La gran parte di coloro che hanno vissuto un’esperienza di premorte hanno descritto un confine, un limite che non avrebbero potuto superare e sarebbero dovuti tornare indietro.
Può essere una distesa d’acqua, una porta, un muro, una nebbia grigia e densa, una siepe che attraversava un campo o semplicemente una linea.
Ecco alcuni esempi tratti da testimonianze di chi li ha vissuti.
- Morii di infarto e mentre morivo mi trovai in un campo. Era bello e tutto era di un verde intenso, introvabile sulla terra. Guardavo davanti a me e nel campo vidi una siepe. Mi avvicinai ad essa e vidi un uomo dall’altro lato di essa che si avvicinava a me. Volevo avvicinarmi ma mi sentii trascinare indietro irresistibilmente e nello stesso istante vidi l’uomo voltarsi e tornare indietro.
- Persi conoscenza e senti un rumore fastidioso, come un ronzio. Mi trovavo su una nave o una piccola imbarcazione in viaggio verso la riva opposta di una grande distesa d’acqua. Sull’altra sponda vedevo tutti i miei cari defunti: mia madre, mio padre, mia sorella e altri. Mi facevano cenno di raggiungerli e io dicevo: no, no non sono ancora pronta a raggiungervi. Non voglio morire.
Alcuni altri ricevono la notizia che devono tornare indietro dalla persona che è venuta a prenderli e ad accompagnarli attraverso lo spazio buio.
I loro sentimenti, nei momenti immediatamente successivi alla morte, sono un disperato desiderio di tornare nel corpo e un profondo rimpianto per la propria morte.
Ma quando il morente si è inoltrato nell’esperienza non vuole tornare più indietro e a volte cerca di non rientrare nel corpo fisico. Soprattutto dopo che si è incontrato l’Essere di Luce.
Solo chi ha lasciato compiti importanti da portare a termine si sente lieto e a proprio agio nel tornare.
Alcune volte si ritorna, indipendentemente dai desideri personali, a causa dell’amore e delle preghiere di coloro che sono rimasti in vita.
Ero con mia zia durante la sua recente malattia. Più di una volta le si arrestò il respiro, ma la salvarono sempre. Infine un giorno mi guardò e mi disse: Joan, sono stata là, nell’aldilà, ed è bello. Voglio restarvi ma non posso finchè voi continuate a pregare perché io rimanga sulla terra. Le vostre preghiere mi trattengono qui. Per piacere, smettete di pregare.
Dopo il ritorno alla vita, i sentimenti e le sensazioni associate all’esperienza avuta permangono per qualche tempo.
Chi le ha provate non ha alcun dubbio quanto alla realtà e all’importanza della cosa, ma tutti si rendono conto che la nostra società non è l’ambiente ideale per ricevere questo tipo di testimonianze.
La paura è che, raccontandola, si possa essere etichettati come visionari o malati di mente.
Alcuni hanno tentato di parlarne ma non vennero presi sul serio.
Un altro motivo che spiega la reticenza dei più è la sensazione che l’esperienza in se stessa è tanto indescrivibile e quindi lontana dalle possibilità dell’umano linguaggio, della percezione e dell’esistenza umana che è inutile anche solo tentare di esprimerla.
La conseguenza principe dell’esperienza di premorte vissuta è la perdita della paura della morte che attanaglia ogni essere umano che non la abbia provata.
Ma anche la sensazione che la vita di chi è tornato è stata ampliata, approfondita, che si è più inclini alla riflessione, più interessati ai problemi filosofici riguardanti la morte o il fine dell’uomo.
Da allora ho continuato a pensare a quello che ho fatto della mia vita e a quello che ne farò. Sulla mia vita passata non ho recriminazioni. Ma dalla mia morte, di colpo, ho cominciato a chiedermi se avevo fatto quel che avevo fatto perché era un bene o perché era un bene per me. Prima agivo seguendo l’impulso mentre adesso penso bene alle cose, con calma e a lungo. Cerco di fare cose che abbiano un maggior significato e per questo la mia mente e la mia anima si sentono meglio. Cerco di non essere prevenuto e non giudicare nessuno. Voglio fare cose che siano buone in loro stesse e non soltanto per me.
Molti sembrano d’accordo sulle lezioni avute dagli incontri con la morte. Il desiderio di coltivare l’amore per gli altri, un amore di un genere unico e profondo. Molti sentono che il loro scopo sulla terra è cercare di imparare ad amare così.
Conoscenza e Amore sono i pilastri che sorreggono la nostra vita terrena permettendo di salire verso lo Spirito.
