Molti di noi, pensando al silenzio, fuggono a gambe levate, altri di noi lo cercano.
Questa dicotomia si ritrova anche nella relazione che un individuo ha con una massa di persone nello stesso momento, come può essere un viaggio stradale in periodi di esodo oppure un posto al sole in riva al mare.
Molto tempo fa, in estate, la mia compagna, io ed il nostro cane decidemmo di andare a passare una giornata di festa in riva ad un lago nei pressi di Roma.
Partimmo molto presto di mattina e arrivammo nel luogo prescelto che non c’era ancora nessuno sulla spiaggia.
Scegliemmo accuratamente sotto l’ombra di quale albero avremmo potuto metterci.
Più tardi, mentre la spiaggia era ancora deserta, arrivò una coppia di persone che si posizionarono, vicino a noi, sotto l’ombra dello stesso albero nonostante avessero tutti gli altri alberi della spiaggia liberi.
Rimasi colpito da questo comportamento che, molto tempo dopo, mi fu spiegato rientrare tra quelli che vivono il rapporto delle masse con l’atteggiamento del gregge, sicuri e protetti quando si trovano vicino a tutti gli altri che seguono se essi si spostano, al contrario del comportamento da leone che preferisce essere solitario, libero di muoversi e controllare il luogo.
Ho sempre sofferto i luoghi molto affollati come, per rimanere in tema, una spiaggia della riviera adriatica con una distesa di ombrelloni a perdita d’occhio e la stretta vicinanza di una moltitudine umana vociante, cantante e chiassosa.
Molte volte mi sono chiesto, in presenza di persone che monopolizzano l’attenzione con una valanga di parole: cosa vuol coprire il continuo parlare?
C’è un detto che, trovo, calza a pennello: i barili vuoti sono quelli che fanno più rumore!
La parola è l’inizio di un malinteso perché spesso sotto il controllo del pensiero generato dalla Personalità automatica e viene usata per risvegliare certe reazioni o certi sentimenti negli altri solo per proprio tornaconto.
Nella maggior parte degli esseri umani naturali chi prende la parola vuole dirigere, dominare, sopraffare, affermare (principio Yang), mentre invece il silenzio è la qualità della ricettività, del principio Yin.
Ho sempre prediletto il silenzio, ma ora è diventata per me una necessità.
Perché?
Perché il silenzio ispira, mette in contatto con altre sfere psichiche della mente.
Il rumore trattiene l’uomo nelle regioni psichiche inferiori espressione di vita materiale.
Il silenzio ci conduce al collegamento col centro di noi stessi.
Il rumore ci risucchia alla nostra periferia dove si vive il contatto con la moltitudine di esseri umani che corrono senza tregua in preda alla paura e alla rabbia, scappando come animali in fuga, per poi fermarsi annegati in un sonno ipnotico, completamente incuranti di quello che li circonda, con la mente e gli occhi incollati su uno schermo.
Il silenzio ci ricarica di energia che proviene direttamente dalla Sorgente, ma presuppone l’immobilità e la rilassatezza del corpo fisico, come quella a cui esso è costretto in postura di meditazione.
Il silenzio nei suoi aspetti più materiali è relativamente facile da ottenere, molto più difficile il silenzio della mente.
La parola è la canna del fucile mentre il pensiero è la polvere da sparo. La canna dà la direzione, la polvere la potenza.
Ma chi è che prende la mira?
Nella maggioranza degli esseri umani è la Personalità che agisce automaticamente con gli esiti che tutti noi abbiamo avuto modo di sperimentare.
Il silenzio ci permette di scoprire il nostro terzo orecchio che si trova nella gola a livello della ghiandola tiroidea che, parimenti al terzo occhio, ci permette di entrare in comunicazione con i Mondi Superiori.
Ci consente di udire la voce del silenzio con la quale Dio ed i suoi Ministri ci parlano delicatamente, ma senza sosta.
La voce di Dio non fa rumore, è dolce, tenera; bisbiglia.
Per udirla dobbiamo far cessare tutte le altre che dentro di noi urlano, strillano, reclamano attenzione, litigano tra di loro, ci spingono e ci trattengono.
Ma come distinguere questa voce tra le tante altre?
Dal sentimento che produce dentro di noi ascoltandola.
Quando vedo chiaro dentro di me come se si fosse accesa una luce, quando il mio respiro si fa ampio e profondo, quando provo un calore, un amore che fa nascere nel mio cuore un sentimento di libertà interiore e di giustezza, questi sono i segni che la voce di Dio mi ha raggiunto.
Per questo bisogna costruire dentro di noi una Entità Interiore Superiore che agisca da Signore del nostro Essere, un’entità che deliberatamente noi creiamo e contrapponiamo alla nostra Personalità alla quale essa, prima o poi, dovrà sottomettersi.
I mezzi che io conosco attraverso cui costruire il Re Interiore sono la meditazione, la preghiera, la contemplazione, il canto.
