Questo termine si presta ad una molteplicità di interpretazioni.
Può essere inteso nel senso di espansione della vita materiale, accumulando cose e denaro quanto più è possibile.
Può essere espansione della vita sociale, collezionando un numero sempre crescente di relazioni sociali che ci diano l’illusione di sentirci amati.
Come anche espansione della vita fisica, adottando tutte le cautele, gli strumenti e le nozioni mediche nel tentativo di non invecchiare e di poter prolungare la nostra vita fisica.
Ho potuto sperimentare di persona che si può trascorrere grande parte, se non tutta, un’esistenza, girando intorno su questa giostra.
Ci si può espandere, questo sì, ma solo sul piano orizzontale appesantendoci via via sempre di più a causa di tutto quello che abbiamo scelto di portarci dietro, dimenticando che esso rimarrà necessariamente in questa vita.
Basta guardare il bagagliaio di qualcuno che decida di partire per una vacanza per avere un’idea approssimativa del meccanismo mentale in cui siamo immersi.
Non intendo dire che denaro, amici, cura di sé vadano abbandonati per vivere una vita da eremita in preghiera.
Alleggerire il peso vuol dire, per me, cercare di vivere utilizzando quello che ci viene messo a disposizione senza appesantirlo con emozioni che generino attaccamento o repulsione, sentimenti a bassa vibrazione: rabbia, paura, noia, gelosia, risentimento, odio, rimuginazione…..
Ma questo per la mia esperienza non ha niente a che vedere con il movimento di espansione della Vita dello Spirito.
Esso chiede di raggiungere quei luoghi, dai quali proviene, per riflettere quella Luce nella nostra vita quotidiana.
Quei luoghi non fanno parte di questa vita terrena e per arrivare in quella prossimità dobbiamo salire.
Come uno scalatore di montagna.
Come uno scalatore di montagna bisogna utilizzare una serie di strumenti che ci consentano di poter salire con una certa sicurezza (chiodi, corde, piccozze, ramponi) evitando di cadere, creando e utilizzando, nella fattispecie, delle attitudini che ci colleghino allo Spirito…
Come uno scalatore di montagna bisogna allenare il proprio corpo a stare in una dimensione inconsueta e muoversi in uno spazio diverso dove la gravità lo chiama verso la Terra, ma la spinta è verso il Cielo.
Ho sempre avuto amore per la montagna, sfortunatamente in passato non mi era possibile arrivare sulla vetta in quanto soffrivo di vertigini. I passaggi a strapiombo ma soprattutto l’approssimarsi della cima mi davano dei forti giramenti di testa, tanto che, spesso, ero costretto a ridiscendere prima di essere arrivato.
Ora, invece, anelo salire per gustare lo spettacolo intorno a me, sedermi sulla cima e riposare insieme alle propaggini delle Potenze Celesti che abitano quei luoghi, al cospetto del Cielo e del Sole.
Stare lassù mi fa sentire come se mi allontanassi dal mio corpo fisico, leggero per la rarefazione dell’aria, sempre più attento e presente e sempre più vicino al Superconscio.
Ma per arrivare su, sempre più su bisogna prima scendere nelle profondità come una sirena pescatrice di perle.
Nella baia di Toba, sull’isola di Honshu in Giappone, da 2000 anni esistono le Ama.
In questa lingua Ama vuol dire donne del mare e in effetti sono donne che dedicano la loro vita alla pesca in profondità.
Si immergono senza nessuna attrezzatura subacquea. Dopo aver preparato i polmoni con ispirazioni profonde di circa 5 o 10 secondi, effettuano un’ultima inspirazione senza riempire completamente i polmoni.
Trascinate da una zavorra di 15 kg riescono a raggiungere i 30 metri di profondità dove, sembra, possano rimanere anche 20 minuti.
Anticamente si immergevano completamente nude con solo un perizoma chiamato Fundoshi ma ora hanno un Isogi, una veste di lino bianco che le copre completamente.
Sono chiamate sirene perché quando risalgono in superficie emettono una serie di fischi che sono assimilabili a quelli dei delfini, il cui suono veniva anticamente scambiato per quello delle sirene.
Essere una donna-sirena è, per loro, motivo di fierezza.
Come un Ama dobbiamo scendere nelle profondità di noi stessi, immergerci nel nostro Subconscio per cercare le nostre perle.
Le perle si formano quando un corpo estraneo rimane nella cavità della conchiglia. Esso viene allora ricoperto da strati successivi di madreperla allo scopo di difendere i tessuti dell’animale dall’irritazione.
Similmente dentro di noi, a seguito di eventi che vengono percepiti come traumatici e generatori di emozioni reattive intense, la nostra Personalità copre queste emozioni reattive per impedire di sentire quella sofferenza.
Come un Ama, pazientemente e coraggiosamente, dobbiamo andare lì giù per riportare in coscienza e liberare dalla madreperla quella sofferenza.
Quello che noi consideriamo come una pietra preziosa, in realtà, non è che un tumore con cui la nostra energia emozionale viene coperta e questa stessa energia, se non trova una via di liberazione, si approfondirà necessariamente nel fisico.
Ci vuole il coraggio di un Ama per andare fin laggiù e spesso, per la mia personale esperienza, quello che ho visto di me mi ha lasciato in un primo momento senza fiato ed attonito.
Il viaggio di espansione della Vita dello Spirito va per linee verticali e tanto si scende e tanto si sale!
Sono fiero di essere una pescatrice di perle come sono fiero di essere uno scalatore di montagna.
