Le Energie sottili

“Il Supremo forgiò l’uomo con l’argilla e lo mise in piedi.

Ma cadeva.

Ritentò di nuovo, ma cadeva.

Per sostenerlo soffiò il suo alito dentro di lui.

Allora prese Vita e sostentamento.

Egli è sempre dentro di noi.

È il Testimone, l’Osservatore.

Per raggiungerlo bisogna indietreggiare.”

Questo riadattamento di una favola indiana apre il mondo delle Energie Sottili.

Misconosciute per lo più nella terrestrità.

Sono la manifestazione del Supremo in noi, il collegamento con il Superiore.

Scorrono accanto al nostro corpo fisico con percorsi ben definiti e una fisiologia che le tradizioni millenarie della medicina cinese, della medicina tibetana, dello yoga indiano, dell’induismo hanno studiato nei recessi più reconditi.

L’energia sottile che scorre in questa rete è definita prana, pneuma, lung, respiro divino, essenza primordiale.

Secondo la tradizione autoctona bon tibetana (che si fa risalire a circa 18000 anni orsono e quindi ben più precedente alla venuta del Buddha Sakyamuni) questa rete è composta di 72000 canali aventi origine da tre canali principali.

Canale centrale: davanti alla spina dorsale contenente energia neutra, residenza di uno dei tre veleni della tradizione buddistica ossia attaccamento.

Canale rosso: nelle donne sale a destra del canale centrale, negli uomini a sinistra, portatore di energia calda, solare, femminile, collegata al sangue. Sede del veleno dell’avversione. Forma il chakra del cuore.

Canale bianco: nelle donne a sinistra del canale centrale, negli uomini a destra, portatore di energia fredda, lenta, lunare, maschile. Sede del veleno dell’ignoranza, forma il chakra della corona.

L’energia che scorre in questi canali si raggruppa in centri chiamati ruote o chakra o khorlo. Le ruote hanno petali da cui si dipartono una serie di canali.

Se le ruote e i canali sono sgombri l’energia scorre senza ostacoli e godiamo di buona salute fisica e mentale.

Tutto questo apparato viene gestito dalla mente.

Qualsiasi perturbazione di questo sistema produce dei blocchi energetici che, con la loro permanenza e non risoluzione, porta alla malattia.

Si può dire quindi che la manifestazione fisica della malattia è sempre correlata ad una interferenza nella circolazione della energia sottile.

La tradizione bon descrive tutti i fenomeni manifestati sulla terra come combinazione di cinque Elementi in diverse proporzioni.

Essi sono Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Spazio.

Terra: forma il tessuto muscolare e osseo, denti, cartilagine, incarna pesantezza e densità.

Acqua: regola i liquidi nel corpo sangue, linfa, sudore, urina, fluido riproduttivo. Incarna fluidificazione e lubrificazione.

Fuoco: regola digestione, maturazione degli organi e dei tessuti, temperatura. Incarna mobilità leggerezza, chiarezza mentale.

Aria: regola espansione e contrazione, dinamicità degli spermatozoi, respiro. Incarna polmoni, colon, pelle.

Spazio: regola il vuoto all’interno del nostro organismo, il vuoto negli elementi cellulari, gli organi cavi come utero, stomaco, intestino, vescica.

La dissoluzione delle energie sottili farà da guida al processo di dissoluzione del nostro corpo fisico.

Ossia il riassorbimento (inteso come dissoluzione) di queste energie avverrà in una sequenza che va dal più grossolano (Terra) via via al più sottile.

Queste fasi sono accompagnate da segni esteriori visibili che possono aiutare chi sta accompagnando a informarlo sulle percezioni che chi sta passando stavivendo.

Terra: dimagrimento del corpo, assottigliarsi degli arti, restringersi della figura corporea; non si sta più eretti, pesantezza nell’alzare le braccia, occhi che si girano all’indietro, sensazione di sprofondare nel letto, la vista si offusca, incapacità di riconoscere chi sta accanto.

Acqua: in una prima fase i liquidi del corpo sono abbondanti (saliva, sudore, urina, sangue, muco) poi una volta eliminati grande secchezza, l’udito si ritrae non si riescono a sentire i suoni esterni e interni.

Fuoco: secchezza del naso e bocca, febbre, miglioramento della morte ossia ritorno di energia momentaneo seguito da raffreddamento del corpo, scompare l’olfatto e non si sentono più gli odori.

Aria: immobilità del corpo fisico, mutamento del ritmo del respiro, ispirazioni sempre più deboli, espirazioni sempre più forti e lunghe, rantolo, apnee sempre più lunghe, coma, il gusto si ritrae, la lingua si ispessisce e diventa blu poi scompare anche il tatto.

In questo processo le energie sottili si ritirano dai canali secondari, poi dai canali principali, rimangono via via concentrate nei canali rosso e bianco e poi nel canale centrale. Con la cessazione delle funzioni vitali del corpo fisico esse rimarranno solo nel canale centrale e usciranno da lì da un punto specifico a seconda del grado di consapevolezza di colui che sta sperimentando il passaggio: addome per chi ha vissuto con una aderenza alla terrestrità, cuore per chi ha sviluppato in vita questa attitudine, corona per chi si è illuminato o è sulla via di farlo.

Espansione della Vita

Questo termine si presta ad una molteplicità di interpretazioni.

Può essere inteso nel senso di espansione della vita materiale, accumulando cose e denaro quanto più è possibile.

Può essere espansione della vita sociale, collezionando un numero sempre crescente di relazioni sociali che ci diano l’illusione di sentirci amati.

Come anche espansione della vita fisica, adottando tutte le cautele, gli strumenti e le nozioni mediche nel tentativo di non invecchiare e di poter prolungare la nostra vita fisica.

Ho potuto sperimentare di persona che si può trascorrere grande parte, se non tutta, un’esistenza, girando intorno su questa giostra. 

Ci si può espandere, questo sì, ma solo sul piano orizzontale appesantendoci via via sempre di più a causa di tutto quello che abbiamo scelto di portarci dietro, dimenticando che esso rimarrà necessariamente in questa vita.

Basta guardare il bagagliaio di qualcuno che decida di partire per una vacanza per avere un’idea approssimativa del meccanismo mentale in cui siamo immersi.

Non intendo dire che denaro, amici, cura di sé vadano abbandonati per vivere una vita da eremita in preghiera. 

Alleggerire il peso vuol dire, per me, cercare di vivere utilizzando quello che ci viene messo a disposizione senza appesantirlo con emozioni che generino attaccamento o repulsione, sentimenti a bassa vibrazione: rabbia, paura, noia, gelosia, risentimento, odio, rimuginazione….. 

Ma questo per la mia esperienza non ha niente a che vedere con il movimento di espansione della Vita dello Spirito. 

Esso chiede di raggiungere quei luoghi, dai quali proviene, per riflettere quella Luce nella nostra vita quotidiana. 

Quei luoghi non fanno parte di questa vita terrena e per arrivare in quella prossimità dobbiamo salire.

Come uno scalatore di montagna.

Come uno scalatore di montagna bisogna utilizzare una serie di strumenti che ci consentano di poter salire con una certa sicurezza (chiodi, corde, piccozze, ramponi) evitando di cadere, creando e utilizzando, nella fattispecie, delle attitudini che ci colleghino allo Spirito…

Come uno scalatore di montagna bisogna allenare il proprio corpo a stare in una dimensione inconsueta e muoversi in uno spazio diverso dove la gravità lo chiama verso la Terra, ma la spinta è verso il Cielo.

Ho sempre avuto amore per la montagna, sfortunatamente in passato non mi era possibile arrivare sulla vetta in quanto soffrivo di vertigini. I passaggi a strapiombo ma soprattutto l’approssimarsi della cima mi davano dei forti giramenti di testa, tanto che, spesso, ero costretto a ridiscendere prima di essere arrivato.

Ora, invece, anelo salire per gustare lo spettacolo intorno a me, sedermi sulla cima e riposare insieme alle propaggini delle Potenze Celesti che abitano quei luoghi, al cospetto del Cielo e del Sole.

Stare lassù mi fa sentire come se mi allontanassi dal mio corpo fisico, leggero per la rarefazione dell’aria, sempre più attento e presente e sempre più vicino al Superconscio.

Ma per arrivare su, sempre più su bisogna prima scendere nelle profondità come una sirena pescatrice di perle. 

Nella baia di Toba, sull’isola di Honshu in Giappone, da 2000 anni esistono le Ama

In questa lingua Ama vuol dire donne del mare e in effetti sono donne che dedicano la loro vita alla pesca in profondità. 

Si immergono senza nessuna attrezzatura subacquea. Dopo aver preparato i polmoni con ispirazioni profonde di circa 5 o 10 secondi, effettuano un’ultima inspirazione senza riempire completamente i polmoni.

Trascinate da una zavorra di 15 kg riescono a raggiungere i 30 metri di profondità dove, sembra, possano rimanere anche 20 minuti. 

Anticamente si immergevano completamente nude con solo un perizoma chiamato Fundoshi ma ora hanno un Isogi, una veste di lino bianco che le copre completamente.

Sono chiamate sirene perché quando risalgono in superficie emettono una serie di fischi che sono assimilabili a quelli dei delfini, il cui suono veniva anticamente scambiato per quello delle sirene. 

Essere una donna-sirena è, per loro, motivo di fierezza.

Come un Ama dobbiamo scendere nelle profondità di noi stessi, immergerci nel nostro Subconscio per cercare le nostre perle.

Le perle si formano quando un corpo estraneo rimane nella cavità della conchiglia. Esso viene allora ricoperto da strati successivi di madreperla allo scopo di difendere i tessuti dell’animale dall’irritazione.

Similmente dentro di noi, a seguito di eventi che vengono percepiti come traumatici e generatori di emozioni reattive intense, la nostra Personalità copre queste emozioni reattive per impedire di sentire quella sofferenza. 

Come un Ama, pazientemente e coraggiosamente, dobbiamo andare lì giù per riportare in coscienza e liberare dalla madreperla quella sofferenza.

Quello che noi consideriamo come una pietra preziosa, in realtà, non è che un tumore con cui la nostra energia emozionale viene coperta e questa stessa energia, se non trova una via di liberazione, si approfondirà necessariamente nel fisico. 

Ci vuole il coraggio di un Ama per andare fin laggiù e spesso, per la mia personale esperienza, quello che ho visto di me mi ha lasciato in un primo momento senza fiato ed attonito.

Il viaggio di espansione della Vita dello Spirito va per linee verticali e tanto si scende e tanto si sale!

Sono fiero di essere una pescatrice di perle come sono fiero di essere uno scalatore di montagna.