tentativo) di un sistema artificiale (tipicamente informatico) di simulare l’intelligenza umana attraverso l’ottimizzazione di funzioni matematiche. In breve un’intelligenza artificiale raccoglie un particolare genere di dati, alla quale segue una fase di progettazione e programmazione di un modello di predizione che può portare ad ottenere un riconoscimento facciale, una generazione di testo, una segmentazione di immagini, un rilevamento di oggetti e via dicendo. 

Oggi i sistemi intelligenti sono presenti in ogni campo: nei giochi vi sono programmi che sono stati in grado di confrontarsi con campioni di scacchi; altri che sono stati impiegati in alcune auto come sistema di guida senza l’intervento umano, nella sceneggiatura di films, nella scrittura di romanzi. 

La straordinaria versatilità e duttilità del sistema sta creando molto clamore ed apprensione nel mondo sociale.

Che cosa ne sarà dell’essere umano con la proliferazione del sistema IA?

Chi si sente minacciato e sconvolto dalla possibile prospettiva del vedersi sostituito, soprattutto nel lavoro, da un sistema così potente e così sofisticato?

Nel prossimo futuro affidarsi a macchine per svolgere anche le più complesse attività quotidiane sarà sempre più usato. Lo è già nel campo della chirurgia medica, della catena di montaggio automobilistica, nella costruzione di apparecchiature elettroniche, nella scrittura, nella grafica, nell’industria cinematografica, nella domotica.

L’uomo si sente affascinato ma minacciato come si sentiva con l’avvento della calcolatrice, del computer…..

Sembra che l’essere umano non abbia più spazio per la propria manifestazione se non come servitore di queste sempre più potenti macchine intelligenti. 

Stiamo diventando schiavi?

Lo siamo già. 

Siamo schiavi della tecnologia. 

Televisione, smartphone, computer sono stati creati per facilitare e alleggerire le nostre operazioni di vita ma, di fatto, ci aiutano così tanto che non possiamo farne più a meno e, mentre ci sono necessari, il nostro cervello non viene più usato come lo era in passato. 

Abbiamo perso la capacità critica. 

Il bombardamento incessante di immagini, suoni, contenuti rende tutto più liquido.

In questa liquidità tutto è possibile ti amo ma poi ti uccido, ora provo ad essere uomo e dopo provo ad essere donna, non esiste il bene e non esiste il male. 

In questa società globale multimediale tutti possono essere tutto per avere successo ed essere riconosciuti, taggati, avere followers.

Quale direzione prendere? 

Certo non quella che questi strumenti e tecnologie ci indicano.

Che cosa rende l’essere umano diverso da una macchina?

La capacità di sbagliare.

Questo rende umano l’essere. 

Diverso da una macchina che non contempla l’errore.

Le più importanti scoperte nella storia dell’umanità sono arrivate da uno sbaglio, un errore “casuale”.

Gli anglosassoni hanno addirittura coniato una parola per indicare il ruolo giocato dal “caso” nelle scoperte scientifiche: serendipity (tradotto “serendipità”), così l’errore è diventato anche sinonimo di fantasia e di potere creativo e immaginifico. 

Basti pensare ad Ascanio Sobrero che verificò i poteri della glicerina, riscaldandone 2 gocce in una provetta. Scoprì la nitroglicerina. Data la sua altissima instabilità, per evitare gli urti, era solitamente trasportata in bottiglie poste dentro cassette di legno, piene di farina fossile. Durante uno di questi trasporti lo scienziato svedese Alfred Nobel notò che una bottiglia aveva perso parte del suo contenuto che era stato assorbito dalla farina fossile. Tornò allora di corsa nel laboratorio e provò a mischiare la nitroglicerina con la farina fossile e con la segatura. Ottenne così una pasta più stabile della nitroglicerina: la dinamite.

Oppure ad Horace Wells, medico e dentista americano, che si accorse che il protossido di azoto è un gas capace di indurre una specie di ebbrezza alcolica in chi lo aspira.

Nel 1844 sperimentò su sé stesso l’efficacia del protossido come analgesico, cavandosi due denti.                                    
E una volta provato su un ferito ebbe la conferma che poteva servire da anestetico: aveva scoperto l’etere.

Alexander Fleming scoprì per caso che le sue colture batteriche di stafilococchi erano state distrutte da colonie fungine. Dieci anni più tardi riuscì a isolare dalla muffa la sostanza antibiotica penicillina (chiamata così poiché la muffa apparteneva al genere Penicillum), a concentrarla, a purificarla e a testarne l’utilità come farmaco. 
Mise così a punto il primo antibiotico contro i batteri.

Newton che vedendo una mela cadere da un albero capì che il moto della Luna e di una mela erano riconducibili alla medesima forza, la forza di gravità.

Per fortuna tutti loro non avevano gli strumenti tecnologici odierni a nostra disposizione. 

Come è stato possibile?

Attraverso l’osservazione della realtà e l’intuizione. 

L’osservazione della realtà che ci circonda e l’intuizione ci permettono di esprimere la nostra unicità.

L’osservazione e l’intuizione arrivano in noi direttamente dai mondi superiori, ci arrivano dall’Infinito Benedetto.

E lì le macchine non possono arrivare. 

Zombi

È un termine di origine haitiana, legato alla tradizione religiosa vudù.

Zombi in epoca contemporanea indica la figura di un morto vivente, un cadavere ambulante.

Secondo le credenze popolari haitiane, alcuni sacerdoti detti bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima e detenerla in una piccola fiasca, sotto forma di piccolo angelo guardiano.

Il rito produrrebbe nella vittima uno stato di letargia ipnotica simile alla morte. Tali bokor sarebbero in grado di resuscitare la vittima, anche dopo diversi anni dalla sepoltura, restituendole una piccola parte dell’anima sottratta, per renderla uno schiavo abulico. 

Nella letteratura occidentale si indica per zombi individui privati di ogni volontà dalla dipendenza da droghe. Gli zombi si aggirano nella notte in cerca di esseri umani di cui cibarsi ed infettare a loro volta facendoli diventare come loro. 

Dalla letteratura occidentale l’industria cinematografica e musicale ha tratto dei capolavori unici nel genere, basti pensare a “La notte dei morti viventi” di George A. Romero o di “Thriller” di Michael Jackson.

Ma esistono veramente gli zombies?

Pensavo di no. 

Ora so che esistono veramente.

Dove sono?

Escono di notte dai luoghi di sepoltura?

No.

Sono in mezzo a noi, in pieno giorno. 

Basta uscire di casa e osservare attentamente le persone che ci circondano.

La maggior parte sono preda del sonno ipnotico con gli occhi fissi sul display del loro smartphone, talmente assorbiti da ciò che stanno vedendo da perdere la cognizione del luogo e del tempo in cui si trovano.

Molti guidano un’auto in questa catalessi, risvegliati da una sinfonia di clacson che li spinge a muoversi.

Altri sono preda del demone della fretta e dell’ansia, li vedi correre a piedi, in auto, scalpitare quando sono costretti a fermarsi per mettersi in coda, come se non avessero abbastanza tempo, desiderosi d’ ingurgitare voracemente cose da fare.  

Se tenti di svegliare i primi vieni guardato come se fossi tu l’essere alieno che li sta disturbando.

Se ti trovi sulla strada dei secondi vieni investito dalla furia aggressiva di un animale feroce che ti vomita contro rabbia, aggressività, sotto forma di parole e, spesso, anche di fatti.

Oggi li guardo stupito ed incredulo di trovarmi immerso in questo girone infernale. 

Ma dura poco perché gli zombies là fuori sono sempre alla ricerca di esseri umani di cui cibarsi.

Come?

Si cibano della loro energia. 

Di fronte alla rabbia e al sonno ipnotico qualcosa dentro di me comincia a vibrare, la sento salire. 

È l’Animale. 

Se ascoltate attentamente il brano di Andrea Cerrato, un cantautore viaggiatore, che troverete alla fine di questo articolo, capirete di cosa parlo.

Sì perché anche io sono stato uno zombi.

Ho passato gran parte della mia vita trascorsa infettato e contagiato dalla fretta di fare tante cose nel più breve tempo possibile, in preda ad ansia e rabbia per non riuscirci, caduto poi in una letargia ipnotico-depressiva dopo aver utilizzato tutta l’energia che avevo a disposizione in quel carosello.

Quando, ancora oggi, sale l’Animale che chiede la mia energia alcune volte non riesco ad essere così presente da rimanere fermo ad osservalo e mettere in atto le necessarie e deliberate contromosse.

Ancora oggi, che cerco di essere sveglio e presente, mi prende e reagisco istantaneamente e solo dopo mi rendo conto. 

Il tempo in cui rimango preda dell’animale è sempre più breve, minuti. In passato erano ore, giorni in cui ero a mollo in una sofferenza costante. 

Il Maestro Aïvanhov ci aiuta ricordando: “se l’uomo non è vigile, se non sa mettere delle protezioni intorno a sé, i suoi figli e i suoi animali domestici, simbolicamente parlando, saranno divorati dalle belve.

Quei figli e quegli animali domestici sono i suoi pensieri, i suoi buoni sentimenti e i suoi buoni slanci, tutto ciò che è sinonimo di ricchezza, abbondanza e prosperità spirituali. Se ci tiene veramente a loro, è necessario che li protegga, altrimenti essi vengono saccheggiati dalle entità tenebrose del mondo astrale, dalle belve che verranno a devastare…..”

Tutti noi siamo zombies, fa parte della nostra natura di esseri umani. Non ha senso cercare lo zombi al di fuori di noi. Quello che vediamo fuori è lo specchio di quello che abbiamo dentro. 

Ma c’è una buona notizia. 

Lavorando su di noi potremo riuscire a tenere la bestia al guinzaglio.