Consolazione

Ho ricevuto il video, che troverete alla fine di questo articolo, in un momento, molto recente, di grande dolore e sofferenza.

La gattina, che aveva scelto di condividere la nostra vita, aveva appena lasciato i suoi veicoli fisici repentinamente, inaspettatamente e brutalmente, investita da un motorino. 

Il pianto e la tristezza per il distacco hanno aperto il mio Cuore e sono ancora fragile per questo.

Ma ho ricevuto, come spesso accade, questo dono.

Vedendolo e ascoltandolo, qualcosa di caldo, di bruciante, di impellente è sorto nel mio petto e le lacrime di dolore si sono trasformate in lacrime di gioia.

Questo brano è stato scritto dall’artista per la sua compagna di allora che aveva appena perso suo padre.

Lights will guide you home

And ignite your bones

And I will try to fix you

Le luci ti porteranno a casa

E infuocheranno le tue ossa

E io cercherò di consolarti

Ecco quello che cerchiamo tutti affannosamente ed instancabilmente: la consolazione.

Ecco quel qualcosa che mancava nella mia vita ordinaria di prima, quel sapore che non riuscivo a trovare tuffandomi nella rincorsa continua alla soddisfazione dei desideri.

Ma quale è il significato di consolazione?

La lingua antica dei nostri padri ci dice che consolazione è formata da cum=insieme e solus=intero ma anche soddisfatto.

Questo cerchiamo voracemente per tutta la vita: essere insieme per sentirci interi e quindi soddisfatti.

Raggiungere finalmente la soddisfazione della nostra gioia di Essere nell’essere uniti.

Guardate il video e ascoltate.

Migliaia di persone unite tutte insieme a cantare un canto di consolazione per quella povera anima sperduta e senza più un padre.

Guardate le lacrime che scendono dai visi di quella gente che finalmente si sente soddisfatta, si sente unita nel canto, oltre la separazione di IO, dimenticando la soddisfazione di solo per me, a compiere un Sacro Ufficio di amore e di cura per un’altra anima.

Sentite la magia e l’armonia di migliaia di voci tra loro sconosciute e fisicamente separate che si trovano unite nel canto a far vibrare insieme le loro anime e richiamare a far vibrare anche le nostre.

E allora io voglio consolare, voglio consolare chiunque avrò vicino perché quella fame venga estinta.

Perché non c’è cibo, oggetti, denaro, potere nella materia che possa saziare questo anelito di stare insieme per Essere interi.

Consolare come solo un padre e una madre possono fare, perché questa è la Verità di noi stessi, questa è la nostra vera Natura Divina.

Dare senza pensare, senza calcolare, senza aspettarsi nulla in cambio, senza paura perché solo così mi Sento….

Al di là di quello che sono e di quello che faccio per vivere, al di là della mia storia personale nella materia.

Voglio aprire le braccia e dire: vieni, vieni qui.

Qui troverai un abbraccio, troverai consolazione, un cuore che batte insieme al tuo.

Qui non sarai più solo, qui non sarò solo nemmeno io.

Qui brillerà la Luce e le nostre ossa si illumineranno, qui c’è consolazione.

Come il grembo di una madre accoglie suo figlio che, accucciandosi tra le sue braccia, trova il conforto (cum fortis ossia insieme diventiamo più forti).

Quella forza che, sola, può scacciare le nostre ombre e annientare la paura.

Quella forza che, sola, può bruciare la nostra rabbia nella battaglia contro di esse e ruggire di fierezza.

Per provare questo bisogna aprire le nostre braccia ed il nostro Cuore ed accogliere, ossia raccogliere tutto insieme, raccoglierci tutti insieme.

Nella concordia (cum=insieme cordis=cuore) diventiamo Uno, i nostri Cuori insieme diventano Uno.

Amore e Verità

Due parole di grande e profondo significato: Amore e Verità.

Riguardando la mia vita fin qui trascorsa, con la consapevolezza che ora ho sviluppato, posso dire che non sapevo cosa fosse l’amore, tantomeno cosa fosse la verità.

Non ero assolutamente preparato.

Nessuno mi hai mai spiegato cosa fosse il primo, in quanti modi esso potesse essere declinato, come si muovesse all’interno di noi tutti.

Della seconda, inconsapevolmente, ne sono stato alla larga fin da bambino quando ho barattato l’espressione della verità di quello che sono e dei miei sogni in cambio dell’attenzione e dell’amore dei miei genitori. 

Da lì sono andato avanti a costruire tutta la mia vita, menzogna su menzogna, creando una quantità inimmaginabile di sofferenza per me e per chi mi era accanto. 

Dire la verità non mi era permesso, dire quello che volevo essere tantomeno ed era proprio qualcuno dentro di me che lo aveva stabilito.

Osservavo le persone che avevo intorno, leggevo libri, guardavo film, ma la mia attenzione era catturata da altri argomenti più risuonanti con le emozioni che mi abitavano, paura e rabbia. 

La paura di non essere amato sovrastava ogni mio sentire e la verità di me stesso sprofondava nei sotterranei del mio inconscio giacendo lì, segregata in un antro buio, umido e freddo, raggomitolata su sé stessa, piangendo lacrime di solitudine e di abbandono, aspettando che qualcuno venisse a salvarla. 

Qualcos’altro cresceva e si esprimeva dentro e fuori di me. 

Dentro di me un giudice spietato esaminava ogni mia azione ed emozione emettendo assoluzioni o condanne. 

Fuori di me qualcuno si lasciava trasportare dalla corrente, alla deriva su un tronco d’albero, perdendo via via il desiderio, la forza di agire qualcosa che dentro non produceva eco. 

Ero come un sonnambulo che cammina e agisce ma in sostanza è incosciente, oppure immobile in un lago nero e profondo di apatia e di insensibilità. 

Più scorreva la mia vita più la deriva mi portava lontano. 

Le menzogne si accatastavano una sopra l’altra in un castello dalle mura impenetrabili. 

Pensare di cambiare rotta voleva dire buttare a mare parti di me costruite in anni/decenni. 

Il sonnambulo continuava a camminare, nella sua più totale incoscienza, ignaro di tutto quello che accadeva dentro e fuori di lui.

Ma un giorno la sofferenza dentro di me è arrivata ad un punto tale che io, sonnambulo, mi sono svegliato e ho realizzato che non potevo più andare avanti così, non volevo più vivere la vita che fin ad allora avevo vissuto, volevo cambiare ad ogni costo.

In quel momento la verità ferita di me stesso ha smesso di piangere e ha smesso di aspettare che arrivasse qualcuno nella caverna buia.

Si è alzata e, con le poche forze a disposizione, si è pian pianino messa alla guida del tronco d’albero per ritornare a terra.

Nel momento cruciale della virata ecco che il castello si è rivelato un castello di carte che non avrebbe, prima o dopo, potuto resistere alla nuova direzione che il vento stava prendendo.

Il ritorno non è stato facile, ma sono stato guidato dalla luce di un faro per mantenere la rotta e da uno specchio per guardare dentro di me un poco alla volta. 

Dapprima un piccolo specchietto da borsa, quello che le donne usano per rifarsi il trucco. 

Meglio uno specchio piccolo perché quello che riflette non è piacevole e vederlo è doloroso.

Man mano che mi avvicinavo alla terra la luce del faro diventava più forte e più ampia e lo specchio anche si ingrandiva e lasciava vedere sempre più parti di me, coperte da armature e sotto ciascuna armatura una ferita ancora viva e bruciante.

Quando sarò arrivato a terra e il faro mi illuminerà totalmente so che mi troverò davanti ad uno specchio per vedere la mia intera figura. 

Quello che vedrò non mi piacerà, vedrò le mie ferite nascoste, vedrò le mie cicatrici. 

Quella sarà la mia Verità e, dopo averla vista, tornerò bambino capace di esprimere Amore. Quell’amore che non va insegnato, che non va pensato, che sgorga puro e semplice, pronto per essere donato.

Questo è il Viaggio che sono venuto a fare sulla Terra, l’unico che conta, l’unico che è utile per progredire in Anima. 

Questo è il senso della Vita per me.

Tutto il resto è andare alla deriva.

La morte condivisa 2

Per avere una idea più precisa di quello che accade riporterò alcune testimonianze tratte dal libro di Moody.

Mio marito passò attraverso il mio corpo. Come una scossa elettrica, come quando si mettono le dita nella presa, ma più delicata. Tutta la nostra vita ci comparve davanti all’improvviso e sembrò inghiottire la stanza dell’ospedale con ciò che conteneva. Tutto intorno c’era solo luce bianca brillante. Tutto ciò che avevamo fatto nella vita era avvolto dalla luce. Vidi altre cose di mio marito prima che fossimo sposati. Non erano imbarazzanti o private, non c’era nessun bisogno di riservatezza. Vidi me stessa abbracciata al suo corpo ormai esanime, ma la cosa non mi fece stare male, perché mio marito nello stesso momento era vivo e accanto a me e osservavamo la scena insieme. Tutto accadde in un lampo accanto a letto dove mio marito stava morendo. Un altro aspetto strano di questa visione della nostra vita fu che in alcune parti vi erano dei pannelli o dei divisori che ci impedivano di vedere la totalità della scena, non ci permettevano di vedere alcune parti della nostra vita.”

Una madre moribonda che fino a quel momento giaceva quasi inerme nel suo letto si mise a sedere sul letto stesso e abbracciò suo figlio. Aveva occhi come perle di luce chiara ed era perfettamente padrona di sé al contrario degli ultimi giorni. Un globo di luce brillante si formò intorno a noi, racchiudeva interamente mia madre e me e notare che i mobili, le pareti e tutto ciò che era nella stanza appariva distorto, come se lo stessimo osservando attraverso una goccia d’acqua. Immagini tridimensionali iniziarono a cadere sul globo. Erano scene della mia infanzia. Mia madre iniziò ad allontanarsi, era come se si trovasse in fondo al tunnel ma allo stesso tempo fosse anche con me. Mentre accadeva tutto questo vidi scene della mia vita, inclusa la mia nascita. Vidi episodi della sua vita, eventi che la tormentavano durante la mia infanzia di cui non ero a conoscenza. Potevo percepire i suoi pensieri. Cristo era con noi nel globo, ma non vedevo la sua figura umana. Quando morì sentii che il suo corpo si abbandonava e l’energia usciva da lei. Il globo svanì e mi ritrovai da solo.”

Sognai che stavo camminando in una foresta con mio marito Herb lungo un sentiero buio e ombroso. Era un sentiero interamente circondato dagli alberi racchiuso da una fitta coltre di rami che si estendevano sopra la nostra testa. Il percorso era leggermente inclinato e sulla cresta di una collina vidi il cielo, simile a una luce in fondo al tunnel. “Herb e io eravamo immersi in una conversazione, non ricordo a riguardo di che cosa, ma credo stessimo ricordando i momenti fondamentali del nostro rapporto.”

“Mio fratello ed io siamo gemelli identici e ci siamo sempre sentiti legati, durante il weekend mio fratello si recò in un altro Stato per una partita scolastica di football mentre io rimasi a casa, ci andò in auto con alcuni amici e il giorno in cui stava ritornando ero sdraiato sul divano a guardare lo sport in televisione, quando all’improvviso ebbe la sensazione di lasciare il mio corpo e muovermi verso una luce brillante, mentre ciò accadeva vidi dei flashback di eventi che erano successi a me e a mio fratello, rivissi diversi avvenimenti della nostra infanzia fra cui alcune cose così insignificanti che avevo dimenticate, erano così vividi che mi parve di riviverli“.

Ho avuto la fortuna e l’onore di poter ricevere questa testimonianza di morte condivisa da parte di una cara compagna, viaggiatrice di lungo corso, la persona in questione lavora nel campo medico. Mi descrisse che si trovava seduta nel suo ufficio in ospedale, intenta a redigere degli atti, quando si è sentita trasportare via, ha visto una strada bianca in salita verso la sommità della quale sua madre stava camminando tenendo per mano una bimba; si è sentita pervasa da una gioia ed una pace indescrivibile e avrebbe voluto seguire sua madre in quel luogo meraviglioso ma una voce le disse chiaramente che non era ancora arrivato il suo momento e sarebbe dovuta ritornare indietro.

La mia cara compagna, quando mi raccontò tutto questo, non era minimamente a conoscenza della morte condivisa e, dopo aver letto il libro, capì che aveva partecipato alla morte della madre. 

La morte condivisa è una esperienza trascendentale che è inspiegabile dalla scienza attuale, ma sulla quale la scienza non può controbattere.

Dal punto di vista scientifico negli episodi di pre-morte si sente spesso affermare dagli scienziati che potrebbero essere frutto di malfunzionamenti cerebrali causati dalla mancanza di ossigeno o da impulsi elettromagnetici anomali. 

In questo caso la confutazione scientifica non regge perché chi accompagna il morente e partecipa con lui al distacco dai veicoli inferiori e al progredire oltre, sperimentando una morte condivisa, non sta morendo ma partecipa delle stesse sensazioni di chi sta passando pur essendo vivo.

La morte condivisa

Dio è Amore. 

Alcuni di noi esseri umani ricevono in dono dal Padre la meravigliosa e straordinaria opportunità di poter accompagnare un proprio caro morente oltre i confini del regno fisico. 

Sono regali divini elargiti grazie alla relazione di profondo amore che esiste tra gli esseri che la sperimentano.

Poter accompagnare oltre un padre, una madre, una compagna, i fratelli, le sorelle credo sia una indimenticabile esperienza di amore che trascende i confini terreni.

Ne abbiamo conoscenza grazie al lavoro di raccolta di testimonianze riportate dal dottor Raymond Moody nel suo libro “Schegge di Eternità”.

Il dottor Moody è stato il pioniere che ha anche raccolto interviste a persone che hanno avuto episodi di pre-morte, ossia sono morti per un certo tempo e poi tornati indietro.

I racconti di chi ha accompagnato un morente hanno degli elementi comuni che coincidono con quelli di chi ha vissuto un episodio di pre-morte. 

Essi sono 7 ed accomunano la maggior parte delle testimonianze raccolte dal dottor Moody:

  1. Cambiamento della geometria degli spazi – difficile da descrivere perché le forme possono essere molto diverse: “come se la stanza crollasse e si espandesse allo stesso tempo”, “sentii la stanza cambiare forma, quasi come se si fosse riempita d’aria e gonfiata”, “i mobili, le pareti e tutto ciò che era nella stanza appariva distorto, come se lo stessimo osservando attraverso una goccia d’acqua” questo cambiamento di forma, come una sorta di sportello, sembra dare accesso ad una dimensione diversa;
  2. la luce mistica – sembra mostrare una consistenza liquida, cristallina, che emette purezza, pace e amore, pulsante di questi elementi che producono una trasformazione spirituale in una persona, “una luce che sembrava un vapore sopra il suo viso, mai avevo provato tanta pace” la luce mistica provoca una trasformazione anche in chi ha condiviso la morte di un altro;
  3. la musica e le melodie – spesso si sente il suono di una melodia, “era la musica più bella e complessa che avessi mai sentito, ogni nota era uno scintillio, stavo letteralmente vedendo la musica”, “dolci e selvagge note di un’arpa eolica”, “una musica splendida, diversa da qualunque altra avessi mai udito, come una musica da ballo, ma assolutamente unica nel senso che anche dopo non ascoltai mai più nulla di simile” ma anche come un motore di un jet che sale di giri;
  4. esperienza extracorporea – all’inizio della esperienza di morte condivisa spesso ci si sente trasportati in un luogo da cui si osserva la scena sottostante, generalmente il soffitto o un angolo del soffitto della stanza dove si è con il morente, ma anche volteggiare sopra la propria città o in altri luoghi dove si può incontrare le persone amate che sono fisicamente distanti da colui che sta passando oltre, “ero gravemente malato in punto di morte a causa di problemi cardiaci proprio mentre mia sorella stava morendo per coma diabetico in un altro reparto nello stesso ospedale, lascii il mio corpo e salii in un angolo della stanza da dove osservai i medici che si affannavano su di me in basso, all’improvviso mi trovai a parlare con mia sorella che era in alto con me, facemmo una bellissima conversazione riguardo a ciò che stava succedendo lì sotto, poi si separò da me e mi disse che non sarei potuto andare con lei, si allontanò attraverso il tunnel e io rimasi da solo”;
  5. la co-revisione della vita del defunto – consiste nel ripercorrere la propria esistenza terrena condensata, può essere una veduta panoramica dell’intera vita dell’individuo o solo dei frammenti delle stessa ma significativi “ho visto ogni singolo evento importante accaduto nella mia vita, dal mio primo compleanno al mio primo bacio agli scontri con i miei genitori, ho capito quanto fossi egoista e che avrei dato qualunque cosa per poter tornare indietro e cambiare”, “quando mio figlio quindicenne morì era nella stanza con lui, invece della stanza apparve una visione di tutto ciò che mio figlio aveva fatto nella sua breve vita, lui era lì al centro e sorrideva gioioso, vidi molte cose di cui mi ero da tempo dimenticata e anche molte cose che non conoscevo per nulla, lo vidi da solo nella sua stanza, ad esempio, mentre giocava con il suo modellino di Fort apache, si può dire che le scene della sua vita erano come dei lampi o quasi come scariche elettriche assolutamente indescrivibili, parti della vita di mio figlio e della nostra interazione erano sfuocate come quando in televisione si cerca di nascondere il viso di una persona”;
  6. l’incontro con regni spirituali o “ultraterreni” – uno degli elementi più comuni; vengono usate parole come paradiso, puro, sereno, celestiale per descrivere i luoghi visitati, “giunsi sulla collina dove il paesaggio era perfetto e le montagne ondulate e morbide, in lontananza potevo vedere solamente il cielo blu, verdi colline e grandi alberi, c’erano piante perfette e colori indescrivibili, verdi, rossi, blu, tutti i colori che ci circondano ogni giorno, ma quelli erano così perfetti che i colori che vedo adesso mi sembrano opachi, in nessun altro luogo ebbi una sensazione come quella che provai in quel momento”“stavo salendo una collina ed ero circondata dalla luce, non una luce comune, perché ogni cosa intorno a me (le piante, il terreno, persino il cielo) risplendeva di luce propria, era incredibilmente bello, sono certa che quel luogo fosse il paradiso o qualcosa di analogo poiché la sensazione era magnifica”;
  7. La nebbia che scaturisce dal morente – si tratta di una leggera nebbia emanata dal corpo dei moribondi, assomiglia a un fumo bianco e rarefatta come vapore, sembra a volte prendere la forma del corpo da cui si diparte e svanisce rapidamente, si forma intorno al petto o alla testa.

Continuerò ad approfondire questo tema nel prossimo articolo.

Amore Sacro e amore profano

La declinazione di Amore nella relazione tra due persone, che si sentono attratte sia fisicamente che sentimentalmente, ha risvegliato la mia curiosità in un dato momento della mia vita.

D’altro canto ha creato dentro di me una grande confusione ed incertezza.

Ho scoperto, molto in là nella mia età biologica, che anche questa è una manifestazione della dualità del mondo terrestre in cui siamo immersi. 

Sono le due facce di una stessa medaglia.

Come il Sole e Luna, il Bene ed il Male, il maschile ed il femminile, il giorno e la notte, l’attrazione e la repulsione, il desiderio e la rinuncia, il freddo ed il caldo e via discorrendo.

Cosa vuol dire profano? 

Profano nella sua etimologia è composto da latino pro ossia davanti e fanum tempio, luogo sacro e quindi propriamente che sta fuori dal sacro recinto, che non ha carattere sacro o ne è estraneo.

Allora quale è la strada da prendere?

Spesso, soprattutto nei primi innamoramenti di ragazzo, la bellezza e la delicatezza dei lineamenti di una ragazza come in Silvia di Leopardi, mi hanno rapito e trasportato in alto a dissetarmi con l’acqua vaporosa delle nuvole e altrettanto spesso, nello stesso lasso di tempo biologico, un impulso beluino irrefrenabile mi ha trascinato giù a bere acqua fangosa intrisa di terra e a rotolarmi nella soddisfazione dei piaceri della carne. 

In questo mondo terreno anche l’elemento primordiale dell’acqua può salire verso il sole o scendere a mischiarsi con la Terra.

Il desiderio mi ha portato spesso ad abbeverarmi nel fango cercando di soddisfare questa arsura inestinguibile pensando che, una volta soddisfatta questa sete, sarei riuscito finalmente a liberarmene per poter ascendere verso i luoghi sacri.

In realtà non ho fatto altro che alimentare il lato animale inferiore rimanendo invischiato nel fango.

Dentro tutti noi esiste una forza che sonnecchia alla base della colonna vertebrale nel primo chakram e si chiama Kundalini.

Viene raffigurata come un serpente che sale dal primo chakram verso l’alto. La colonna vertebrale è a forma di S ed il suo simbolismo è stato accomunato col serpente. 

È la Forza forte di tutte le forze di cui parla Ermete Trismegisto.

Questa forza può dirigersi verso il basso come verso l’alto. 

Non è difficile risvegliarla, è difficile dirigerla perché non dipende dalla volontà dell’uomo ma dalla sua elevazione spirituale.

Una volta risvegliata si dirige dove trova nutrimento. 

Se lo trova nell’aspetto inferiore e lì che si dirigerà e farà diventare schiavo di sfrenate passioni sessuali colui che sperimenterà la sua diabolica potenza spingendolo in un baratro.

Attraverso un lavoro profondo sulla purificazione e sulla umiltà l’individuo può dirigere questa forza immane verso l’aspetto superiore che lo potrà condurre al contatto con il Divino.

Capisco ora quale sarebbe stato il lavoro da fare, ma non avevo nessuno a cui chiedere e da cui ricevere insegnamento e soprattutto la salita era molto lunga e ripida. 

Lavorare per eliminare le ferite, l’opacità, la polarità, la separazione, le emozioni negative ecco la strada da seguire.

Prendere contatto con il Sé Superiore al di là di tutte queste barriere.

Nutrirsi di bellezza, di purezza, di delicatezza, di tenerezza non solo negli atti ma nei sentimenti, nelle parole, nei pensieri.

A volte mi sono trovato trascinato da amici ad apostrofare una ragazza usando parole rozze, volgari. 

Pensieri lascivi volti solo al particolare anatomico di una donna e a quello che avrei voluto farle sessualmente come fosse una bambola solo per soddisfare questo insaziabile brama.

Queste pulsioni esistono dentro di me, corrispondono alla mia parte animale, terrestre ma posso scegliere di non seguirle, di dirigere il mio pensiero verso qualcosa di più alto, più bello, più nutriente.

Posso scegliere di ammirare la bellezza e la perfezione di un corpo vivente come se ammirassi un’opera d’arte, come anche nutrirmi della soavità e della tenerezza di una carezza appena sfiorata.

Posso scegliere di pensare e sentire che non posseggo una cosa, un oggetto che mi appartiene perché è legato a me da un cerchio d’oro, ma un essere umano in cammino con i propri pensieri, i propri desideri, i propri sentimenti, le proprie emozioni che merita attenzione, rispetto, cura, tenerezza tanto quanto io ne desidero. 

Vuol dire ricordarsi che non esiste più “solo io solo per me stesso” ma siamo uniti a danzare insieme il ballo della Vita e in questa danza mi spoglio di tutti gli abiti costruiti. La compenetrazione del maschile e del femminile quando si è spogli di tutte le sovrastrutture che abbiamo costruito è compenetrazione di Essenze e fusione totale. In quegli istanti si diventa Uno e si sale verso la Verità.

Amore è sacro quando ci porta verso la libertà di Essere ognuno veramente noi ma uniti nel divino.

Zombi

È un termine di origine haitiana, legato alla tradizione religiosa vudù.

Zombi in epoca contemporanea indica la figura di un morto vivente, un cadavere ambulante.

Secondo le credenze popolari haitiane, alcuni sacerdoti detti bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima e detenerla in una piccola fiasca, sotto forma di piccolo angelo guardiano.

Il rito produrrebbe nella vittima uno stato di letargia ipnotica simile alla morte. Tali bokor sarebbero in grado di resuscitare la vittima, anche dopo diversi anni dalla sepoltura, restituendole una piccola parte dell’anima sottratta, per renderla uno schiavo abulico. 

Nella letteratura occidentale si indica per zombi individui privati di ogni volontà dalla dipendenza da droghe. Gli zombi si aggirano nella notte in cerca di esseri umani di cui cibarsi ed infettare a loro volta facendoli diventare come loro. 

Dalla letteratura occidentale l’industria cinematografica e musicale ha tratto dei capolavori unici nel genere, basti pensare a “La notte dei morti viventi” di George A. Romero o di “Thriller” di Michael Jackson.

Ma esistono veramente gli zombies?

Pensavo di no. 

Ora so che esistono veramente.

Dove sono?

Escono di notte dai luoghi di sepoltura?

No.

Sono in mezzo a noi, in pieno giorno. 

Basta uscire di casa e osservare attentamente le persone che ci circondano.

La maggior parte sono preda del sonno ipnotico con gli occhi fissi sul display del loro smartphone, talmente assorbiti da ciò che stanno vedendo da perdere la cognizione del luogo e del tempo in cui si trovano.

Molti guidano un’auto in questa catalessi, risvegliati da una sinfonia di clacson che li spinge a muoversi.

Altri sono preda del demone della fretta e dell’ansia, li vedi correre a piedi, in auto, scalpitare quando sono costretti a fermarsi per mettersi in coda, come se non avessero abbastanza tempo, desiderosi d’ ingurgitare voracemente cose da fare.  

Se tenti di svegliare i primi vieni guardato come se fossi tu l’essere alieno che li sta disturbando.

Se ti trovi sulla strada dei secondi vieni investito dalla furia aggressiva di un animale feroce che ti vomita contro rabbia, aggressività, sotto forma di parole e, spesso, anche di fatti.

Oggi li guardo stupito ed incredulo di trovarmi immerso in questo girone infernale. 

Ma dura poco perché gli zombies là fuori sono sempre alla ricerca di esseri umani di cui cibarsi.

Come?

Si cibano della loro energia. 

Di fronte alla rabbia e al sonno ipnotico qualcosa dentro di me comincia a vibrare, la sento salire. 

È l’Animale. 

Se ascoltate attentamente il brano di Andrea Cerrato, un cantautore viaggiatore, che troverete alla fine di questo articolo, capirete di cosa parlo.

Sì perché anche io sono stato uno zombi.

Ho passato gran parte della mia vita trascorsa infettato e contagiato dalla fretta di fare tante cose nel più breve tempo possibile, in preda ad ansia e rabbia per non riuscirci, caduto poi in una letargia ipnotico-depressiva dopo aver utilizzato tutta l’energia che avevo a disposizione in quel carosello.

Quando, ancora oggi, sale l’Animale che chiede la mia energia alcune volte non riesco ad essere così presente da rimanere fermo ad osservalo e mettere in atto le necessarie e deliberate contromosse.

Ancora oggi, che cerco di essere sveglio e presente, mi prende e reagisco istantaneamente e solo dopo mi rendo conto. 

Il tempo in cui rimango preda dell’animale è sempre più breve, minuti. In passato erano ore, giorni in cui ero a mollo in una sofferenza costante. 

Il Maestro Aïvanhov ci aiuta ricordando: “se l’uomo non è vigile, se non sa mettere delle protezioni intorno a sé, i suoi figli e i suoi animali domestici, simbolicamente parlando, saranno divorati dalle belve.

Quei figli e quegli animali domestici sono i suoi pensieri, i suoi buoni sentimenti e i suoi buoni slanci, tutto ciò che è sinonimo di ricchezza, abbondanza e prosperità spirituali. Se ci tiene veramente a loro, è necessario che li protegga, altrimenti essi vengono saccheggiati dalle entità tenebrose del mondo astrale, dalle belve che verranno a devastare…..”

Tutti noi siamo zombies, fa parte della nostra natura di esseri umani. Non ha senso cercare lo zombi al di fuori di noi. Quello che vediamo fuori è lo specchio di quello che abbiamo dentro. 

Ma c’è una buona notizia. 

Lavorando su di noi potremo riuscire a tenere la bestia al guinzaglio. 

Il Centro e la periferia

Alcuni giorni addietro una sorella/compagna viaggiatrice ha ricevuto in regalo un’intuizione proveniente dalle Regioni Superiori.

Le è comparsa l’immagine del Sole dal quale partivano raggi di luce e ha aggiunto che aveva visto ogni essere umano legato a esso da un raggio. La percezione le diceva che Il compito di ciascun essere umano è di ascendere, attraverso questo raggio, al Sole stesso.

Era rimasta colpita della rivelazione, non conoscendo ancora il sapere relativo, e chiedeva alla nostra Guida se quello che aveva immaginato potesse avere un collegamento con una verità spirituale.

Questo mi ha ancora una volta confermato in esperienza come la Conoscenza possa essere accessibile da chiunque sia aperto ed in contatto con le Regioni Superiori.

L’analogia che mi ha raggiunto immediatamente è con il simbolo riprodotto.

Nel macrocosmo al culmine di ognuno di quei raggi c’è un essere umano, nel microcosmo di ogni persona vivente al culmine di ogni raggio c’è una espressione o manifestazione delle personalità che ci abitano. Salendo di prospettiva ogni raggio è un’incarnazione della nostra Anima.

Il simbolo descrive il Viaggio che ognuno di noi incarnato compie per manifestare sé stesso sulla terra, ma nel contempo narra anche del Viaggio che tutti noi dovremmo intraprendere per risalire verso il Centro, verso lo Spirito.

Che cosa vuol dire?

In primo luogo il Viaggio che tutti compiremo quando abbandoneremo i Veicoli Inferiori, ma anche e soprattutto la connessione che ci è richiesto di tenere viva ogni volta che andiamo in periferia.

Il vivere quotidiano è strutturato in modo che ciascuno di noi è continuamente costretto a prendere contatto con la periferia. 

Le attività che ci attirano nella periferia sono innumerevoli: dalla mia casa esco per andare al lavoro, per uscire con gli amici, per passeggiare, per andare in vacanza, per studiare, per procurarmi cibo, per seguire i miei figli. 

Tenere dietro a tutte le attività create dalla nostra natura terrestre e/o dalla nostra società, dalle responsabilità/doveri creati per gestire i rapporti tra le persone in una stessa egregora (famiglia, società, nazione, gruppi di appartenenza), ci costringono a rimanere sempre di più tempo in periferia.

Così tanto che perdiamo il contatto con il nostro Centro che è il Sé profondo. 

Alcuni di noi credono addirittura che esso non esista e rimangono nella periferia per tutta la vita.

Non capiscono, come non avevo capito io, che rimanere lì ci condanna ad essere tutti separati, espressioni dei nostri Io centrici, attraversati solo da rabbia, paura, tristezza, apatia, invidia, vergogna, senso di colpa, superbia, lussuria, avidità. 

Intossicati da queste emanazioni, confusi e deboli, sempre più deboli e pronti ad eseguire ordini che ci rendono schiavi.

Quando invece tutto ciò che Dio Infinito Benedetto ha creato può essere rappresentato da un cerchio, un centro e una periferia.

Il nostro sistema solare con il Sole al centro; la cellula che ha un nucleo centrale, una periferia chiamata citoplasma e una membrana protettiva e contenitiva; l’uovo con il rosso centrale, il bianco periferico ed il guscio; la maggior parte dei frutti che hanno il nocciolo o i semi, la polpa e la buccia.

Sul piano spirituale il centro rappresenta lo Spirito, lo spazio tra il centro e la periferia l’Anima.

Lo Spirito è raffigurato con un puntino in realtà è immateriale e non ha dimensioni, ma vibra così intensamente che è onnipresente e distribuisce la sua energia in ogni luogo. L’Anima è materiale ma di una materia così rarefatta che la sua espressione è pura luce. 

Collegarsi all’Anima e allo Spirito ci costringe a spogliare i panni delle nostre personalità, andare oltre le chiacchere della mente di superficie per abitare i territori dove IO non esiste più e dove esiste UNO.

Ma sempre più spesso ho la sensazione di essere legato ad un elastico e, quando inizio a salire verso le altitudini celesti, vengo riportato a terra.

Più salgo e più potentemente vengo tirato giù.

Ogni volta che salgo l’elastico lentamente perde la sua caratteristica e quando riparto di nuovo non lo faccio dallo stesso punto di partenza. Quando un giorno l’elastico non sarà più elastico sarò allora libero di andare e tornare consapevolmente.

Se dimentichiamo di tornare al Centro per ricevere le potenti e luminose energie dallo Spirito, andiamo alla deriva completamente persi nella periferia e ci lasciamo indebolire dalle esalazioni venefiche delle nostre emozioni disfunzionali, fatte per nutrire solo entità affamate.

Tutto ciò che esiste è legato al centro e può sopravvivere solo se questo legame viene alimentato, ogni giorno che Dio ha fatto e ad ogni suo inizio.

Come?

Meditando, pregando, cantando ogni giorno e ad ogni suo inizio, come fanno i religiosi che iniziano la loro giornata cantando le Lodi e pregando.

Il primo pensiero, una volta aperti gli occhi al risveglio, dovrebbe essere per lo Spirito a nutrire la nostra Anima per essere guidati in periferia.

I Guardiani del Passaggio

Nel grande libro della natura esistono esseri viventi che, più di altri, restituiscono il riflesso a noi esseri umani. 

Sono esseri che, spesso, rimangono sulla terra per un lunghissimo tempo, come vecchi saggi.

Questi meravigliosi esseri sono gli alberi.

La loro sistematica distruzione, per far maggior spazio alle esigenze dell’uomo, dovrebbe essere un monito per la possibile futura nostra scomparsa da questo pianeta.

Essi ci ricordano e ci riflettono l’immagine fisica del nostro collegamento tra Terra e Cielo. 

Come esseri umani siamo ancorati a terra dalla gravità, che ci rende pesanti, e sviluppiamo il nostro Essere in altezza verso il cielo. 

Contemporaneamente allarghiamo le nostre braccia nella dimensione della larghezza ad abbracciare e a comunicare con gli altri esseri umani.

Così come gli alberi sono ancorati alla Terra dalle proprie radici e estendono il tronco verso il Cielo. Una volta scesi nelle profondità e cresciuti in altezza, possono dispiegare i propri rami in larghezza in un abbraccio di comunione con i fratelli vicini.

La strada per noi è scendere nelle profondità del sentimento, elevare in altezza il nostro pensiero per poi estendere l’attività con le nostre braccia.

Ma non solo. 

Nell’albero la corrente ascendente trasporta la linfa grezza che passa dai rami fino alle foglie, qui viene elaborata per mezzo della luce del Sole e questa linfa elaborata viene trasportata dalla corrente discendente a nutrire tutto l’albero.

Nel nostro corpo fisico esiste la circolazione sanguigna: il sistema arterioso trasporta il sangue puro mentre il sistema venoso riporta ai polmoni il sangue che va depurato.

Sia l’albero che l’uomo si trovano sul passaggio di queste correnti cosmiche che circolano dall’alto in basso e dal basso in alto.

Le radici dell’albero corrispondono agli organi che si trovano sotto il nostro diaframma. 

Le radici dell’uomo crescono grazie allo stomaco, che permette di nutrirsi, e agli organi sessuali con i quali ci riproduciamo. 

La parte immediatamente superiore al nostro diaframma, guarda caso, è chiamata tronco perché, come il tronco dell’albero, contiene i polmoni ed il cuore che, attraverso la circolazione arteriosa e venosa, forniscono il nutrimento di qualità superiore.

Le foglie, i fiori ed i frutti sono i doni che vengono regalati a beneficio, utilità e servizio di tutti: così dovrebbe essere anche per noi umani.

Esistono tra gli alberi alcune specie anomale rispetto al loro comune modo di vivere. 

La Socratea Exorrhiza è una palma esotica che ha radici che non affondano nel terreno ma crescono le une vicino alle altre, permettendo alla pianta di spostarsi per cercare nuovi terreni sacrificando le vecchie radici che muoiono. 

Ma anche nel nostro territorio c’è un genere di albero diverso dai suoi fratelli, nel dialetto romano si chiama albero pizzuto.

Non li ho mai particolarmente amati, così chiusi e tristi, e mi sono sempre chiesto perché il cipresso si trovasse sempre dentro i cimiteri.

C’è una spiegazione fisica che racconta come il cipresso ha radici che non si allargano dentro il terreno, come fanno gli altri alberi, ma affonda dritte nella profondità le sue. 

Per questo viene preferito dentro i luoghi di sepoltura. 

Infatti non provoca danni alle tombe circostanti come farebbe ad esempio un pino.

Qualche settimana addietro sono andato in ritiro in un posto meraviglioso immerso nel silenzio e nella preghiera.

Accanto ad esso c’è un cimitero. 

Mi sono trovato a riposare tra una pratica e l’altra accanto a questo luogo circondato di cipressi. 

Ho realizzato che essi hanno ricevuto il compito di accompagnare coloro che stanno andando oltre.

Sono i Guardiani del Passaggio.

Hanno rinunciato a vivere la vita come i loro fratelli per fare servizio per le anime confuse ed ancora disorientate sul cammino da prendere. 

Hanno rinunciato alla ampiezza, all’accoglienza, alla comunicazione affondando le loro radici dritte nella Terra per poter innalzare tutto il loro essere verso il Cielo, indicando la strada da seguire: verso il Sole, verso la Luce. 

Hanno rinunciato a comunicare tra di loro chiudendo i loro rami stretti, tanto stretti al tronco da sembrare delle dita che indicano la direzione. 

Hanno rinunciato a donare le foglie, i fiori ed i frutti per essere le colonne della cattedrale della natura che sostengono il nostro viaggio verso le regioni celesti.

Con profondo rispetto e con amore ritrovato io dico loro: grazie, che Dio vi benedica. 

Come fuori, così dentro

L’Universo è, da qualche tempo, un mistero che mi affascina e mi rapisce. 

Di più!!! 

C’è qualcosa dentro di me che sento risuonare quando alzo gli occhi per vedere un cielo stellato.

Qualcosa di cui sento di far parte, ma che non conosco e del quale, sinora, non mi sono mai interessato.

Ho passato gran parte della mia esistenza con lo sguardo rivolto in Terra senza mai avere la curiosità di spaziare.

Fondamentalmente avevo paura, paura di qualcosa di sconfinato, di misterioso, di ignoto, di non comprensibile con la mente.

Ora la mia attenzione è stata catturata dal capire come è fatto. 

Tenterò di trasferire quel poco che ho compreso, tratto da letture e da programmi televisivi dedicati, sperando che sia sufficientemente corretto.

Sembra che l’universo si sia formato circa 13 miliardi e 800 milioni di anni fa a seguito di una immensa esplosione (Big Bang). 

Dopo questa esplosione gli elementi che compongono gli atomi, chiamati appunto subatomici, si sono annichilati tra di loro, ossia un elettrone con il suo opposto un positrone e un protone con un antiprotone, scontrandosi, si sono annullati dando origine alla luce sotto la forma di fotoni.

I fotoni, secondo la teoria quantistica, sono un “quanto” di energia fondamentale ed indivisibile classificato come bosone, vettore elementare di massa nulla.

La luce ha iniziato a viaggiare nello spazio andando a formare, insieme a altre particelle cariche, il cosiddetto plasma primordiale o radiazione cosmica di fondo.

Ma non tutti i protoni si sono annichilati; una parte molto ridotta di essi è andata poi a costruire tutta la materia che oggi noi osserviamo nello spazio: stelle, pianeti, galassie e ammassi di galassie.

Essi si sono formati a partire di piccole differenze di densità, che ha portato a una differenza di gravità in quella zona creando una conseguente attrazione. 

Gli scienziati hanno stimato che in tutto l’universo ci siano da 100 a 200 miliardi di galassie.

Le galassie si legano a causa della loro forte gravità e vanno a formare ammassi di galassie.

Ogni galassia ospita miliardi di stelle.

Ogni stella potrebbe avere da 1 a più pianeti orbitanti intorno.

La nostra galassia, la Via Lattea, ospita da 300 a 400 miliardi di stelle.

Questi dati sono il frutto di decenni di osservazione e di studi di una moltitudine di scienziati.

Ebbene quello di cui si è parlato finora rappresenta il 5% dell’universo, questo 5% viene chiamato Materia Ordinaria.

Esiste poi un 25% di Materia Oscura. Intorno ad ogni galassia c’è una grande quantità di materia che non emette luce, ma che influisce sulla velocità di rotazione della galassia stessa, della quale si hanno pochissime informazioni.

Tutto questo rappresenta il 30% dell’Universo.

L’altro 70% è Energia Oscura della quale gli scienziati non sanno nulla, non sanno da cosa è composta e come si comporta, ma che è assimilabile al vuoto fondamentale.

Come fuori, così dentro.

Anche il nostro cervello è conosciuto e usato solo per il 10%, l’altro 90% non sappiamo a cosa serva e non siamo in grado di utilizzarlo.

Anche del nostro organismo conosciamo solo la materia densa: ossa, muscoli, tendini, nervi, organi, cellule. 

Ma esiste anche una materia meno densa: la matrice extracellulare, la linfa, il liquido cefalo rachidiano. Anche essi sono oggetto di studi, ma forse non si conoscono così bene.

C’è poi materia rarefatta come i pensieri sui quali si è approfondita l’indagine moderna ma più che altro sulle conseguenze patologiche e i comportamenti psicotici che ne derivano.

Dopo c’è Energia, oscura non in quanto priva di Luce, ma perché sconosciuta: l’inconscio, le emozioni, i sentimenti, il silenzio, l’Anima, la Coscienza Collettiva, il Vuoto, l’Assoluto.

Ed è singolare come gli sforzi della maggior parte degli esseri umani siano tutti concentrati a usare la Mente per sapere e scoprire sempre più cose su quella piccola percentuale di conosciuto e solo pochissimi si sentano attratti dall’esplorare col Cuore quell’Energia che rappresenta l’ignoto e che ci riconduce all’Origine.

Forse anche loro, come me un tempo, alzando lo sguardo al cielo stellato, vengono assaliti da una paura profonda.

Così in Cielo come in Terra

Questa affermazione di Verità è contenuta nella preghiera più famosa e “sconosciuta” del Cristianesimo: il Padre Nostro.

Ho trascorso gran parte della mia vita recitando queste parole sacre non avendone compreso minimamente il potentissimo messaggio contenuto che ho iniziato a scoprire grazie al Maestro Aivanhov.

Con queste poche parole siamo invitati a costruire in terra il Regno di Dio con la sua organizzazione e Gerarchia Celeste.

Perché anche nel Mondo Celeste esiste una struttura, che comprende i Serafini, i Cherubini, i Troni fino agli Angeli, gli Arcangeli, i Principati, così come sulla terra esistono gli stati, le regioni, le province, la famiglia, la chiesa, la scuola… 

Ci viene chiesto di far la Terra riflesso del Cielo.

Ma osservando quello che oggi avviene sul nostro pianeta (guerre, violenza fisica e mentale, fame per una moltitudine di esseri umani, opulenza per una minima parte di essi, sfruttamento incontrollato di risorse della terra) sembra un’impresa impossibile.  

La direzione non è certo quella in cui stiamo andando!!! 

Dentro di me e dentro una buona parte di esseri umani c’è un desiderio impellente di un cambiamento, una rabbia crescente in coloro che si sentono vessati, sfruttati, calpestati e, d’altra parte, una serpeggiante insoddisfazione, in coloro che hanno a disposizione tutto il desiderabile, che lascia una sensazione di vuoto anche nella più sfavillante ricchezza.

Questo cambiamento dovrà essere radicale e dovrà coinvolgere tutto: le nostre società, la conduzione degli stati, la famiglia, la scuola, la chiesa.

Osservando l’evoluzione della religione che ci riguarda, da cui discende il Cristianesimo, siamo passati da un Dio terribile e temibile, di cui avere paura, che doveva essere celebrato con dei sacrifici animali, quale era quello dell’Antico Testamento, alla venuta del Cristo che ha introdotto l’Amore.

L’uomo può amare Dio che è nostro Padre e anche Dio ama noi come suoi figli. 

Ma in questo rapporto tra Padre e figli si è materializzata una terza entità, la Chiesa, che si è imposta come interlocutore tra il Padre ed i suoi figli. 

Per parlare con Dio si deve passare attraverso un ministro della Chiesa che ha il potere di tradurre le conversazioni tra le due parti. A lui devi confessare tutti i tuoi peccati ed è lui che ti dice cosa devi fare per avere l’indulgenza. 

Quindi in realtà molti di noi, tra cui anche io, avevano scelto di non preoccuparsi troppo di seguire le parole del Cristo nella vita quotidiana, perché troppo complicato e faticoso, bastava andare a Messa, confessarsi e fare un atto di pentimento per avere lavati tutti i peccati. 

Chi, come me, ha frequentato gli istituti scolastici religiosi ha avuto modo di poter percepire spesso lo stridore, l’attrito e la confusione generata tra le parole del Cristo e il comportamento di alcuni suoi ministri.

Ora è arrivato il tempo di un cambiamento profondo. 

Questo sistema di comunicazione a tre non funziona più. 

Ora siamo chiamati personalmente ad avere una comunicazione diretta con Dio. 

Ma come?

Se Dio è un’entità diversa da me e si trova nelle Altitudini Celesti come posso comunicare con Lui?

Dobbiamo ricordare che Dio non è esterno a noi tenendo nella mente le parole sacre: “Mio Padre ed io siamo una cosa sola”. Avendoci creato a Sua immagine e somiglianza, dentro ognuno di noi c’è una parte infinitesimale di Lui della quale pochi di noi si ricordano. 

Questa parte si chiama Anima. 

Noi siamo Esseri Spirituali che stanno facendo una esperienza umana e non Esseri Umani che possono fare una esperienza spirituale. 

Noi non siamo “terra e alla terra ritorneremo” noi siamo Fuoco, Fuoco come lo Spirito Santo, Fuoco come il Sole.

Ma la comunicazione diretta con Dio richiede impegno, dedizione, disciplina: richiede uno sforzo. 

Lo sforzo di cambiare prospettiva. Lo sforzo di anteporre, a tutta la moltitudine di impegni della nostra vita terrena (la famiglia, il lavoro, la casa, il denaro…), la comunicazione con le Gerarchie Celesti.  

Come possiamo comunicare con Esse?

Attraverso la preghiera, il ringraziamento, la meditazione, la contemplazione, il silenzio interiore.

Percorrendo quotidianamente questo sentiero esso lentamente diventerà una strada di grande scorrimento e parlare con Dio sarà come parlare con un Amico Presente.

Con il nostro cambiamento interiore, per legge di risonanza, anche l’esterno a noi vibrerà della nostra stessa frequenza e allora potremo riflettere il Regno di Dio su questa terra. 

La Legge di Affinità Vibrazionale

Se il Cammino dello Spirito si fonda sull’Amore dato agli altri Esseri e la conoscenza acquisita nel passaggio terreno, come mai tanti esseri umani, tra i quali me stesso, trascorrono gran parte o tutta la loro esistenza alla ricerca del raggiungimento di tutt’altro, nella negazione assoluta di questi valori fondamentali per la propria Anima?

Perché ci troviamo tutti immersi, fin da bambini, in una realtà in cui regna l’aggressività, la violenza, la prevaricazione, la competizione per arrivare prima degli altri, l’emarginazione perché si è in qualche modo diversi e non omologati, l’accaparramento di risorse (come denaro, cibo, potere) ben oltre il reale bisogno e la possibilità di un essere umano in una vita?

Ricordo ancora oggi un’esperienza avuta durante una vacanza estiva in un villaggio turistico nel mare di Puglia. In questi luoghi i pasti si consumano collettivamente e le pietanze, numerose ed abbondanti, vengono lasciate su dei buffets in modo che ci si possa servire da soli. Già mezz’ora prima dell’orario di apertura dell’area adibita al pasto si formava un capannello di persone che si accalcavano all’entrata dello spazio per poter correre “per primi” a rifornirsi di cibo. Nella ressa, che si creava necessariamente attorno ai tavoli con le pietanze, ho visto uscire delle persone con dei piatti riempiti all’inverosimile di una quantità assurda di cibo, come se non mangiassero da giorni. Quei piatti non venivano terminati, ma se ne mangiava una piccola quantità, lasciando il rimanente, correndo poi in tutta fretta a riempire un nuovo piatto di altro cibo che non si sarebbe riusciti a mangiare. 

Questa è la reazione a cui tutti noi, incoscientemente, siamo indotti come se fossimo cani di Pavlov.

Sì, perché siamo sovrastati da immagini ripetute ossessivamente di conflitti, di malattie, di virus, di carestie, di uccisioni anche per futili motivi, di violenze, di torture e atrocità su altri esseri, spesso indifesi, nonché di messaggi pubblicitari condizionanti e tambureggianti che creano bisogni inesistenti.

Quale scopo ha la diffusione di tutto questo su tutti gli organi di informazione e sui mezzi televisivi?

Ha a che fare con il Principio della Affinità Vibrazionale.  

L’Affinità Vibrazionale è quella legge per cui se si fa vibrare un diapason accordato in La e si tiene vicino un altro diapason accordato in La, quest’ultimo, dopo poco, inizierà a vibrare anch’esso per risonanza senza essere stato toccato.

Un corollario di questa legge è: ciò che riceve Attenzione, riceve Energia; ciò che riceve Energia, cresce e si espande sempre di più dentro di noi. 

Tutte le immagini a cui diamo l’attenzione dei sensi, ricevono Energia dentro di noi e provocano una risposta emozionale di paura, di rabbia, di odio, di pace, di gioia, di Amore, di desiderio che ci fa vibrare alla stessa frequenza emessa dalle immagini.

Una volta generata in noi la risposta emotiva vibrazionale essa si replicherà poi nelle azioni della nostra vita che risuoneranno a quella frequenza vibratoria.

Lo scopo della diffusione nei media di tutto il mondo di immagini e racconti generanti paura, rabbia, odio, indignazione, tristezza, che sono per lo più emozioni a bassa vibrazione, è di condizionarci a reagire per risonanza vibrazionale mantenendo la nostra Energia bassa per poter essere manipolati.

Quella diventerà la nostra realtà con cui ci esprimeremo nella nostra vita e i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi.

Ma come veniamo condizionati a vibrare con le emozioni più basse possiamo scegliere di vibrare con le emozioni a più alta frequenza e a creare la nostra realtà di vita a partire da lì.

Come mai nessuno finora mi ha parlato di questo principio fondamentale e sono stato costretto a viverne all’oscuro muovendomi in un pantano emozionale?

Come mai nessuno della maggioranza degli esseri umani sembra averlo fatto nella vita ?

Alcune risposte me le sono date e da quel momento ho scelto di utilizzare il Libero Arbitrio per selezionare accuratamente a quali immagini, a quali racconti, a quali emozioni voglio concedere la mia Attenzione e la mia Energia e con le quali risuonare per creare la mia Vita.

E lo stesso dovremmo fare tutti per dirigere la nostra Energia e il nostro Potere coscientemente evitando di creare il mondo che tanti, troppi di noi incoscientemente stanno vivendo.

Immaginate se i nostri figli e i nostri nipoti fossero istruiti su questo e fossero guidati a dare Energia alla parte più nobile, più vera di noi stessi!! 

Quando questo succederà si aprirà la porta del Nuovo Mondo.

Afterlife 6

Il Viaggio dell’Anima dopo il distacco dal corpo fisico prosegue con l’incontro che, a parere della maggior parte di coloro che sono tornati indietro e ricordano l’esperienza, ha un effetto profondo su di essi.

L’Essere che li accoglie viene definito un Essere di Luce con una personalità ben definita e percepibile.

La luce che emana è vividissima ma non abbaglia e non impedisce di vedere tutto quello che c’è intorno, ma soprattutto è l’amore e il calore che emana che, dicono, è inesprimibile e ci si sente completamente circondati, sereni e accettati alla sua Presenza, nonché magneticamente attratti da Essa.

A seconda delle credenze religiose avute in vita può essere identificato come Cristo o come un angelo.

La comunicazione con questo Essere avviene tramite la trasmissione di pensiero senza limiti né ostacoli con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilità di errata comprensione o di poter mentire.

L’Essere di Luce pone le seguenti domande: “Sei preparato alla morte?”; “Sei pronto a morire?”; “Che cosa hai fatto nella tua vita che tu possa mostrarmi?”; “Che cosa hai fatto nella vita che ti sembra sufficiente?”.

Le domande non sono espresse per condannare, minacciare o accusare, ma per far riflettere sulla propria vita e potersi avviare alla comprensione della verità profonda del vissuto. 

Ecco una descrizione dell’Essere di Luce:

Sapevo che stavo morendo e che non potevo farci nulla perché nessuno poteva sentirmi…. Ero fuori dal corpo, su questo non ho dubbi, perché potevo vedere il mio corpo sul tavolo operatorio. La mia anima ne era fuori! Dapprima mi sentii male per questo, ma poi venne quella luce chiarissima. Dapprima sembrava pallida, ma poi divenne un raggio potente. Una enorme quantità di luce, non come una forte luce elettrica, era troppa luce. E da quella luce emanava calore; sentivo un senso di calore. Era di un giallo biancastro luminoso – no, quasi bianco. Luminosissima; ma non posso descriverla. Sembrava invadere tutto, eppure non mi impediva di vedere le cose intorno a me: la sala operatoria, i dottori e le infermiere, tutto. Vedevo chiaramente e la luce non mi accecava. Dapprima, quando venne la luce, non capivo bene che cosa stesse accadendo, ma poi la luce mi chiese, fu come se mi chiedesse, se ero pronto a morire. Era come parlare con una persona, ma nella luce non c’era una persona. Era la luce che mi parlava, ma con una voce… L’amore che veniva dalla luce è inimmaginabile, indescrivibile. Era una persona con cui era divertente stare! E aveva senso dell’umorismo – sì, lo aveva!

Tutto questo è il preludio a un evento di primaria importanza e profondità nel quale l’Essere di Luce presenta a colui che sta morendo una panoramica della sua vita. Lo scopo fondamentale è quello di provocare in lui una profonda riflessione su di essa. 

Il tutto avviene rapidissimamente con una sincronia quasi istantanea per assimilare tutta l’esperienza in un tempo terreno brevissimo.

A dispetto della velocità con cui avviene tutto il processo l’intensità è invece molto alta. Si percepiscono colori vibranti, tre dimensioni e il movimento. A queste immagini sono anche associate le emozioni, i sentimenti che le hanno accompagnate in vita. 

Lo scopo fondamentale di questa ricapitolazione è quello di far comprendere, a coloro che stanno passando oltre, la loro vita alla luce di due cose fondamentali per lo Spirito: imparare ad amare gli altri e acquisire la conoscenza. Nel regno ultraterreno questi sono i valori più importanti che regolano la vita delle anime. 

Il miglior paragone per descrivere questa esperienza l’ho ascoltato dalle parole con cui Padre Mariano Ballester, un gesuita che ha spaziato con la sua conoscenza e saggezza nel campo dello Spirito, lo ha descritto. Padre Ballester è stato anche lui protagonista di un episodio di pre-morte e al suo ritorno disse che era stato in compagnia di questo Essere di Luce che gli aveva mostrato tutti gli episodi della sua vita come una serie di diapositive che si succedevano su un immaginario schermo circolare che lo attorniava e commentava con l’Essere tutte le diapositive, sentendo tutta la carica emozionale e sentimentale che aveva provato in occasione di ogni evento. Poi è arrivato ad una serie di diapositive scure in cui non c’era nulla. Domandò all’Essere come mai erano scure ed egli gli disse che non potevano essere che così visto che sarebbe dovuto tornare indietro per vivere e riempire di immagini quello che mancava e che il suo compito, una volta tornato indietro, sarebbe stato quello di riferire quello che aveva vissuto durante la sua pre- morte.

Spero che il monologo finale del film American Beauty vi possa dare un’idea di quanto descritto.  

Afterlife 2

Il Viaggio di ritorno al Padre inizia con la morte del corpo fisico.

Quello che di noi si stacca dal corpo fisico possiede ancora un corpo, ma di altra natura e caratteristiche che più in là esamineremo.

Questo corpo all’inizio rimane in prossimità del corpo fisico dal quale si è staccato.

Generalmente nello stesso ambiente in cui esso si trova. 

E’ in grado di percepire, anche se le esperienze di percezione sono sostanzialmente diverse da quelle che ineriscono la natura terrestre dei veicoli inferiori che sono comuni a tutti gli esseri umani.

Per questo motivo coloro che sono tornati indietro non trovano i mezzi di comunicazione adatti per esprimere quello che hanno vissuto. Non esistono parole per esprimere quanto hanno sperimentato, non ci sono aggettivi o superlativi in grado di riferire e spiegare.

Questo perché siamo immersi in un mondo terrestre a tre dimensioni, ma appena questo viene abbandonato le dimensioni aumentano e per questo è difficile parlarne.

Anita Moorjani, che è tornata indietro da questo viaggio per lei miracoloso, descrive piuttosto bene ciò che si prova:

Immagina un enorme e buio deposito.

Tu vivi lì e per vedere hai a disposizione solo una torcia.

Tutto quello che sai sul suo contenuto è ciò che vedi attraverso il fascio di luce della tua piccola torcia. Riesci a vedere solo ciò su cui si sofferma la tua torcia, e identifichi ciò che già conosci.

La vita terrena è proprio così. 

Siamo consapevoli solo di quello su cui focalizziamo i nostri sensi in ogni istante, e riusciamo a comprendere soltanto ciò che ci è già familiare.

Ora, immagina che un giorno qualcuno accenda un interruttore. 

Per la prima volta, in una subitanea esplosione di luce, suoni e colori, vedi l’intero deposito e scopri che non ha nulla a che fare con quello che avevi immaginato. 

Le luci lampeggiano, dardeggiano, risplendono e lanciano scintille rosse, gialle, blu e verdi.

Vedi colori che non conosci, altri che non avevi mai visto prima……

Luci al neon pulsano e ondeggiano in un arcobaleno color amaranto, giallo limone, vermiglione, uva, lavanda e oro. Trenini elettrici corrono lungo i binari su, giù e attorno agli scaffali stipati di scatole, pacchi, fogli, matite, vernici, inchiostri dai colori indescrivibili, scatolette di cibo, confezioni di caramelle multicolori, bottiglie di soda effervescente, cioccolato di tutti i tipi, champagne e vini provenienti da ogni angolo del mondo. 

All’improvviso fuochi d’artificio esplodono nell’aria diffondendo fiori scintillanti, cascate di fuoco freddo, braci sibilanti e giochi di luce.

Capisci che quella che un tempo consideravi la tua realtà in effetti non è che un minuscolo granello nella meravigliosa vastità che ti circonda…..

In questa aumentata sensibilità percettiva molti descrivono delle sensazioni estremamente piacevoli. 

Un senso di pace, benessere, agio. Un senso di solitudine e di quiete della mente. La fine delle preoccupazioni.

Anche chi si è momentaneamente distaccato dal corpo fisico a seguito di un evento traumatico parla di mancanza di dolore e un senso di sollievo e profonda rilassatezza. 

Molto spesso chi lascia il corpo fisico alla presenza di medici o familiari ascolta la notizia della propria morte da essi. 

Questo provoca una profonda paura e smarrimento. 

Alcuni tentano disperatamente di comunicare con i presenti senza riuscirci avendo perso i propri veicoli fisici.

Altri narrano di aver realizzato di poter non solo ascoltarli parlare, ma addirittura di entrare in contatto con i loro pensieri.

Come volontario ospedaliero ho avuto modo di ricevere la condivisione di una malata ricoverata in una struttura ospedaliera della capitale che mi ha riferito di aver avuto, anni prima, un episodio di cosiddetta pre-morte.

Tra gli aspetti del suo racconto, che sorprendentemente collimano con quelli descritti dal dottor Moody, mi disse che, mentre stava ritornando indietro dal luogo in cui era andata dopo il distacco dal suo corpo fisico, ha ascoltato una voce che diceva “scuotetela, scuotetela”….

E’ facile comprendere quanta attenzione e delicatezza dovrebbe essere riposta da medici e infermieri a quello che viene detto durante le operazioni chirurgiche. Accanto alla perizia tecnica dovrebbe essere coltivato anche il rispetto per l’individuo che si sta operando evitando di tenere conversazioni da bar.

Come è altrettanto facile comprendere da questi racconti che un individuo dichiarato deceduto e pronto per l’espianto dei suoi organi in realtà potrebbe non essere effettivamente ancora morto, oppure lo potrebbe essere momentaneamente per poi tornare. 

La Trasfigurazione

Trasfigurazione vuol dire cambiamento, metamorfosi. 

Quando lasciamo questa dimensione terrestre sperimentiamo una metamorfosi del nostro essere.

Da crisalide ci trasformiamo in farfalla.

Ci liberiamo dai veicoli che ci consentono di comunicare con questo mondo per amplificare quelli che ineriscono la nostra natura spirituale.

Ma la nostra Essenza viaggia anche durante tutta la nostra vita terrena in particolari momenti e condizioni.

Basti pensare al sonno ristoratore necessario per il nostro essere.

Cosa succede quando ci addormentiamo? Dove andiamo? 

Una parte del nostro essere, durante il sonno, viaggia. Abbandona il corpo fisico, al quale è legata per mezzo della corda d’argento, e viaggia in astrale. I sogni sono memorie tradotte di questi viaggi. 

Della corda d’argento, che sarebbe il filo di collegamento tra i veicoli inferiori e quelli superiori, se ne trova traccia nell’Ecclesiaste 12.1-8: ….. prima che si spezzi la corda d’argento e la lampada d’oro si infranga, si frantumi l’idria sulla cisterna e cada la carrucola nel pozzo; prima che la polvere faccia ritorno alla terra, d’onde è venuta, e lo spirito torni a Dio che glielo diede.

Esperienze di uscita dal corpo fisico possono essere vissute anche in condizioni diverse dal sonno incosciente. 

Ho avuto personalmente esperienza di questo quando ero poco più che ventenne. 

Allora praticavo la meditazione trascendentale. Essa consiste nella ripetizione di un mantra personale durante la seduta di meditazione. 

Mi trovavo in un luogo di vacanza invernale e, nella mia stanza d’albergo, ad un certo momento, mi sono visto seduto sulla sedia intento alla pratica meditativa. La posizione dalla quale stavo osservando la scena era vicina al soffitto della stanza, sulla sinistra e dietro rispetto alla parte di me seduta sulla sedia. 

Non avendo mai avuto, fino ad allora, conoscenza del fenomeno, mi sono immediatamente spaventato ritornando così velocemente nel mio corpo fisico.

La trasformazione che avviene con la morte è il distacco di questa corda d’argento.

Alcuni segni di questa trasformazione cominciano ad essere percepibili quando ancora siamo su questa terra.

La degenerazione del nostro corpo fisico e il ritrarsi progressivo della nostra energia dai nostri veicoli inferiori sono visibili e seguono un percorso ben definito.

Il nostro corpo è fatto di Terra, Acqua, Fuoco e Aria che insieme allo Spazio sono i cinque elementi sacri.

Quando si sta per lasciare i veicoli inferiori essi vengono meno seguendo questa sequenza sacra per tornare alla propria Essenza.

Quando si sta per morire l’elemento Terra svanisce per primo e le gambe ed i piedi si intorpidiscono ed il corpo diventa più rigido.

Svanita la Terra, l’Acqua ci lascia e si sperimenta il ristagno dei fluidi, l’incapacità di bere, l’incontinenza urinaria o intestinale, il rallentamento della circolazione del sangue.

Dissolta l’Acqua, il Fuoco ci lascia con delle vistose variazioni della temperatura corporea, la febbre può salire e scendere piuttosto rapidamente, il metabolismo rallenta ed alcune parti del corpo possono essere fredde ed umide come le mani ed i piedi mentre il centro del corpo può essere molto caldo.

Quando l’Aria viene meno si notano grandi cambiamenti nella respirazione. Respiri veloci e poi più lenti che non hanno più un ritmo definito. Lunghe pause tra una respirazione ed un’altra.

Fintanto che non c’è l’ultimo respiro. 

La corda d’argento si spezza e l’Anima è libera di iniziare il suo viaggio di ritorno al Padre. 

Ma da quale parte del corpo fisico prende il via il viaggio di ritorno?

La direzione dalla quale uscirà l’Anima dipenderà strettamente da come abbiamo vissuto questa nostra esistenza.

Se la nostra attuale esistenza sarà stata scandita dalla ricerca e dalla soddisfazione della materia e dei beni materiali, vivendo un inferno interiore, l’Anima uscirà dal 3° Chakra.

Se invece avremo vissuto privilegiando il Cuore e quindi avremo già fatto un certo lavoro spirituale in questo senso usciremo dal 4° Chakra.

I grandi Maestri di saggezza escono direttamente dal 7° Chakra.

Quindi il modo in cui viviamo questa vita influenzerà da subito quello che vivrà la nostra Anima quando lascerà il corpo fisico.

In questo modo inizia il Viaggio di Ritorno al Padre.

Espansione della Vita

Questo termine si presta ad una molteplicità di interpretazioni.

Può essere inteso nel senso di espansione della vita materiale, accumulando cose e denaro quanto più è possibile.

Può essere espansione della vita sociale, collezionando un numero sempre crescente di relazioni sociali che ci diano l’illusione di sentirci amati.

Come anche espansione della vita fisica, adottando tutte le cautele, gli strumenti e le nozioni mediche nel tentativo di non invecchiare e di poter prolungare la nostra vita fisica.

Ho potuto sperimentare di persona che si può trascorrere grande parte, se non tutta, un’esistenza, girando intorno su questa giostra. 

Ci si può espandere, questo sì, ma solo sul piano orizzontale appesantendoci via via sempre di più a causa di tutto quello che abbiamo scelto di portarci dietro, dimenticando che esso rimarrà necessariamente in questa vita.

Basta guardare il bagagliaio di qualcuno che decida di partire per una vacanza per avere un’idea approssimativa del meccanismo mentale in cui siamo immersi.

Non intendo dire che denaro, amici, cura di sé vadano abbandonati per vivere una vita da eremita in preghiera. 

Alleggerire il peso vuol dire, per me, cercare di vivere utilizzando quello che ci viene messo a disposizione senza appesantirlo con emozioni che generino attaccamento o repulsione, sentimenti a bassa vibrazione: rabbia, paura, noia, gelosia, risentimento, odio, rimuginazione….. 

Ma questo per la mia esperienza non ha niente a che vedere con il movimento di espansione della Vita dello Spirito. 

Esso chiede di raggiungere quei luoghi, dai quali proviene, per riflettere quella Luce nella nostra vita quotidiana. 

Quei luoghi non fanno parte di questa vita terrena e per arrivare in quella prossimità dobbiamo salire.

Come uno scalatore di montagna.

Come uno scalatore di montagna bisogna utilizzare una serie di strumenti che ci consentano di poter salire con una certa sicurezza (chiodi, corde, piccozze, ramponi) evitando di cadere, creando e utilizzando, nella fattispecie, delle attitudini che ci colleghino allo Spirito…

Come uno scalatore di montagna bisogna allenare il proprio corpo a stare in una dimensione inconsueta e muoversi in uno spazio diverso dove la gravità lo chiama verso la Terra, ma la spinta è verso il Cielo.

Ho sempre avuto amore per la montagna, sfortunatamente in passato non mi era possibile arrivare sulla vetta in quanto soffrivo di vertigini. I passaggi a strapiombo ma soprattutto l’approssimarsi della cima mi davano dei forti giramenti di testa, tanto che, spesso, ero costretto a ridiscendere prima di essere arrivato.

Ora, invece, anelo salire per gustare lo spettacolo intorno a me, sedermi sulla cima e riposare insieme alle propaggini delle Potenze Celesti che abitano quei luoghi, al cospetto del Cielo e del Sole.

Stare lassù mi fa sentire come se mi allontanassi dal mio corpo fisico, leggero per la rarefazione dell’aria, sempre più attento e presente e sempre più vicino al Superconscio.

Ma per arrivare su, sempre più su bisogna prima scendere nelle profondità come una sirena pescatrice di perle. 

Nella baia di Toba, sull’isola di Honshu in Giappone, da 2000 anni esistono le Ama

In questa lingua Ama vuol dire donne del mare e in effetti sono donne che dedicano la loro vita alla pesca in profondità. 

Si immergono senza nessuna attrezzatura subacquea. Dopo aver preparato i polmoni con ispirazioni profonde di circa 5 o 10 secondi, effettuano un’ultima inspirazione senza riempire completamente i polmoni.

Trascinate da una zavorra di 15 kg riescono a raggiungere i 30 metri di profondità dove, sembra, possano rimanere anche 20 minuti. 

Anticamente si immergevano completamente nude con solo un perizoma chiamato Fundoshi ma ora hanno un Isogi, una veste di lino bianco che le copre completamente.

Sono chiamate sirene perché quando risalgono in superficie emettono una serie di fischi che sono assimilabili a quelli dei delfini, il cui suono veniva anticamente scambiato per quello delle sirene. 

Essere una donna-sirena è, per loro, motivo di fierezza.

Come un Ama dobbiamo scendere nelle profondità di noi stessi, immergerci nel nostro Subconscio per cercare le nostre perle.

Le perle si formano quando un corpo estraneo rimane nella cavità della conchiglia. Esso viene allora ricoperto da strati successivi di madreperla allo scopo di difendere i tessuti dell’animale dall’irritazione.

Similmente dentro di noi, a seguito di eventi che vengono percepiti come traumatici e generatori di emozioni reattive intense, la nostra Personalità copre queste emozioni reattive per impedire di sentire quella sofferenza. 

Come un Ama, pazientemente e coraggiosamente, dobbiamo andare lì giù per riportare in coscienza e liberare dalla madreperla quella sofferenza.

Quello che noi consideriamo come una pietra preziosa, in realtà, non è che un tumore con cui la nostra energia emozionale viene coperta e questa stessa energia, se non trova una via di liberazione, si approfondirà necessariamente nel fisico. 

Ci vuole il coraggio di un Ama per andare fin laggiù e spesso, per la mia personale esperienza, quello che ho visto di me mi ha lasciato in un primo momento senza fiato ed attonito.

Il viaggio di espansione della Vita dello Spirito va per linee verticali e tanto si scende e tanto si sale!

Sono fiero di essere una pescatrice di perle come sono fiero di essere uno scalatore di montagna.

La grande illusione

La grande illusione è la conclusione cui sono giunto fino ad una certa età della mia vita.

Più trascorreva il tempo della mia età biologica più avvertivo un conflitto interiore.

Da una parte i testi sacri e la religione mi parlavano di un modello di essere umano che veniva su questa terra per aderire ed esprimere gli insegnamenti monumentali che Gesù il Cristo Benedetto e tutti i Santi avevano trasmesso. 

Insieme ai dogmi religiosi, crescendo, si erano aggiunti anche gli insegnamenti sui comportamenti più consoni per il benessere e la comunione da tenere nei confronti di membri della famiglia, della scuola, della società.

Ma tutto questo poi nella mia realtà di allora non trovava riscontro. 

Sentire mio padre e mia madre che mi redarguivano perché sarei dovuto andare alla Messa della Domenica e constatare che proprio loro per primi non andavano. 

Ascoltare il sacerdote insegnante di religione che ci parlava delle virtù cristiane e vedere i suoi occhi pieni di rabbia mentre tirava un orecchio di un bambino portandolo in giro per tutta la scuola. 

Più tardi quando decisi di condurre l’azienda di mio padre, che ci aveva lasciato, questo divario divenne sempre più profondo.

Non solo i colleghi/concorrenti riuscivano ad esprimere il peggio che un essere umano potesse, con un miscuglio venefico di egoismo, di sotterfugi, di accordi presi e disconosciuti; ma anche le stesse maestranze riuscivano a comportarsi seguendo il comando: Io, solo per me. 

Ero smarrito, confuso, fuori e dentro di me. 

Il mio sentire interiore mi portava dolcemente verso quei luoghi che mi erano stati descritti nelle Sacre Scritture, ma la realtà che ero costretto a vivere era distante, molto distante. 

Così distante da farmi arrivare alla conclusione che quello che sentivo fosse un’illusione, una favola, una meravigliosa favola, impossibile da vivere nel luogo in cui mi trovavo. 

Non rimaneva che vivere la vita che vivevano tutti quelli intorno a me!! 

Ora so quanto mi sbagliavo.

Il simbolo della Croce ci segna la strada. 

Una linea verticale che collega il Cielo con la Terra, una linea orizzontale che collega il maschile con il femminile. 

Al centro c’è IO che splende come Sole. 

Vivere la vita su questa terra deve essere un mezzo non un fine. 

Il mezzo per poter salire a sentire il Cielo ed Essere Sole. 

Il mezzo per poter esprimere la nostra parte maschile e la nostra parte femminile.

Ci invita a vivere la vita come un sogno, un sogno personale, diverso per ognuno di noi. 

Quando arriviamo lì non ha più importanza quello che facciamo ma come lo facciamo.

Non lo facciamo più per noi stessi, ma a beneficio, utilità e servizio di tutti gli esseri viventi.

Il video che condivido insieme a questo scritto parla proprio di questo. 

Seduto su una delle stelle della costellazione di Andromeda mi apro e sono senza più confini, immenso al cospetto dei Giganti dell’Universo di cui sono parte.

Sento di appartenervi, di essere tutt’uno: aperto, sconfinato e leggero. A Casa.

Questo è riuscito a regalarmi l’opera di questo essere umano.

Siamo venuti qui per provare questo e molto altro.

Quando si avvicina il periodo che porta al distacco dal nostro corpo fisico naturalmente si va verso questi territori sempre più frequentemente. 

E’ Anima che si sta preparando al grande ritorno. 

Purtroppo spesso accompagno persone fortemente calate nella loro materialità con la quale hanno vissuto per tutta una vita e che non vogliono lasciare per paura di perdere la loro identità.

Ma parlando con loro mi viene riferita una grande fatica ad occuparsi delle incombenze amministrative, burocratiche riguardanti i loro beni terreni. 

Come se fosse un pesante fardello da portarsi dietro. 

La realtà infatti è che tutto ciò che è materia è pesante e rimarrà insieme al nostro corpo fisico. 

Ma a dispetto di questa palese evidenza è molto difficile far cambiare loro prospettiva.

Anche se lo Spirito chiede proprio questo.

Non aspettare

E’ un’esortazione che diventa presenza inseparabile quando si realizza che la morte ci accompagna sempre, ogni giorno della nostra vita. 

Il giorno 6 maggio 2018 ero alla guida dell’auto, nella foto, insieme alla mia compagna ed al nostro cane. 

Eravamo di ritorno da una visita ai nostri nipoti che vivono a Vienna. 

Partiti di notte, stavamo viaggiando sull’autostrada quando, a causa di un colpo di sonno, l’auto è uscita dalla sede stradale a 120 km l’ora, ha percorso un tratto di sterrato sulla destra, è passata sotto un enorme cartello pubblicitario, sfondandone un supporto con il muso, ha proseguito fuori strada per un altro tratto e poi, fortunatamente, sono riuscito a riportarla sulla sede stradale. 

Ho realizzato subito di aver ricevuto dei grandi doni dall’Infinito. Se il materiale, di cui era composto il supporto del cartellone pubblicitario, che l’auto ha sfondato, non fosse stato d’alluminio ma di ferro dove sarei ora? Dove sarebbero la mia compagna ed il nostro cane? 

Nonostante stessi spesso vicino alle persone morenti mi è stato ricordato, in un modo che non potrò mai dimenticare, che anche io sono su questa terra momentaneamente e che la posso lasciare istantaneamente. 

Questo dentro di me, invece di gettarmi nello sconforto e nella disperazione dell’accaduto, ha generato un senso di gratitudine per aver avuto l’opportunità di restare qui a lavorare su di me e per gli altri, per aver avuto il regalo di avere ancora accanto a me l’amore di questa vita e il nostro cane meraviglioso. 

Mi ha insegnato a non dare mai niente per scontato. 

Non era importante che l’auto fosse distrutta, che saremmo dovuti tornare a casa con altri mezzi, che non avremmo più avuto un mezzo con cui spostarci, che avremmo dovuto pagare i danni prodotti.

La gratitudine e la gioia di essere ancora qui ed ancora insieme erano così pervasive che spesso nei giorni successivi la mia compagna ed io ci siamo abbracciati stretti da amore e riconoscenza. 

Insieme a questo si incrinavano le mie maschere e le mura che avevo costruito con l’idea di non soffrire, ma che costringevano la mia Anima in un luogo arido. 

Da allora la domanda che compare spesso alla mia attenzione è: che cosa è veramente importante qui, in questo momento che sto vivendo? Che cosa farei ora se domani non ci fossi più?

Non aspettare è in questo senso, per me. 

Non aspettare a dire ti amo alla persona che ami…..

Non aspettare ad abbracciare tuo padre, tua madre per il solo fatto che ti hanno messo al mondo…

Non aspettare a stare accanto a tuo figlio, tua figlia con gratitudine, guardandolo/a fare ma senza interferire….

Non aspettare a seguire quello che la tua Anima ama creare……

Non aspettare a celebrare la vita sempre, godendo del calore del sole, del profumo del mare, dell’odore della terra bagnata dalla pioggia, del vento che agita le foglie degli alberi, del bambino che piange e ha bisogno di protezione, del morente che geme e ha bisogno di una carezza e di un bacio…..

La nostra Personalità tende sempre a farci rimandare usando lo stratagemma: non è necessario che tu lo faccia adesso, dopo c’è tanto tempo?

Ma così facendo non ho potuto salutare mio padre e dirgli quanto lo amavo perché è andato via con un infarto mentre ero all’estero per lavoro, non ho potuto dire a mia madre che la capivo e la amavo perché fuggivo ancora dalla morte….

Un antico mito babilonese “Appuntamento a Samarra” recita: “Un mercante di Baghdad invia un servo a fare provviste al mercato; l’uomo ritorna poco dopo a mani vuote tremante di paura, raccontando al padrone che una donna nella folla lo aveva urtato; guardandola, aveva riconosciuto la Morte. Mi ha fissato e ha fatto un gesto di minaccia, perciò prestami il tuo cavallo che cavalcherò lontano da questa città per evitare il mio destino. Andrò a Samarra, dove la Morte non mi troverà. Il mercante prestò il cavallo al servo che in tutta fretta se ne andò. Più tardi il mercante andò a fare spese al mercato. Lì vide la Morte e le domandò perché avesse minacciato il suo servo. Non era un gesto di minaccia, replicò la Morte, ma un moto di sorpresa. Ero stupita di vederlo a Baghdad perché stasera ho un appuntamento con lui a Samarra.”

Cosa vuol dire accompagnare?

Accompagnare nel senso comune vuole dire andare con una persona per farle compagnia o proteggerla.

Per me accompagnare una persona, che si sta avviando all’ultimo periodo della sua esistenza terrena, è la massima espressione del servire. 

Nel mondo comune il servizio è considerato spesso come una forma di impiego delle proprie risorse di secondo piano, basti pensare ai ruoli del cameriere, della persona che pulisce il luogo dove si abita o si lavora. 

Anche io sono caduto in questo grossolano errore di valutazione guardandolo dalla prospettiva della Personalità.

Ma essendomi stato affidato questo compito in questa esistenza ho avuto la possibilità ed il privilegio di poter scegliere di cambiare la prospettiva da cui osservare il Servizio. 

Pensare che è proprio grazie alla mia Personalità se ho scelto di intraprendere questa strada!! 

Avere qualcuno che costantemente ti ricorda che non sei capace di fare nulla, sei un fallito, uno che nella vita non è riuscito a raggiungere nessun traguardo sia nel lavoro che nella vita affettiva, qualcuno a cui davo ascolto e credito mi ha indirizzato verso un’attività considerata di ripiego anche perché rivolta alle persone che la società “civile” etichetta come dei relitti alla deriva, una parte della popolazione che sopravvive nella società senza farne veramente parte. 

Ma avviandomi lungo questo sentiero sto scoprendo molte cose, la più importante delle quali è la differenza tra servire e aiutare

L’aiutare ci proietta nel futuro: aiuto qualcuno che, prima di tutto, ritengo sia più debole di me e desidero risolvere il suo problema per riportarlo ad essere come era prima. 

Questo, quando si lavora nel campo medico, equivale a dire curare per guarire.

Quanto spesso ho visto medici, infermieri e operatori sanitari aiutare e curare per guarire. Soprattutto ora che la medicina è divenuta supersettoriale si guarda a risolvere lo specifico problema relativo al nostro corpo fisico con un distacco emotivo, una noncuranza, una freddezza quando non si tramuta, e devo dire spesso, in una rabbia e in una fretta, dimenticandosi completamente che ci si trova davanti a un essere umano non un fegato, un polmone, un cancro alla mammella, non il 235, non lo scompensato, non l’infarto del miocardio.

La “pandemia” ha esasperato questi comportamenti rendendo palese tutto quello che si nasconde dietro ai ruoli. 

Accompagnando la mia compagna sulla soglia di un noto ospedale della capitale e non essendomi, purtroppo, permesso di proseguire all’interno, ella ha potuto sperimentare di persona tutto questo. Per recarsi alle casse, per pagare una visita specialistica, è caduta da una bassa pedana sul pavimento immediatamente sottostante e ha battuto un ginocchio con una recente frattura e il volto. 

4 medici, che stavano passando, si sono avvicinati e le hanno detto “signora si alzi” senza che nessuno di loro facesse il minimo accenno ad aiutarla a sedersi e a starle accanto da vicino, visto che evidentemente non riusciva ad alzarsi da sola. In questo caso si è perduta anche la spinta ad aiutare da parte di persone che hanno fatto un giuramento in tal senso!

L’aiutare e il guarire sono atteggiamenti che spesso hanno la loro radice nella Personalità, sono atti unilaterali, in cui non si vuole uno scambio e, per questo, prosciugano le nostre energie.

Il Servire è opera dell’Anima, è apertura di Cuore, è uno scambio. Attraverso di esso le nostre energie si rinnovano e si arricchiscono. Posso dirlo perché ho sperimentato come mi sento dopo che ho servito. Non mi sento stanco e dentro di me c’è un sentimento di quieta serenità, di giustezza, un sentimento di delicata gioia e una pace che deriva dal sentirsi sulla strada giusta, in Cammino. 

E’ uno scambio che mi dà il privilegio di ascoltare storie di vita intrise di ricordi e di sentimenti, mi porta dei doni e degli insegnamenti, inaspettati e preziosi per il mio Cammino, anche solo osservando, mentre inumidisco delle labbra arse dalla sete, asciugo una fronte imperlata di sudore, tengo una mano stretta nella mia. Per questo sempre più spesso porto attenzione e mi chiedo: sto aiutando o sto servendo? 

Questa domanda mi aiuta a percepire cosa c’è dietro l’impulso a compiere determinate azioni. Sto imparando a riconoscere quando cado nel desiderio di aiutare per veder finire la sofferenza che si trova davanti a me, desiderio spesso originato dalla paura della mia sofferenza di fronte alla sofferenza dell’altro. Sento la contrazione della paura e l’urgenza di scappare nel futuro o dal luogo in cui mi trovo e allora so che non sto servendo. 

Il Servizio riposa nel centro, nella calma, nel silenzio, nel vuoto, nel non desiderio, nello stare, nell’ascolto. 

Esprimermi partendo da lì e tentando di rimanere lì sarà il mio compito ora. 

Cosa succede quando si muore?

NO. Non è vero perché la morte è con noi sempre e proprio perché non sappiamo quando questo passaggio sarà non ha senso passare la gran parte della nostra vita cercando di allontanare questa paura per non sentirla.

Impiegare così tanta parte della nostra energia per cercare di stare più lontano possibile da quello che anche solo possa richiamare il ricordo!

NO. Noi non siamo solo il nostro corpo fisico. 

C’è altro che ci abita, molto di più.

Ma molti di noi lo hanno dimenticato e sepolto nella loro parte più profonda alla quale non ci permettiamo di arrivare. 

Abbiamo costruito intorno una corazza per non sentire quella parte, le sue istanze ed il suo bisogno di esprimersi. 

Abbiamo costruito maschere per aderire a quello che la nostra famiglia, la scuola, la società ci hanno chiesto di rappresentare.

Abbiamo chiuso la botola per non sentire il dolore e la sofferenza di quella parte che ci chiede di esprimersi.

L’altro giorno, passeggiando di mattina presto in un parco di Roma, la mia compagna ed io ci siamo fermati ad osservare due scoiattoli che si rincorrevano sugli alberi giocando tra di loro. Siamo rimasti per alcuni minuti affascinati con lo sguardo in su e la bocca aperta, pieni di meraviglia per la straordinaria velocità ed acrobaticità con cui lo facevano, additando con stupore e gratitudine quello che ci veniva regalato.

Ecco, in quei minuti quella parte di me che di solito relego in profondità è salita e si è potuta esprimere portando gioia, innocenza, leggerezza, libertà come quei due scoiattoli stavano esprimendo. Ho risuonato con le loro vibrazioni.

Questa Natura che così si manifesta fa parte del mio Essere e non è il mio corpo fisico. Lo abita, lo indossa semplicemente.

Questa Natura Solare, quando il nostro corpo fisico conosce la malattia e la morte, lo abbandona per ritornare alla sua Sorgente Primaria, il Sole, la Luce. Continua a vivere in un’altra forma, non la forma che assume per venire su questa terra.

Ecco allora che la morte non è la fine di tutto il nostro Essere ma piuttosto un cambiamento di stato.

Da uno stato più denso, pesante ad uno meno solido.

E’ una trasformazione come quella che permette alla crisalide di divenire farfalla.

Ecco allora che morire non è passare un muro di mattoni ma sollevare un velo di garza.

Che cosa c’è dietro questo velo di garza?

C’è vita dopo la morte?

Spesso me lo sono chiesto fuggendo subito dopo per paura di cercare la risposta.

Quello che prima invece non mi ero mai chiesto ma che ora, per me, è la domanda fondamentale è: c’è vita nella mia vita ora?

Da che cosa origina veramente questa paura?

Mi sembra che la paura origini e si manifesti in due correnti distinte.

Da un lato una paura cosciente che scaturisce dal non voler sperimentare dolore fisico, sofferenza emotiva originata dal sentimento di perdere i propri cari, la propria famiglia, i propri affetti, le proprie cose materiali.

Dalla constatazione quotidiana e persistente della perdita irrimediabile e progressiva della autonomia del proprio corpo fisico. Non poter più condurre la propria auto, non riuscire più a salire una rampa di scale, aver difficoltà a camminare, alzarsi dal proprio letto, portare il cibo alla propria bocca, dal senso profondo di solitudine e al tempo stesso di dipendenza dall’aiuto di altri. Il desiderio di mantenere la propria autonomia e la negazione del bisogno di dipendenza può spingere spesso gli individui a voler ostinatamente vivere da soli e rifiutare la convivenza assistenziale esponendosi a eventi traumatici le cui conseguenze accelerano il loro processo di declino.   

Ma questa è solo la punta dell’iceberg!!

Dall’altro lato c’è una paura inconscia, incontrollabile che scaturisce dal profondo. 

La paura dell’ignoto.

Ignoto è ciò che la mente non può conoscere, catalogare, incasellare nei suoi box e controllare.

E’ un paura della quale non si ha consapevolezza a meno che non venga deliberatamente portata attenzione su di essa.

E’ la paura di una forza distruttrice, catastrofica, annientatrice di tutto quello che la mente ha costruito e sulla quale essa non può aver nessun controllo perché non sappiamo quando, come e dove la morte ci raggiungerà. Per essa quindi vuol dire la fine di tutto.

Ma è vero?

E’ vero se pensiamo di essere solo il nostro corpo fisico o che esso ci appartenga. Anche il solo vederlo cambiare ed invecchiare può spaventare.

Ecco allora la corsa a rimanere giovani nel corpo fisico il più possibile. Fitness, corsa, sport, massaggi, trattamenti estetici fino ad arrivare alla modificazione del proprio aspetto fisico per mezzo della chirurgia per non invecchiare.

Ho passato gran parte della mia vita facendo sport di tutti i tipi, preparazione atletica agonistica, diete e attenzione al cibo più o meno continua con una maniacalità ossessiva spinto da questa emozione di paura. 

Ho fuggito la vecchiaia e la morte con pervicacia evitando di entrare in un ospedale anche solo per visitare una persona malata.

Pensavo che la morte mi avrebbe raggiunto quando sarei stato vecchio. Collocavo questo evento lontano da me nel tempo per farlo diventare rassicurante. Non devo pensarci proprio ora, ho una vita davanti!!!

Ma è vero? 

NO

Perché parlare della morte?

La morte è uno dei due eventi certi della nostra vita terrena. Per venire su questa Terra dobbiamo nascere, per lasciarla dobbiamo morire.

La gestazione è il tempo necessario affinché la Coscienza possa comprimersi per riuscire ad indossare una struttura fisica, una struttura emozionale, una struttura mentale denominate veicoli inferiori.

L’agonia è il tempo necessario affinché la Coscienza possa espandersi di nuovo e lasciare questi veicoli inferiori.

Intorno a questi due eventi certi di tutta la nostra vita su questa terra sembra che aleggi un alone di grande mistero. Forse perché non si può fare una “esperienza” della nascita e della morte. Con esperienza intendo una conoscenza diretta acquisita attraverso i sensi, l’osservazione, l’uso e la pratica ripetuta di una determinata sfera della realtà.

La nascita e la morte si conoscono, sì, direttamente ma non ci è data la possibilità di farne pratica. Di fatto sono due eventi irripetibili nell’arco di una sola esistenza.

Anche se esiste una eccezione a questa regola!

Esistono infatti degli esseri umani che muoiono temporaneamente e successivamente ritornano in vita. Questi casi vengono in genere definiti “esperienze” di pre-morte. Esistono testimonianze, di parecchi di coloro che sono tornati in vita, che hanno potuto descrivere cosa è successo loro quando sono morti e non solo……..

Li considero dei pionieri mandati in avanscoperta su un territorio sconosciuto e ritenuto ostile che tracciano per tutti noi una mappa piuttosto dettagliata di questo territorio. I racconti e le rilevazioni ottenute da ciascuno di loro si ripetono e aderiscono con una precisione e un dettaglio sorprendenti.

Questa mappa, e non solo, desidero condividere nella speranza che produca anche in voi le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti che ha suscitato in me.