ARRENDERSI

Una espressione che sta diventando desueta nel lessico del vivere civile.

La nostra società, soprattutto quella occidentale, vive e prospera sulla competizione in ogni ambito della nostra vita.

Fin dalla scuola lo sguardo, l’attenzione, il riconoscimento è sempre al primo della classe. Veniamo educati al confronto e alla supremazia già dalla nostra età fanciullesca.

Poi nel lavoro, dove entra in gioco il premio in denaro sonante per il migliore, colui che si distingue, colui che emerge dalla massa, molte volte anche a detrimento di chi vive e lavora vicino a lui.

Nello sport, dove ci deve essere sempre un vincitore che venga acclamato, osannato, venerato per essere riuscito a sconfiggere tutti gli altri.

Si tratta sempre di lotta per una supremazia anche quando viviamo il nostro tempo libero. C’è la corsa a ostentare uno status sociale superiore agli altri, che ci faccia distinguere ed emergere con segni distintivi riconoscibili da tutti: case, abiti, oggetti di lusso, giocattoli tecnologici costosissimi, vacanze in paradisi naturali esclusivi, hotel esclusivi, ristoranti stellati.

Quando tutto questo diventa irraggiungibile, quando IO viene deluso nei suoi desideri, si scatena rabbia, odio, rivalsa, vendetta. Oggi come ieri diventa giustificabile ottenere quello che mi possa mancare con la violenza, la sopraffazione, la guerra.

Migliaia di anni trascorsi non sono riusciti a cambiare il modus operandi dell’essere umano che oggi si comporta più o meno ancora come un uomo primitivo.

Perché è perfuso nella materia e l’immersione in essa lo contamina e lo confonde, rendendolo incapace di poter vedere lucidamente e coscientemente il Mondo Superiore da cui arriva.

Non riusciamo a staccarci dalle nostre emozioni inferiori.

La rabbia, la paura, la tristezza, l’apatia, l’odio, il risentimento obnubilano la nostra mente che ci fa reagire agli eventi che ci coinvolgono come degli animali, per puro istinto, per abitudine.

È sotto gli occhi di tutti come questa maniera di vivere non sia più sostenibile.

Allora cosa fare?

Bisogna arrendersi.

Arrendersi a chi?

Arrendersi a chi ha creato questo Mondo, l’Universo, le Stelle, i Pianeti, le Galassie e anche noi Esseri Umani. Chiamatelo come volete: Dio, Assoluto, Ente Supremo, Entità Superiore, Origine; sono solo segnali stradali.

Sia fatta la Tua Volontà.

Questa resa ci mette nella condizione di iniziare a percepire che non siamo solo esseri immersi nella materia, ma che siamo molto di più.

Veniamo da altrove.

Purtroppo il vivere costantemente nella materia ci fa dimenticare da dove veniamo.

Dentro ognuno di noi c’è una particella di quell’Entità che ci ha creato.

Ricordarci chi siamo spalanca le porte ai sentimenti e le emozioni che da lì provengono.

L’Amore, non l’odio; la Giustizia, non la prevaricazione; la Gioia, non la tristezza; la Compassione, non l’Egoismo; la Verità, non la menzogna.

Per iniziare a sentire quelle voci dobbiamo smettere di dare ascolto alle altre voci urlanti, rissose, caotiche che riempiono la nostra Mente.

Dobbiamo fare silenzio dentro di noi.

Coltivarlo questo silenzio per poter udire le altre sommesse voci che ci ricordano chi siamo.

Arrendersi vuol dire smettere di agire per soddisfare i nostri desideri o fuggire dalle nostre avversioni.

Smettere di dire lo voglio o non lo voglio.

Smettere di volere tutto e subito.

Arrendersi vuol dire iniziare a comprendere che dal luogo in cui siamo venuti, qui in questi mondi, è stato già tutto deciso.

C’è un progetto costruito per favorire un lavoro su precisi aspetti di noi stessi per la nostra crescita come Anima in questa incarnazione, ma opponiamo resistenza, una resistenza generata da programmi che la nostra mente fa per soddisfare desideri di avere sempre di più, di avere sempre il meglio. Una volta raggiunto e soddisfatto un desiderio si passa al desiderio successivo e via così la giostra gira e può girare per tutta una vita, lasciando in bocca un sapore amaro, qualcosa che manca.

L’Anima e lo Spirito, il loro procedere e crescere, sono l’unica cosa che conta veramente, non quanta ricchezza ho accumulato, quanto potere sono riuscito ad ottenere, quanta gente è al mio servizio, la fama che ho ottenuto. Tutto questo riguarda la Terra e qui rimarrà quando noi ce ne andremo.

Vuol dire guardarsi dentro, con spietata lucidità, cercando di non agire in preda alle emozioni più basse, smettendo di comportarsi come bestie, smettendo di opporre resistenza a quello che è il nostro vero Cammino.

Vuol dire fare silenzio.

Non smettere di lavorare e mettersi distesi sul divano, in attesa che succeda qualcosa, a bere, mangiare, fare sesso, guardare la TV.

Arrendersi per me è affidare al Supremo tutti i miei pensieri, le emozioni, le azioni cercando di agire nella materia tutto ciò che sia di beneficio, utilità, servizio per me stesso e per tutti gli altri che stanno vivendo insieme a me.

Arrendermi è cercare di fare tutto quello che posso, lì dove sono, con quello che ho, senza alimentare dentro di me resistenza alcuna che sia causa di generazione di rabbia, paura, odio, tristezza, apatia, confusione, ignoranza, per fluire nella corrente che mi porta verso la mia vera Natura.

Solo da questa rivoluzione interiore dentro ognuno di noi potrà nascere un nuovo Mondo.

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